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‘Comitato Ponte Subito’: petizione online

‘Comitato Ponte Subito’: petizione online
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Da alcuni giorni, a iniziativa del ‘Comitato Ponte Subito’, circola sul web una petizione sul Ponte, per chiedere a Matteo Renzi, a Laura Boldrini e a Pietro Grasso, nelle loro rispettive responsabilità, di lavorare per “Ripristinate l'appalto del Ponte sullo Stretto la cui gara è stata regolarmente vinta da una cordata di Imprese internazionali, con General Contractor Eurolink, evitando anche la pesantissima penale” (si parla di almeno 1 miliardo e 300 milioni di euro che si aggiungerebbe al discredito internazionale che la cancellazione della gara ha provocato al nostro Paese).

Come ci si ricorderà la vicenda fu gestita da Mario Monti, il ‘più tedesco degli italiani’ come ama definirsi, che da Presidente del Consiglio eseguiva i ‘compiti a casa’, verosimilmente fatti sotto dettatura mitteleuropea. E per evitare di addossarsi la responsabilità erariale di quel che stava facendo, pretese che la norma fosse inserita nella finanziaria, in discussione al Parlamento, e in procinto d’essere votata. Molto avveduto il nostro professore bocconiano che ha pensato bene di guardarsi le spalle onde evitare di finire destinatario unico degli strali della Corte dei Conti.

Salvato così il proprio patrimonio, il nostro Magnifico Rettore non si è curato che stava facendo perdere la faccia a due personaggi, il Ministro Corrado Passera e il suo Vice Mario Ciaccia (due banchieri specializzati in finanziamenti di grandi opere) che, imbarcati nel Governo con il preciso scopo di gestire la realizzazione del Ponte di Messina, li ha fatti piegare ai voleri dell’Europa che conta preoccupata di creare ‘fastidi’ al proprio sistema portuale. Si mormora che ora si siano pentiti di ciò che hanno provocato ma non hanno ancora il coraggio di sostenerlo pubblicamente facendo ammenda e aiutando Renzi a comprendere il problema per poter decidere di conseguenza.

E il problema non è solo la penale, che è come buttare soldi per foraggiare stuoli di avvocati, quando la Salini Impregilo ha fatto sapere che farebbe a meno di quei soldi se si ripartisse con il progetto (vero gioiello dell’ingegneria nazionale e internazionale), ma non è neanche il solo discredito sull’affidabilità dell’Italia che sarebbe immediatamente spazzato via con la ripresa dei lavori. Il problema vero, però, è il non volere cogliere l’occasione d’oro che la situazione fornisce al Paese per uscire dalla crisi, avviare la ripresa e abbattere il gap Sud-Nord.

Il Ponte, (necessario sottolinearlo per la presenza di una voluta disinformazione della pubblica opinione), è l’anello indispensabile per realizzare un’Alta Velocità che serva non solo al Mezzogiorno per uscire dall’isolamento in cui si trova, ma anche all’Italia per sfruttare al massimo il flusso merci che in container transita nel ‘Mare Nostrum’. Per realizzarlo c’è tanto bisogno di ferro che si supererebbe, in un sol colpo, la crisi che ha debilitato Terni e le altre sedi di produzione, ma c’è tanto bisogno di infrastrutture ferroviarie a Sud di Salerno verso Reggio Calabria e la Sicilia, e a Nord di Roma verso Bologna per adeguare le gallerie non in grado oggi di poter far transitare treni container, magari con linea dedicata solo al trasporto merci.

Non sarebbe di intralcio neanche l’antiquato pretesto della mancanza di soldi pubblici da destinare all’infrastruttura. Il Ponte può essere finanziato con il reperimento dei fondi sul mercato internazionale dei capitali (la Cina sta finanziando tante opere in Africa e anche nella vicina Grecia) lanciando un project financing per coprire il 100% dell’investimento. Le complementari opere a terra possono essere realizzate dalla stessa cordata vincitrice dell’appalto dell’imponente infrastruttura trasformando questo ultimo costo in credito d’imposta. Dire no a tutto questo significa voler continuare ad essere ciechi e continuare a massacrare il Sud e l’intero Paese.

L’obiettivo, con la raccolta delle firme sotto la petizione, è quello di stimolare l’attenzione di chi oggi ha nelle mani il destino dell’Italia offrendogli un ipotesi di intervento senza il solito piagnisteo meridionale.

Giovanni ALVARO, Cosimo INFERRERA, Bruno SERGI