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RC. Forza Italia su accorpamento assemblee legislative regionali

RC. Forza Italia su accorpamento assemblee legislative regionali
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“Fuori luogo ed improponibile l'idea, avanzata in questi giorni dal Partito Democratico, di rivisitare scelte strategiche e di principio sull'assetto territoriale dei poteri e dei centri di decisione in Calabria, assunte ben 40 anni orsono, esito di un percorso condiviso e di un dialogo che hanno avuto il merito di sanare antichi contrasti e di superare storiche divisioni”.

E’ quanto afferma il gruppo consiliare Forza Italia in seno al Consiglio Comunale di Reggio Calabria, attraverso il suo capogruppo Demetrio Marino.

“Forza Italia evidenzia la presa di posizione del Pd che con i suoi esponenti anche reggini, ha inaugurato la nuova legislatura annunciando di voler cambiare la storia a colpi di maggioranza in omaggio ad una fantomatica spending review. Una posizione che sconfessa quanto avviene in tutte le Regioni d’Italia dove le Assemblee legislative hanno autonomia contabile e finanziaria. Spiace che la proposta venga fatta propria anche da rappresentanti del Pd reggino. E non per sterili o strumentali ragioni di campanilismo che non ci appartengono culturalmente. Ma per un ragionamento plausibile. Non è con l’accorpamento dei centri decisionali della Regione, infatti, che si afferma il regionalismo. Piuttosto, la nuova classe dirigente dovrebbe interrogarsi su come riempire di contenuti un progetto di autogoverno ed autonomia territoriale, riformulando interventi che recuperino atavici ritardi rispetto a negligenze e miopie politiche, senza distinzione di sorta”.

“Riproporre oggi una questione che appartiene ormai alla storia e consolidata nel tempo - prosegue Demetrio Marino - significa soltanto voler riaprire dolorose ferite e lacerazioni frutto di scontri fratricidi consumati sulla pelle dei calabresi e rimossi da una comunità che ha già da tempo intrapreso un cammino di unità e coesione, nel segno dei nobili principi a cui si richiama il regionalismo. Irragionevole dunque, l'idea di 'muovere i primi passi', ispirandoli ad un impegno di cambiamento che percorre binari sbagliati, quelli di una spending review dissennata, condotta in spregio alla storia della nostra regione. Quello che si vorrebbe rimetterebbe in discussione è l'assetto istituzionale, esito di una battaglia di valori che ha consapevolmente tracciato una precisa linea politica, raggiungendo un risultato di equità ed equilibrio con la decisione dell'allora Primo Ministro Colombo di stabilire il capoluogo a Catanzaro e la sede dell’Assemblea legislativa a Reggio Calabria.
Decisione questa - come ha ribadito più volte nella precedente legislatura il Vicepresidente del Consiglio regionale Alessandro Nicolò - valida nella legittimità e nel merito, frutto di ponderate valutazioni e di un'attenta analisi politica e sociale peraltro consegnata all'art. 2 dello Statuto, legge fondamentale della Regione. Atto solenne dove sono consacrate tutte le norme più importanti, le cosiddette regole di principio, come tali soggette ad un procedimento di approvazione rafforzato. Sull’argomento di pregnante rilevanza, l’on. Nicolò ha condotto in passato significative battaglie atte a sgomberare il campo da nuovi pericolose tentazioni.
Secondo Marino, invocare la spending review è un alibi, perché il vero risparmio, - risiede in scelte autorevoli e coraggiose sulle questioni reali, misurandosi su progetti credibili e possibili di rinnovamento, in grado di contenere le spese di funzionamento istituzionale, valorizzando i settori economici in espansione. Agitare discussioni di questa natura è del tutto fazioso e fuorviante rispetto ai prioritari obiettivi che la politica tutta dovrebbe responsabilmente perseguire, nonché offensivo della dignità di un popolo.
Un atteggiamento paradossale - continua il presidente del gruppo consiliare di Fi - al quale ci opponiamo con forza, sicuri di interpretare i sentimenti dei cittadini calabresi. Numerosi negli anni i tentativi, molti andati a buon fine, di spoliazione del territorio reggino degli organigrammi gestionali dell'apparato pubblico. Malcelate operazioni di saccheggio che hanno interessato i principali presidi di giustizia e di cultura, non ultima la Soprintendenza ai Beni Culturali, le sedi distaccate dei Tar e l'Agenzia dei beni confiscati. In un momento delicato per la città dello Stretto che ha perso la sua dignità politica a causa dello scioglimento del Comune, una decisione del genere - stigmatizza Marino - avrebbe il sapore amaro di un ‘commissariamento della città’ che, al contrario, ambisce tenacemente a concretizzare il suo ambizioso e prestigioso progetto di Città Metropolitana, strettamente intrecciato allo status di sede del Parlamento regionale.
L'obiettivo del contenimento dei costi dunque va sì strenuamente perseguito, ma attaccando sperperi ed inefficienze, e mai mettendo in discussione scelte e principi che - conclude il capogruppo Marino - rischierebbero altrimenti - come è avvenuto per la soppressione delle Province - di innescare inevitabili contestazioni e procedimenti di illegittimità costituzionale”.