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ROSARNO. Ministro Martina: combattere forme nuove e vecchie di schiavitù in agricoltura

ROSARNO. Ministro Martina: combattere forme nuove e vecchie di schiavitù in agricoltura

"La Calabria e tutto il Meridione devono saper cogliere l’opportunità dei fondi europei per rinnovare il comparto agricolo e per riuscire ad aggregare i produttori. Mi aspetto un contributo molto forte e propositivo da una regione la cui economia e' molto incentrata sulle risorse agricole ed agroalimentari. Il futuro di questa regione parte proprio da qui. A cinque anni dalla rivolta di Rosarno, bisogna partire dalle misure rigorose contro il caporalato per combattere forme vecchie e nuove di schiavitu'".

Cosi' il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina a Rosarnodove ha partecipato all'incontro sul tema "Legalita', diritti, dignita'. Da Rosarno si puo'". All'iniziativa, organizzata da Fai, Flai e Uila, hanno partecipato diversi rappresentanti locali e nazionali del sindacato e del mondo dell'agricoltura, unitamente ad esponenti del governo calabrese.

Martina, per i prossimi cinque anni, ha auspicato "la realizzazione di una rete per il lavoro agricolo di qualita', in modo da favorire la certificazione delle imprese". Secondo il titolare del dicastero delle Politiche agricole "con queste innovazioni si creeranno gli strumenti per sviluppare al meglio la tracciabilita' del prodotto. Un tema - ha ribadito il ministro - su cui stiamo lavorando molto anche in vista della grandissima opportunita' offertaci da Expo 2015". Martina ha annunciato che, proprio in occasione dell'esposizione universale di Milano, "a marzo verra' organizzato un forum contro la contraffazione dei prodotti e per la legalita' del mercato agricolo". Al centro del dibattito della manifestazione rosarnese il lavoro nero in agricoltura, le misure concrete da mettere in atto contro le gravi forme di sfruttamento e di caporalato che purtroppo caratterizzano ancora il comparto agricolo, soprattutto ai danni dei lavoratori stranieri. Una situazione drammatica di cui la Piana di Gioia Tauro continua ad essere emblema negativo. Fai, Flai e Uila hanno sottolineano come la problematica dello sfruttamento e del sommerso nel lavoro agricolo, non sia ancora stata risolta. Nel 2011, e' stato introdotto nel codice penale l'articolo 603bis, secondo cui il reato di caporalato e' reato penale, ma la normativa vigente e' insufficiente. Secondo i sindacati "e' necessario intervenire sull'incrocio tra domanda e offerta di lavoro per bloccare all'origine la filiera dell'illegalita' e dello sfruttamento". Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti ha denunciato "l'intollerabile catena di sfruttamento che ancora opprime i lavoratori stagionali, impegnati nella piana gioiese". Obiettivo prioritario deve essere quello di garantire la legalita' "per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore - ha affermato Moncalvo - per cui si e' scelta con decisione la strada dell'attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune". Anche per Mario Guidi, coordinatore di Agrininsieme, e' necessario "un modello completamente rinnovato, efficiente e di qualita', che offra la possibilita' di 'convertire' emarginazione e sfruttamento malavitoso degli immigrati in opportunita' imprenditoriali di integrazione e di inclusione sociale, unitamente allo sviluppo qualitativo dell'intero comparto". Nel convegno di Rosarno si e' parlato di responsabilita' etica delle imprese rispetto a sicurezza e legalita' del lavoro, con particolare riguardo agli immigrati impiegati nel settore. E' stato evidenziato come le difficolta' strutturali dell' agricoltura locale ma anche la composizione farraginosa di una filiera sempre piu' articolata con la presenza di troppi soggetti terzi come commercianti, cooperative di servizio ed altro ancora, favoriscano l'ingerenza mafiosa. Snellire la filiera, agevolare un rapporto piu' diretto tra soggetti coinvolti, assicurare una informazione trasparente sui prodotti, questa la ricetta lanciata a Rosarno per sconfiggere il tristissimo fenomeno dell'irregolarita' lavorativa che da anni si consuma soprattutto sulla pelle degli stagionali immigrati. Queste le proposte per far decollare finalmente un comparto dalle mille potenzialita'.