Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Marra (M.A.A.) a sostegno della famiglia naturale

REGGIO. Marra (M.A.A.) a sostegno della famiglia naturale
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Leggo tante polemiche sull' approvazione all' unanimità del testo in materia di disposizioni normative a tutela della struttura della famiglia naturale, da parte dell' Amministrazione Comunale di Reggio Calabria . Non posso che fare i miei personali complimenti al Dr. Massimo Ripepi (F.I.) per aver presentato questa mozione a tutela della famiglia naturale ed anche alla sinistra che in fondo penso non voglia sottovalutare che la famiglia è una sola cioè quella che può procreare in modo naturale quindi tutto il resto è un susseguirsi di regole come le unioni civili per aver diritto alla pensione o ai beni di proprietà.
A tal proposito senza dare tanta importanza a quella parte di sinistra che ci chiama omofobi , razzisti e così via , voglio dare spazio ad un progetto “ Gioco del rispetto - pari e dispari -” al quale ha aderito il Comune di Trieste in quanto è finito nell'occhio del ciclone ;
lo stesso proposto ai bambini di 45 scuole dell’infanzia di Trieste e che mira, come si legge sull’opuscolo informativo, «a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significa essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale».
A far saltare sulla sedia alcuni genitori sono i giochi proposti nel progetto e alcune frasi riportate nelle schede di gioco contenute nel kit distribuito negli istituti che hanno aderito all’iniziativa e che forniscono alle insegnanti indicazioni su come svolgere i giochi stessi. Uno di questi prevede che la maestra, dopo aver fatto fare ai piccoli alunni un po’ di attività fisica, faccia notare che le sensazioni e le percezioni provate dai piccini sono uguali. «Per rinforzare questa sensazione - si legge nel manuale a disposizione delle insegnanti - i bambini/e possono esplorare i corpi dei loro compagni, ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro». «Ovviamente - si legge ancora - i bambini possono riconoscere che ci sono differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale». Le ideatrici del progetto rilevano quanto sia «importante confermare loro che maschi e femmine sono diversi in questo aspetto e nominare senza timore i genitali maschili e femminili» spiegando che tali differenze non condizionano il modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con altri. Tra i giochi proposti c’è pure quello del “Se fossi” durante il quale i bambini utilizzando dei costumi si travestono. «I bambini e le bambine - scrivono le schede informative - potranno indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati».
Un modo di giocare, quello proposto, per nulla gradito ad alcuni genitori che si sono rivolti ai coordinatori per chiedere spiegazioni. Tra loro alcuni padri e madri che prendono parte alle iniziative delle Sentinelle in Piedi.
«Ognuno di noi - sostengono i genitori che hanno sollevato il caso - ha scoperto da bambino a modo suo, a piccoli passi e in modo naturale, la differenza tra uomo e donna. Non si capisce per quale motivo e senza l’assenso dei genitori serva intervenire con dei giochi ad hoc addirittura in asilo». La questione del “Gioco del rispetto” ha trovato ampio spazio nelle ultime edizioni di Vita Nuova. «C’è il tentativo, occultato ma evidente, - scrive Silvio Brachetta sul settimanale della Diocesi di Trieste - non tanto di insegnare il rispetto tra le persone, ma d’indurre la nota “ideologia del gender”, che prevede l’assoluta libertà di scegliersi il sesso a capriccio». «A sfogliare, e a leggere, il libretto del “Gioco del rispetto”, c’è da restare allibiti - sostiene sempre sulle pagine del settimanale cattolico il padre di un piccolo alunno - Il progetto viene presentato con finta trasparenza ai genitori mediante generici avvisi affissi nelle bacheche che introducono il tutto parlando di “sensibilizzazione contro la violenza sulle donne”, come se un bambino di 4 o 5 anni potesse essere un mostro, un picchiatore o uno stupratore». Il genitore evidenzia pure come il progetto in questione non fosse stato inserito nel Pof, il Piano di offerta formativa.
Concludo, che con tutti i problemi che viviamo quotidianamente ( dalla sanità ai problemi strutturali nelle stesse scuole ) si pensi a stravolgere con dei progetti , la vita a dei bambini innocenti che oltretutto rischiano di avere successivamente dei problemi nella fase adolescenziale.
Il Presidente del M.A.A. Pietro Marra