Direttore: Aldo Varano    

CATANZARO. Il consigliere Celi: "ristabilire la verità sulla gestione del Comalca"

CATANZARO. Il consigliere Celi: "ristabilire la verità sulla gestione del Comalca"

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Ero già intervenuto, in qualità di componente della Commissione Patrimonio e Bilancio del Comune di Catanzaro, in merito al nuovo statuto approvato dall’assemblea straordinaria dei soci del Comalca il 9 febbraio 2015, per esternare tutta la mia riprovazione alle modifiche approvate che assegnano una assoluta preminenza al socio pubblico Camera di Commercio di Catanzaro nel Consiglio di amministrazione, potendo adesso contare su ben tre componenti di sua nomina sui cinque complessivi. Ho già fatto notare come la modifica, formalmente giustificata dalla posizione di maggioranza assoluta della Camera di Commercio che detiene il 50,66% delle quote azionarie, stride con il carattere paritario della partecipazione degli altri soggetti pubblici come è sempre stato. Parlo della Regione Calabria, che detiene attualmente il 27,28%, e il Comune di Catanzaro con il suo 19,65%. Ritorno sulla questione, stupito da quanto leggo nel verbale dell’Assemblea di febbraio, atto pubblico certificato con sigillo notarile. Riporto dal verbale: «Interviene il presidente della C.C. I. A.A. Paolo Abramo , il quale illustra brevemente ai presenti la storia del Comalca che ha visto, da dieci anni a questa parte, la sola Camera di Commercio come socio attivo impegnato nel rilancio dell’Ente». La storia, quantunque breve, proprio perché storia, deve essere obiettiva e veritiera. Poiché sono stato a capo del Cda del Comalca nell’ambito dei dieci anni citati dal presidente Abramo, e precisamente dal 2006 al 2010, eletto dall’Assemblea come componente indicato dalla Regione Calabria, ci tengo a ristabilire i fatti così come si sono succeduti e stabilizzati. All’atto del insediamento del Cda da me presieduto la situazione finanziaria e operativa del Comalca era disastrosa, con più di dodici milioni di euro di passività varie fondamentalmente riconducibili a rate di mutui scadute e non onorate verso la Banca Biis, pendenze verso la società di ingegneria Tecnimont gruppo Fiat, debiti vari per prestazioni professionali. Ancora, il turnover di cassa praticamente annullato dal mancato pagamento dei box da parte degli utilizzatori e una gestione dei servizi operativi e amministrativi molto discutibile, con in media 70 mila euro di spese mensili di cui solo 7.000 per compenso all’allora direttore. L’azione di risanamento operata, con il concorso e la solidarietà attiva di tutti i componenti societari pubblici e privati fu decisa e adeguata, anche con ripercussioni sulla tranquillità personale dal versante della sicurezza e dell’incolumità fisica. Si recuperarono i canoni scaduti con gli utilizzatori degli stand sino alla loro normalizzazione. Si addivenne alla stipula di un accordo con la Banca creditrice, previo abbattimento degli interessi di mora e rimodulazione del debito, previa cessione dei canoni di locazione concordati con la Protezione civile della Regione. Si sottoscrisse una transazione con Tecnimont per 3 milioni di euro a fronte di una richiesta iniziale di oltre 6 milioni, affrontata attraverso un aumento di capitale. Aumento, di cui tra l’altro si è avvantaggiata la stessa Camera di Commercio tanto che oggi detiene la maggioranza assoluta sia pure di poco, così avvenuto: dal 2006 in poi la Regione ha versato circa 1 milione di euro, il Comune 598.400, e la Camera di Commercio tra il 2009 e il 2010 2 milioni 600 mila euro.Insomma, tutto si può dire della gestione degli anni tra il 2006 e il 2010, meno che la Camera sia stata l’unica a impegnarsi attivamente nella correzione dello stato finanziario e operativo del Comalca. Vero è che i tre soci pubblici hanno operato concordemente verso la buona riuscita del piano di cui occorre ringraziare anche l’attenzione prestata dall’allora presidente della Regione Agazio Loiero e, attraverso gli organi statutari, dal Cda dell’Ente da me presieduto e dal collegio sindacale guidato da Mario Antonini.Certo è che le modifiche statutarie intervenute nello stesso periodo hanno sempre mantenuto inalterati i diritti dei soci al di là delle quote di partecipazione. Su questo punto, continuerò a esercitare la pressione politica che mi compete quale consigliere comunale e componente della Commissione permanente Patrimonio e Bilancio. Comune e Regione devono trovare posto nel Cda del Comalca fino a quando, naturalmente, saranno nell’organigramma societario. Ma tutto deve essere discusso per la parte comunale pubblicamente, in Commissione, in Consiglio, con la partecipazione del rappresentante del Comune nel CdA e dell’assessore delegato. Valutando anche lo stato dell’arte dei risultati operativi e degli equilibri finanziari, nell’interesse delle istituzioni e degli operatori. Naturalmente, altrettanto mi attendo venga posto in essere dall’altra componente pubblica, ovvero la Regione Calabria.