Direttore: Aldo Varano    

Manifestazione per l'Area dello Stretto, CGIL: "l'area sia patrimonio italiano"

Manifestazione per l'Area dello Stretto, CGIL: "l'area sia patrimonio italiano"
 

Si è tenuta oggi una manifestazione per l’Area dello Stretto, sulla sponda siciliana, promossa dalle OO.SS. territoriali, per far sentire la propria voce nei confronti di un Governo nazionale che non è in grado di tradurre in azioni concrete tutto quello che, massicciamente, continua a sbandierare attraverso tutti i mass-media.Tante sono le vicende che si potrebbero portare all’attenzione…In questa nota, la CGIL Rc-Locri intende proporre una disamina oggettiva su quanto accade e continua ad accadere rispetto alle problematiche dello Stretto, in particolar modo sul versante della mobilità alla luce degli attuali provvedimenti governativi, proprio in vista di tale iniziativa sindacale a Messina. Area dello Stretto che dovrebbe essere considerata un fattore d’integrazione sinergica fra il resto del Paese e l’Europa (Reti TEN) e con l’ambizione di poter essere un ponte, di possibili sperimentazioni, con tutti i Paesi del Mediterraneo, per tentare di costruire opportunità diverse nell’ottica di una contaminazione, per avere una “Speranza” per un mare che continua a essere un crocevia di disperazione senza fine e dove l’integralismo cerca, con il Terrore, di bloccare qualsiasi possibilità d’innovazione e democrazia. La CGIL non è interessata ai clamori degli scandali su cui troppi si buttano a capofitto; al contrario, da sempre, e in tutti i livelli della propria organizzazione, ha prodotto precisi dossier, elaborato proposte e presentato complesse denunce per far emergere la potenza economica di un “Sistema” che, attraverso la legge Obiettivo, legato alle Grandi Opere, ci consegna un’Italia sempre più povera e maggiormente divisa. Un Paese - che grazie al meccanismo degli appalti - è stato “Etodiretto” lasciando sempre in piedi e senza prospettive qualsiasi possibilità di superamento della Questione Meridionale. Proprio a tal proposito, alcuni dati di partenza sono chiaramente indicativi di scelte governative, dove l’intero Sud viene cancellato su un dato fondamentale, che non è solo economico, quando parliamo di infrastrutture. Infatti, se facciamo partire il nostro ragionamento dal Piano Europeo di Junker, viene subito agli occhi come lo Stretto, per iniziativa Governativa, non venga per niente citato, malgrado si presentino 71 Interventi sui quali il Governo Italiano chiede il finanziamento dell’Unione Europea. Per essere ancora di più espliciti, su una prima trance di 12 Miliardi di Euro non esiste niente per le città delle due sponde.  Stiamo parlando di 71 Progetti: 32 progetti riguardano il trasporto ferroviario, 15 il Trasporto marittimo, 9 le strade e 3 il comparto aereo. Per l’Area dello Stretto, ripetiamo… niente…Anche per questi motivi riteniamo che l’attuale scandalo sugli appalti dovrà uscire dalla limitata, seppur grandissima, cerchia degli interessi che si muovono, per avere una connotazione di “Scelta Politica” dove far confluire anche la pianificazione e la programmazione che mai corrispondono alle opere che vanno in esecuzione. Tutto questo avviene in un Paese come il nostro che presenta, già in partenza, uno svantaggio negativo rispetto ai Paesi più avanzati di oltre il 15% da imputarsi alla realtà meridionale. Ci chiediamo quindi in che Paese viviamo, dove c’è una parte territorialmente definita in cui occorre spendere e far confluire sempre risorse; e c’è un’altra parte che continua a rimanere come appendice  o peggio ancora come terra di conquista, in tutti i sensi. Per ritornare dentro la concretezza dei fatti, rispetto a queste impostazioni appena citate, basterebbe mettere in esecuzione iniziative progettuali “Mirate” per creare quelle condizioni strutturali indispensabili rispetto a qualsiasi ipotesi di sviluppo.A tal proposito, suggeriamo che punto di partenza sia quello di proporre l’Area dello Stretto quale Patrimonio dell’UNESCO, da utilizzare come grimaldello per tentare di aprire le tante porte chiuse ermeticamente. L’altra opportunità è l’acquisizione e l’individuazione di percorsi virtuosi e sinergici, nella prospettiva di un’Area dello Stretto integrata, sfruttando anche la nuova opportunità legata alla costituenda Città metropolitana, dove si possano creare condizioni, anche fiscali, per attrarre investimenti e occasioni rispetto alle realtà culturali, storiche, ambientali (solo per citare alcuni capisaldi). Quanto scoperto dalla Magistratura - rispetto a un periodo di oltre 10 anni della storia del nostro paese contraddistinto dalle cosiddette “Opere Strategiche” dilatate nel numero attraverso un ben oliato sistema su quelle da eseguire - ci consegna una realtà in cui, nonostante le opportunità offerte dai Fondi Europei, esiste una disattenzione verso il Sud con l’assenza dell’Alta Velocità da Battipaglia a Palermo, della ferrovia Ionica da Bari a Reggio Calabria, per non parlare dell’intera realtà infrastrutturale del Mezzogiorno: restano semplici chimere, sempre buone per qualsiasi… campagna elettorale. Al contrario noi vogliamo riempire di contenuti l’Area dello Stretto allargando le prerogative sia sulla costa siciliana sia calabrese, dove, solo per esempio, la portualità commerciale, turistica, di merci e di persone, sia direttamente connessa e in rete con l’intera realtà infrastrutturale per costituire una grande e naturale piattaforma Logistica del Mediterraneo in cui far confluire le eccellenze presenti, in primis il porto di Gioia Tauro da far andare ben oltre il transhipment. Stiamo parlando di una grande Area, dove ricomporre un agglomerato economico oltre che geografico, capace - attraverso strumentazioni fiscali di vantaggio - di diventare un Polo attrattivo di investimenti. Un’iniziativa del genere che la CGIL propone dal basso, attraverso il coinvolgimento di tutte le forze sociali e con una convinta partecipazione popolare, potrà scardinare determinate scelte che si compiono. Fin da subito chiediamo una forte condivisione anche a tutte le forze politiche e alle Istituzioni del territorio, affinché si esca dalla logica del “particolare” per tendere verso uno sviluppo sempre sognato, ma mai avviato. Sappiamo che questa impostazione richiederà un impegno straordinario, però siamo certi che è l’unica strada in grado di poter pretendere una precisa interlocuzione con il Governo nazionale e con la stessa Comunità Europea. E’ una battaglia di civiltà su cui chiediamo la più larga condivisione, ognuno per i propri ruoli di responsabilità e di rappresentanza. La CGIL sta dentro questa  iniziativa, sta agli altri soggetti farsi avanti e dire…. Ci siamo!