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REGGIO. Alla "Dante Alighieri" lectio magistralis di Luca Serianni

REGGIO. Alla "Dante Alighieri" lectio magistralis di Luca Serianni
 

Venerdì scorso l’Università per stranieri ha ospitato il primo di una serie di incontri organizzati dal Comitato “Dante Alighieri” di Reggio Calabria  in occasione del 750° anniversario della nascita di Dante. Ad aprire le iniziative è stata una lectio magistralis di Luca Serianni, uno dei più illustri linguisti italiani, vicepresidente della “Società Dante Alighieri” e responsabile del Polo Linceo della Calabria. Serianni, che è stato introdotto dal Presidente della Dante locale Pino Bova, recitando e commentando passi noti e meno noti della Commedia, ha mostrato ai numerosi presenti come si possa passare da una lettura “per obbligo” del testo dantesco a una lettura “per piacere”; al tempo stesso, tuttavia, ha messo in guardia dalla ricerca di suggestioni e significati estranei alle intenzioni del poeta. La lectio è iniziata proprio con un richiamo al rigore filologico: in modo apparentemente paradossale, Serianni ha affermato che non esiste una lingua di Dante; il poeta, infatti, non ci ha lasciato autografi, ed è dunque possibile considerare sicuramente dantesche solo le forme che compaiono in rima. Una corretta interpretazione del testo della Commedia è suggerita dal linguista anche per quanto riguarda l’alternanza tra i registri stilistici: l’adozione di uno stile elevato in certi contesti e di uno stile comico-realistico (che si spinge fino al ricorso al turpiloquio) in altri non ricalca meccanicamente la contrapposizione tra le altezze del Paradiso e le bassezze dell’Inferno; per esempio nel Paradiso, in canti come il XXVII e il XXIX, si parla, rispettivamente, di “cloaca del sangue e della puzza” – con riferimento alla Chiesa – e di persone che “son peggio che porci” – all’indirizzo dei frati questuanti di Sant’Antonio. Il carattere fortemente realistico di queste espressioni –  spiega Serianni – è funzionale a un’aperta denuncia degli scandali interni alla Chiesa, di cui Dante vuole far risaltare la gravità. Accanto all’alternanza dei registri, una modalità stilistica di cui Dante si avvale per dare  rilievo a concetti, personaggi e situazioni è l’uso di particolari similitudini. Serianni ha commentato alcune delle numerosissime similitudini presenti nella Commedia, tra cui quella delle colombe dal disio chiamate (canto V dell’Inferno): la scelta delle colombe, nel contesto in questione, appare a prima vista difficilmente spiegabile, dal momento che questi uccelli, nell’immaginario medievale, erano simbolo di semplicità, e non certo di lussuria; d’altra parte si può ricordare che il peccato di lussuria è considerato da Dante quello meno grave tra le colpe punite nell’Inferno e che di fronte alla sorte di Francesca il poeta mostra un particolare coinvolgimento emotivo, che trova il suo culmine nel suo svenimento alla fine del canto. Serianni ha mostrato dunque, partendo da esempi concreti, come l’autore della Commedia si avvalga dei registri e dello stile per dare risalto a ciò che più gli interessa comunicare al lettore. La lectio si è conclusa con un omaggio alla presenza di Reggio Calabria nella Commedia: gli ultimi versi commentati sono stati quelli in cui Dante menziona Bari, Gaeta e Catona (canto VIII del Paradiso). L’incontro è stato concluso dal Rettore dell’Università Salvatore Berlingò.