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Istituzione registro unioni civili: Maria Stella Ciarletta scrive al Presidente Cc Delfino

Istituzione registro unioni civili: Maria Stella Ciarletta scrive al Presidente Cc Delfino
Di seguito la lettera che la consigliera di parità Maria Stella Ciarletta ha scritto all' avv. Lucio Dattola, al coordinamento per i diritti civili di Reggio Calabria, e al Presidente del Consiglio Comunale Demetrio Delfino avente ad oggetto l' istituzione Registro Unioni Civili e Famiglie di Fatto .                  

"Ho letto con grande attenzione il testo della bozza di regolamento per il riconoscimento delle Unioni Civili e Famiglie di Fatto inviatomi gentilmente dall'avvocato Lucio Dattola. Il riconoscimento di pari dignità alle coppie legate da legami affettivi diversi e ulteriori rispetto a quelli eterosessuali è una battaglia di civiltà che vede l'Ufficio della Consigliera di Parità impegnata in prima fila. Abbattere ogni forma di discriminazione, sociale e culturale, rimane una missione principale di questo Ufficio e, in questa occasione, vede la mia persona convinta della necessità di istituire il registro delle unioni civili nella città di Reggio Calabria. Anche se il testo segue la struttura di altri Regolamenti comunali già approvati, devo riconoscere che mi ha sorpresa l'utilizzo del termine “desiderio di convivenza” all'art.2 per definire i requisiti per la iscrizione nel registro. Superata la perplessità della rilevanza in diritto di un simile stato d'animo, ne ho colto il valore simbolico dirompente laddove solo un sentimento positivo e costruttivo come il desiderio potrà rendere la comunità reggina più aperta, accogliente e armoniosa. Segnalo, a soli fini di aggiornamento normativo, che il 13 marzo 2012 il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza una risoluzione, secondo la quale gli Stati membri dell'Unione europea (fra cui ovviamente l'Italia) non devono dare al concetto di famiglia "definizioni restrittive" allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli. Immediatamente dopo, il 15 marzo 2012, e quindi senza appoggiarsi sulla Risoluzione, ma arrivando indipendentemente a conclusioni simili, la Corte di Cassazione  italiana depositava una sentenza molto importante sul tema, la n. 4184/2012. La Corte di Cassazione ha affermato che, in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Nella stessa pronuncia si afferma che i componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall'intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni. La Corte ha inoltre precisato che la differenza di sesso non è più da considerare quale elemento naturalistico del matrimonio.Più precisamente, nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Corte Suprema hanno affermato espressamente che: "i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se - secondo la legislazione italiana - non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia - quali titolari del “diritto alla vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza".Da ultimo, un paio di settimane fa il Parlamento Europeo ha affermato che le unioni civili gay sono un diritto umano. Con 390 voti a favore, 151 no e 97 astensioni, l’Europarlamento ha votato a favore del riconoscimento del matrimonio tra due persone dello stesso sesso. L’Europa ha approvato la relazione che incoraggia i governi e le istituzioni degli Stati membri a una riflessione sul tema di matrimoni omosessuali. Il passaggio compare al punto 162 della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013 e sulla politica della Ue in materia presentata dall’europarlamentare socialista Pier Antonio Panzieri. Nel testo si legge: “Il Parlamento europeo prende atto della legalizzazione del matrimonio e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di Paesi nel mondo, attualmente diciassette, incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell’Ue a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili”. Vorrei chiudere sottolineando come espressioni quali “diritto alla vita familiare” e “diritti umani” siano state utilizzate dalla Corte di Cassazione e il Parlamento Europeo, che evidentemente non sono associazioni di parte né tantomeno rappresentanti di movimenti contro la “famiglia naturale” ma le massime espressioni istituzionali rispettivamente della magistratura e degli organismi comuniatari.

 

Distinti Saluti        

 

                                                                                  La Consigliera Regionale di Parità 

                                                                                              Maria Stella Ciarletta