Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Morosini convoca la Chiesa reggina: “preghiamo per i naufraghi”

REGGIO. Morosini convoca la Chiesa reggina: “preghiamo per i naufraghi”

Dall’inizio dell’anno pastorale in corso, gli uffici diocesani Caritas e Liturgico hanno scelto di portare avanti un’azione condivisa per la formazione permanente degli operatori pastorali nei campi della carità e della liturgia.

I direttori e i membri degli uffici si sono recati più volte nelle zone pastorali e hanno affrontato tematiche tratte dalla relazione di inizio anno tenuta dall’arcivescovo in occasione del convegno pastorale diocesano: sono stati trattati i temi della famiglia e dei giovani alla luce dell’evangelizzazione della carità e della liturgia.
Il terzo appuntamento previsto per il 22 aprile, era stato pensato come convegno diocesano, in Seminario, alla presenza dell’Arcivescovo, con due riflessioni sulla pace.
Ma la tragedia della morte degli oltre novecento profughi nelle acque libiche ha profondamente scosso la coscienza della comunità cristiana, ed è stato immediatamente disposto da Mons. Morosini, Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, che il convegno in programma fosse invece sostituito da un momento di preghiera per le vittime di questo orrore e per tutti coloro che fino ad oggi hanno perso la vita mentre cercavano salvezza lontano dalle proprie terre. Il momento di preghiera si svolgerà il 22 aprile alle 18.00 nella Cappella Maggiore del Seminario Arcivescovile.
Sale alta verso Dio la richiesta di perdono per tutte le indifferenze verso questi nostri fratelli.
È ancor più forte la voce, il grido di condanna di tutte le ingiustizie subite da tutti quegli uomini annegati nel silenzio del Mediterraneo.
Sarà una preghiera che invochi misericordia per le anime che hanno perso la vita in mare; misericordia e clemenza per i carnefici che con violenza e odio costringono i loro poveri conterranei ad affrontare traversate senza sicurezza di approdo alla meta e precedentemente crudelmente torturati; misericordia per tutti coloro che hanno responsabilità internazionali nei soccorsi e rivelano indifferenze verso il sangue innocente di Abele; ma anche gratitudine grande a chi con generosità offre la propria vita per alleviare le sofferenze dei fratelli profughi.
La Chiesa soffre per queste tragedie umanitarie, sente tutta la vergogna di un’umanità sorda alle grida di chi è costretto ad essere il Cristo esiliato, profugo, maltrattato, torturato e barbaramente ucciso e lasciato nell’oblio. Per questo, insieme alle molteplici opere di carità che lo Spirito Santo suscita e porta avanti, lo stesso Spirito unisce tutti i cristiani e li raduna in preghiera per implorare da Dio misericordia, giustizia, perdono e pace.