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M. C. Lanzetta sul caso Capocolonna

M. C. Lanzetta sul caso Capocolonna
 Rep

Abbiamo avuto notizia  che la dott.ssa Simonetta Bonomi, già Soprintendente ai Beni Archeologici di Reggio Calabria, ha dichiarato che la spianata di cemento che è stata realizzata  per coprire il piazzale  antistante il Santuario della Madonna di Capocolonna verrà completamente tolta dopo la bellissima e importante festa che si terrà a maggio. Rappresentata come un “metodo” per salvaguardare i reperti archeologici, è stata contestata giustamente dalle  associazioni “Vitalba” e “Settesoli”, dai cittadini di Crotone, dai rappresentanti calabresi del M5S e dalla sottoscritta che, in qualità di Ministro per gli Affari Regionali, ma anche da cittadina che si è sempre occupata di Beni Culturali, ha manifestato una forte e decisa  contrarietà alla soluzione adottata.Siamo già, purtroppo, una  Regione cemento-dipendente, con 3-4  milioni di mc spalmati  sul territorio oltre le effettive necessità abitative. Accettare che   il cemento debba essere una soluzione da adottare anche per la salvaguardia dei Beni Archeologici è inaccettabile, considerato che, come hanno anche affermato gli Ispettori del Ministero Beni Culturali, ci sono possibilità alternative alla cementificazione.Siamo sempre stati d’accordo con quanto ha sempre affermato il prof Settis: il Paesaggio e i Beni Culturali non vanno solo considerati “prodotti“ turistico-economici, ma Beni << partecipi alla cosciente elaborazione di una strategia sociale destinata a formare e rafforzare l’identità culturale, i legami di solidarietà, il senso di appartenenza che sono condizioni necessarie di ogni società strutturata…>>.Se da una parte la vicenda di  Capocolonna non è stata edificante, sia  per come è stata affrontata da parte delle Istituzioni, sia perché avremmo voluto vedere e sentire una presa di posizione più chiara  da parte della politica calabrese e degli intellettuali non conformi alle decisioni univoche di tipo   politico-archeologiche; dall’altra, riconoscere che è stato commesso un errore di valutazione da parte degli Enti preposti,  rappresenta un punto di partenza  positivo per un nuovo modo di affrontare la questione dei beni culturali, in quanto è stato dimostrato che il confronto fra cittadini, associazioni  e istituzioni, può dare risultati costruttivi  quando  si accetta il confronto senza paraocchi culturali e/o partitico-politici, in particolar modo prima che le soluzioni di salvaguardia o di  altro genere vengano realizzate.E soprattutto, affinché ciò avvenga è necessario, come afferma ancora Settis, che i cittadini si rendano conto che «Il degrado di cui stiamo parlando…è una forma di declino complessivo delle regole del vivere comune, reso possibile da indifferenza, leggi contraddittorie - aggirate con disinvoltura -malcostume diffuso e monetizzazione di ogni valore>>.

   

Maria C. Lanzetta

 

Direzione Nazionale PD