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Catanzariti e Zavettieri: "il caso Platì e la proposta di Magorno"

Catanzariti e Zavettieri: "il caso Platì e la proposta di Magorno"
Rep 

L’iniziativa intrapresa dal segretario regionale del PD, on. Ernesto Magorno, sul caso Platì merita apprezzamento perché segnala finalmente – dopo anni di doloso black-out – l’accensione dei riflettori anche della politica organizzata a livello nazionale su una realtà come quella platiese destinataria, invece, da trent’anni in giù, di sole attenzioni repressive.Di fronte ad un fenomeno da analizzare così grave come la diserzione addirittura dei comizi elettorali, siamo costretti ad andare in profondità. Scandagliare per tentare di analizzare le cause dei fenomeni è sempre stato il metodo più efficace per debellare i mali di una comunità.Ritieniamo doveroso, però, sforzarci per comprendere le ragioni e rimuovere le cause di un disagio così estremo che Platì manifesta alla Nazione intera tuttavia sempre più sorda e colpevolmente distratta? Per chi come noi rammenta la storia di Platì, il fenomeno della diserzione dei comizi con la mancata presentazione delle liste risale, in misura altalenante, alla fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90, non a caso coincidente con la crisi della Prima Repubblica e della democrazia dei Partiti. Ad onor del vero già ci fu una lista “straniera” che tentò di vincere l’indifferenza e la rassegnazione platiese in quegli anni. Era la lista dell’allora MSI, capitanato dalla segretaria provinciale dell’epoca, poi divenuta parlamentare della II repubblica, Angela Napoli, candidato a Sindaco e che annoverava tra gli altri, se la memoria non ci inganna, l’allora leader del FUAN provinciale, Giuseppe Scopelliti, divenuto poi presidente della Regione Calabria. Ci tentarono anch’essi, ma senza fortuna proprio perché non era un problema di candidati investiti di delega in bianco!Eppure di segnali, disperati S.O.S. quel paese ne ha lanciati, come ad esempio lo straordinario risultato – ed unico a livello nazionale – conseguito alle ultime elezioni politiche (20%) dalla lista di scopo di Marco Pannella “Amnistia, giustizia e libertà”, risultato su cui hanno puntato il loro dito scandalizzato le “vestali dell’antimafia”! Platì, come tanti altri paesi della nostra provincia, è stato abbandonato progressivamente, con una continua erosione lenta e costante della partecipazione dei suoi cittadini alla vita politica e sociale. I paurosi passi indietro (molto più dei famosi cento passi siciliani) compiuti dai partiti, dai sindacati, dalle istituzioni democratiche, centrali e periferiche, hanno fiaccato le speranze e la fiducia dei cittadini, consentendo a forze oscure e di conservazione di occupare gli spazi vuoti una volta sottratti, sin dall’immediato secondo dopoguerra, alla disperazione ed alla rassegnazione dalle varie esperienze politico-amministrative ancora oggi scolpiti nella memoria dei platiesi come le “Spighe”.Platì abbandonato da ogni forma organizzata di crescita politica, culturale e sociale ha, quindi, subito solo attenzioni repressive, alcune estremamente grossolane, tutte, comunque, (non se ne dolgano gli attori principali della sicurezza, dell’ordine pubblico e dell’apparato magistratuale) inefficaci ed improduttive rispetto allo scopo cui avrebbero voluto rispondere. L’abbandono di attenzione da parte di tutte le istituzioni democratiche rispetto alle esigenze – infrastrutturali, ambientali, sociali, culturali ed economiche – dei platiesi, da una parte; la mera risposta repressiva e di solo ordine pubblico – tra diffide, misure di prevenzione e sicurezza, scioglimenti antimafia – degli apparati statali, dall’altra, ha fatto di Platì (ma mille e più sono le Platì del mezzogiorno) a causa della forzata emigrazione delle migliori e giovani energie verso gli altri continenti ed il nord Europa, un deserto demografico quasi interamente popolato da diffidati, sorvegliati speciali, ex detenuti, famiglie di detenuti, insomma categorie improduttivi ed inabili al lavoro “per legge” anche a causa della varie disposizioni c.d. anti-mafia.Ed allora oggi il problema è ricreare un clima di fiducia e di speranza che non può spuntare sull’arido terreno di Platì senza politiche mirate di crescita, sviluppo sociale ed economico della comunità pre-aspromontana. Una politica di stretta vicinanza alla comunità platiese che toccherebbe, così come da assunzione di responsabilità del segretario regionale Magorno, proprio alle forze politiche organizzate nazionali, prima fra tutte il PD, in grado di stimolare ed incoraggiare gli abitanti di Platì ad essere protagonisti del loro futuro da immaginare e sviluppare, con una vera e propria programmazione di solidarietà nazionale ed istituzionale.Tuttavia senza partiti, sindacati, deputati e senatori, amministratori regionali e locali promotori e protagonisti di una simile stagione nel medio-lungo termine, Platì, con la sua volontaria diserzione, costituirà un simbolo posto a perenne memoria di uno Stato ignavo ed ipocrita, pronto a stracciarsi di dosso le vesti sporche il lunedì per rivestirsi di bianco candido il giorno dopo.   

Gianpaolo Catanzariti 

Pierpaolo Zavettieri