Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Al via il corso formativo per la conservazione della biodiversità agroalimentare calabrese

REGGIO. Al via il corso formativo per la conservazione della biodiversità agroalimentare calabrese
Avrà inizio giorno 25 maggio 2015 alle ore 9:00 il corso: “sostegno dell’economia agricola e modelli di conservazione e riproduzione di ecotipi con metodo di agricoltura biologica”, organizzato da AIAB Calabria, il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) e ARSAC, l’Azienda Regionale per lo sviluppo dell’Agricoltura Calabrese. Le attività didattiche che si svilupperanno nell’ambito del progetto “Il Giardino delle Esperidi. Salvaguardia della biodiversità erbacea e frutticola dal Pollino all’Aspromonte” Misura 214 az. 6 del PSR 2007/2013 della Regione Calabria, si terranno presso Palazzo Mauro, Via Caserma Borrace, a Reggio Calabria. Il corso di 60 ore (45 ore in aula 15 ore in campo) è gratuito e si rivolge a operatori agricoli, professionisti già qualificati, studenti che desiderano acquisire e/o migliorare le proprie competenze nel campo dell’agricoltura biologica e della tutela della biodiversità agroalimentare calabrese. Le attività didattiche costituiscono la formazione base per consentire ai candidati di qualificare e aggiornare il proprio profilo culturale e professionale, specie in riferimento alle azioni di conservazione e riproduzione delle varietà autoctone frutticole ed erbacee della biodiversità agroalimentare della nostra Regione. Al termine delle attività formative sarà rilasciato l’attestato di partecipazione al corso formativo di 60 ore. La partecipazione al corso consentirà di acquisire crediti formativi per gli studenti universitari. Il corso intente, infatti, sviluppare un processo conoscitivo sul ruolo dell’agricoltura biologica nella tutela della biodiversità e del territorio rurale calabrese mediante l’esperienza diretta presso le aziende biologiche e attraverso lezioni in aula, coadiuvate da esperti e professioni del settore, tra i quali i professori e i tecnici Andrea Proto, del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, Francesco Marando, Antonino Modaffari e Giuseppe Bombino, Presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, il quale introdurrà una delle giornate iniziali del corso. Tra i docenti anche il Salvatore Ceccarelli, già professore associato di Risorse Genetiche e successivamente di Miglioramento Genetico alla Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia. Salvatore Ceccarelli, che sarà presente a Reggio Calabria durante tutta la fase iniziale del corso, è oggi considerato uno dei maggiori esperti di genetica partecipativa. Nel 1980 ha cominciato a lavorare all’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas e ad Aleppo in Siria dove è rimasto fino al 2011. Nel 1995 ha avviato la sperimentazione del miglioramento genetico partecipativo in Siria, Giordania, Algeria, Etiopia, Eritrea, Yemen e Iran con l’obiettivo di conciliare l’aumento delle produzioni agricole, l’aumento della biodiversità e l’adattamento delle colture ai cambiamenti climatici. Recentemente ha introdotto il miglioramento genetico evolutivo con lo scopo di riportare il controllo dei semi nelle mani degli agricoltori, veri custodi della biodiversità agroalimentare. Attualmente Ceccarelli è coinvolto in Italia in diversi progetti di selezione, tra cui il programma di selezione evolutiva su orzo e frumento in Piemonte, Toscana, Molise, Basilicata, Puglia e Sicilia, quello della cipolla in Emilia Romagna, e altri due programmi su pomodoro e mais nel Centro Italia. La sua notorietà è legata anche alla filosofia attraverso la quale conduce i suoi programmi di miglioramento genetico. Il suo metodo, infatti, è noto per essere “partecipativo” perché condotto in collaborazione con i contadini locali che seminano e scelgono assieme allo scienziato come indirizzare la ricerca. Il suo contributo ha dato risultati anche sul piano della salvaguardia della biodiversità e dell’aumento delle produzioni alimentari in zone marginali. E’ sua convinzione che il rispetto delle comunità agricole sia giustificato per il legame profondo che esse hanno con la biodiversità del luogo, con le condizioni climatiche e con la conoscenza del terreno nel quale operano.