Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Istituito l'Osservatorio Scientifico Nazionale per le città metropolitane

REGGIO. Istituito l'Osservatorio Scientifico Nazionale per le città metropolitane

Prestigioso risultato conseguito dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria, grazie all’iniziativa promossa dal LaborEst, diretto dai proff. Francesco Calabrò e Lucia Della Spina, e fortemente voluta anche dai proff. Giuseppe Fera e Massimo Finocchiaro. A margine del seminario dal titolo “Il futuro delle Città Metropolitane”, infatti, le principali società accademiche italiane del settore hanno convenuto di istituire l’Osservatorio Scientifico Nazionale per le Città Metropolitane come strumento di approfondimento e dibattito.Autorevoli esponenti quali Roberto Camagni per l’AISRE (Associazione Italiana Scienze Regionali), Michelangelo Russo per la SIU (Società Italiana degli Urbanisti) e Stefano Stanghellini per la SIEV (Società Italiana di Estimo e Valutazione) hanno accolto con entusiasmo l’invito rivolto dagli organizzatori: prende avvio, così, un percorso di cooperazione scientifica finalizzato a supportare i decisori politici delle quattordici città metropolitane, a partire da quelle più avanti nella fase costituente, attraverso attività di ricerca dedicate e momenti di confronto e approfondimento come quello di oggi.E già il primo incontro ha dimostrato l’importanza di interrogarsi criticamente sulle frontiere disciplinari, anche al fine di estrapolare indicazioni utili sotto il profilo operativo: è evidente la rilevanza del contributo della ricerca scientifica in un processo, quale quello di costituzione delle città metropolitane, del tutto nuovo per la realtà italiana.Dopo i saluti del Rettore, portati dal prof. Fera, il prof. Roberto Camagni, partendo dai risultati dell’esame condotto su un campione di 200 città europee, ha sottolineato l’importanza di valorizzare le specificità dei territori fin dalla redazione degli statuti, che non possono essere un prodotto esclusivamente della cultura giuridico-amministrativa: questa deve limitarsi a tradurre in norma principi e valori frutto di altri saperi. Già dalla scrittura degli statuti, infatti, è indispensabile entrare nel merito di una serie di meccanismi, a partire dai contenuti del piano strategico e dalla sua capacità di interpretare le istanze delle diverse aree omogenee, che devono essere riempite di funzioni. Altro aspetto sottolineato da Camagni è il palese conflitto d’interesse in cui si troverà il Sindaco metropolitano: conflitto non sanabile attraverso un provvedimento sconsiderato come la frammentazione del comune capoluogo in entità più piccole (che determinerebbe semplicemente un improduttivo indebolimento della città) ma va affrontato in sede di revisione della norma, ormai imminente.Quanto ai piani strategici, Camagni ha sottolineato l’importanza che venga esplicitata meglio la funzione del piano strategico, sia in termini di dotazione finanziaria sia in termini di rapporto con la pianificazione territoriale, rispetto alla quale ha evidentemente un carattere sovraordinato.La rivalutazione di una cultura urbanistica aggiornata, secondo il prof. Michelangelo Russo, può costituire un argine allo sperpero di risorse che deriva dall’attuale dissennato uso del suolo: occorre disaccoppiare il concetto di sviluppo da quello di espansione, per realizzare condizioni di prosperità senza crescita.Il contributo che la cultura della valutazione può fornire al processo è stato illustrato dal prof. Stefano Stanghellini: alle discipline valutative spetta il compito di supportare il decisore, attraverso la comparazione delle alternative, nella scelta delle soluzioni maggiormente capaci di soddisfare i bisogni dei cittadini in relazione ai costi da sostenere, rendendo motivate, trasparenti e fattibili le decisioni.Il prof. Massimo Finocchiaro ha posto l’accento sulla necessità di sviluppare sinergie tra il comune capoluogo e i comuni dell’hinterland, mentre il prof. Giuseppe Fera si è soffermato sulle implicazioni di approcci normativi diversi: nel caso della Sicilia, per esempio, la flessibilità insita nella legge regionale sta producendo risultati molto interessanti, più aderenti alle realtà territoriali rispetto alla mera coincidenza territoriale tra città metropolitana e vecchia provincia.I proff. Francesco Calabrò e Lucia Della Spina, nell’esprimere la propria soddisfazione per la riuscita del seminario grazie ai significativi spunti emersi, si sono soffermati sull’importanza dell’approccio interdisciplinare nell’affrontare questioni complesse come quelle della città metropolitana e del prevedere meccanismi in grado di garantire l’indipendenza della valutazione rispetto al potere politico.Ha concluso i lavori il consigliere Massimo Ripepi che, esprimendo il proprio apprezzamento per l’occasione di confronto e apprendimento con i più prestigiosi studiosi italiani in materia di città metropolitane, ha evidenziato l’importanza di stabilire rapporti virtuosi tra politica e accademia, con la seconda a supporto dei decisori attraverso la produzione della conoscenza scientifica necessaria.