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ORESTE ROMEO: "in riva allo Stretto il must renziano: dire e fare "tutto ed il contrario di tutto"

ORESTE ROMEO: "in riva allo Stretto il must renziano: dire e fare "tutto ed il contrario di tutto"
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In origine, fu la vicenda dei migranti a sbattere sul muso la realtà: la chiusura delle urne comunali ed il disinteresse di un governo nazionale alla mercè della nazitecnocrazia europea, trasformarono la composita identità dei disperati del Mediterraneo -richiedenti asilo, terroristi e delinquenti comuni- da possibile risorsa dell’hinterland reggino a fattore di criticità di un territorio annichilito nella vocazione turistica ed esposto a crescenti rischi di ordine pubblico e salute pubblica. Giunse, poi, il tempo della tutela della famiglia naturale, ma durò ben poco la tutela dell'irrinunciabile cellula della società, visto il suo immediato sacrificio ad una rivoluzione che neppure un ispirato Copernico avrebbe saputo immaginare: l'approvazione del registro delle unioni civili annichilì, infatti, le ben diverse aspettative ingenuamente coltivate dall’Arcivescovo metropolita. A seguire, l’approvazione del consuntivo 2014, che quantifica il disavanzo comunale in 87 milioni di €uro, segna una clamorosa abiura della planisferica estensione del deficit cavalcata negli anni dalla Sinistra.Si fa notare la clamorosa contraddizione e da "Palazzo San Giorgio" la "genialità" si scatena: facendo tacere l'aritmetica che sta alla base di qualsiasi bilancio; scomodando addirittura l'algebra; rimanendo in attesa del contributo che, quanto prima, complice l'incipiente calura estiva, sarà assicurato anche dall'astronomia, terreno sul quale la fantasia si sprigiona libera di far lievitare le cifre dei conti oltre il muro del miliardo di €uro.E guai a tenere distinto il deficit dal debito: ci si espone alla intollerante gratificazione in termini di imbecillità ad opera del sedicente portavoce del Sindaco che, pur in assenza di contratto, continua ad occupare sine titulo spazi pubblici, per di più avendo libero ed allarmante accesso a dati personali dei Reggini protetti dalla normativa a tutela della privacy. Pressochè in contemporanea, a mò di fulmine a ciel non proprio sereno in tempo di primavera, irrompe la vicenda della succulenta consulenza elargita ad un professionista di RomaCapitale da parte dell'Atam, azienda municipalizzata reggina che, indiscrezioni giornalistiche, vogliono attenta alle "esigenze" di una "politica" già nota.E Don Vincenzo De Luca, l'uomo che della Legge Severino fece poco meno di un optional, diventa, nei commenti di una protagonista di questa primavera reggina, l'ambito trofeo con cui farsi immortalare in una foto da incorniciare in quella sterile retorica che inneggia a velleitari percorsi virtuosi il cui fattore di condivisione è dato dall'esser portatori del medesimo pregiudizio ideologico.Che dire? 

Sembra che in riva allo Stretto il must sia quello più autenticamente renziano: dire e fare "tutto ed il contrario di tutto". Sarà per questo che di Pisa, qui a Reggio, si adotta la Carta e si ricordano i due compari che di notte uscivano insieme per compiere scorribande, avendo cura, l'indomani, di consegnarsi indifferenti alla luce del giorno?

  

Oreste Romeo