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Reddito di cittadinanza. Prof. Marino: "legge inapplicabile per mancanza di risorse"

Reddito di cittadinanza. Prof. Marino: "legge inapplicabile per mancanza di risorse"
ReP 

La conferenza stampa del Consigliere Regionale Nucera e la sua proposta di legge sul reddito di cittadinanza lasciano l’amaro in bocca perché un tema così importante come il sostegno reddituale alle fasce deboli viene trattato con troppa approssimazione e con un impianto legislativo che di fatto rende inapplicabile la legge per carenza di risorse. La platea degli aventi diritto, se fosse approvata la legge proposta dal consigliere Nucera (dato basato sulle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2013), sarebbe in Calabria di circa 550.000 persone con un fabbisogno finanziario che si aggira sui 4 miliardi di euro per anno. Senza contare gli effetti perversi di uno schema di incentivo che di fatto porterebbe all’occultamento dei redditi per accedere al beneficio e con conseguente aumento del sommerso. La stima di 20.000 contributi reddituali erogati in un anno pari a 150milioni di euro copre solo il 5% della platea prevista dalla proposta di legge di Nucera. Per inciso, l’intero ammontare delle risorse FSE per l’intera programmazione è quasi un miliardo di euro (e non per un singolo anno) quindi impegnandole interamente in un anno copriremmo appena il 20% del fabbisogno. Inoltre senza obblighi specifici l’incentivo non è compatibile con il regolamento del Fondo Sociale. Quando si parla di incentivi reddituali bisogna distinguere il reddito di cittadinanza dal reddito di inserimento sociale e dal salario d’ingresso e spiegare se si vuole intervenire sulla povertà assoluta o sulla povertà relativa. In Italia il livello di povertà assoluta è del 7,4% delle famiglie, mentre quella di povertà relativa è del 12,7%. In Calabria la povertà relativa è del 27,4% delle famiglie e nel Mezzogiorno (l’Istat non pubblica i dati di povertà assoluta su base regionale) la povertà assoluta è pari al 12,6% delle famiglie. Una misura di reddito di cittadinanza costerebbe in Italia dai 100 ai 150 miliardi di euro l’anno e ben difficilmente queste somme si possono reperire nei bilanci pubblici dei prossimi anni e in Calabria costerebbe, come già detto, 4 miliardi di euro per anno.  Un reddito di inclusione sociale diretto ai disoccupati e alle famiglie in condizione di povertà assoluta costerebbe fra gli 8 e i 10 miliardi di euro e potrebbe, a certe condizioni diventare sostenibile in Italia, soprattutto se diluito in più annualità o se legato ad una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. In Calabria un simile strumento costerebbe dai 400 ai 500 milioni di euro e sarebbe ugualmente insostenibile per le casse regionali. L’unica proposta sensata in Calabria è quella del salario di ingresso, ossia di un incentivo reddituale a coloro che sono in cerca di occupazione, che sarebbe compatibile con il Regolamento del Fondo sociale e avrebbe una platea limitata. Un investimento di 100 milioni di euro per anno su questo strumento è ipotizzabile e possibile durante un ciclo programmazione raggiungeremmo tutti i potenziali beneficiari. Ma questo è altro da quanto scritto nella proposta di legge del consigliere Nucera e ciò conduce a due considerazioni. La prima è che i politici prima di scrivere le leggi dovrebbero consultare i tecnici e la seconda e che ogni proposta di legge, a pena di inammissibilità, dovrebbe essere corredata da una relazione economico-finanziaria che ne dimostri la copertura.Questo per evitare che strumenti utili e necessari come il reddito di inserimento sociale non possano essere poi applicate perché le norme sono scritte male o sono inapplicabili.