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REGGIO. L'Anassilaos promuove l'incontro "Il Congresso di Vienna e l'ordine europeo"

REGGIO. L'Anassilaos promuove l'incontro "Il Congresso di Vienna e l'ordine europeo"
Promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos si terrà oggi martedì 16 giugno alle ore 18,00 presso la Sala di San Giorgio al Corso la conversazione del Prof. Antonino Romeo sul tema “Il Congresso di Vienna e l’ordine europeo” nel bicentenario della chiusura di quella importante assise tra le grandi potenze europee che avevano vinto lo scontro con Napoleone (Austria, Russia, Prussia e Gran Bretagna), ai quali parteciparono anche quasi tutti gli altri Stati europei, compresa la stessa Francia sconfitta che si presentò con l’abile ministro degli esteri de Talleyrand che nel nome e per conto del nuovo sovrano Luigi XVIII riuscì a far dimenticare la responsabilità della Francia. Protagonista dell’assise fu il principe Metternich, rappresentante austriaco, che seppe con grande abilità superare tutte le difficoltà allo scopo di creare in Europa un nuovo ordine che durò – nonostante i conflitti sporadici che si registrarono in Europa (Guerra di Crimea, Guerre d’Italia, Guerra Austro-prussiana, Guerra Franco-tedesca) – fino alla Prima Guerra Mondiale (luglio 1914). Principi guida del Congresso furono quelli della legittimità  che imponeva il ritorno sul trono di quei sovrani spodestati da Napoleone nonché quello dell’equilibrio delle forze tra gli stati d’Europa. Il Congresso si tenne nella capitale asburgica dal 1° novembre 1814 e si concluse, pochi giorni prima della battaglia di Waterloo, il 9 giugno 1815. Fu dunque il Congresso della Restaurazione degli ordinamenti e degli assetti politici e sociali precedenti alla grande Rivoluzione francese ma, nello stesso tempo, pur con l’istituzione della Santa Alleanza, chiamata a reprimere, con una sorta di ingerenza negli affari interni di questo e quel paese, ogni moto politico e sociale che potesse minacciare gli assetti europei, ebbe l’accortezza di comprendere che tali moti potevano anche essere causa di malgoverno così da suggerire, come avvenne anche in seguito con lo stato pontificio di un Gregorio XVI, caute e mirate riforme. Il progetto restauratore del Congresso, l’idea cioè che si potesse tornare sic et simpliciter al 1789 e agli assetti prerivoluzionari era ovviamente votato al fallimento. Le idee rivoluzionarie, o per lo meno ciò che in esse era di più moderno e aperto al futuro, per quanto fossero state portate in Europa sulla punta delle baionette dell’esercito francese e quindi temute e osteggiate erano divenute per i popoli un patrimonio comune. L’idea della nazionalità e quindi della unificazione tedesca e italiana erano frutti che sarebbero maturati meno di cinquanta anni dopo; la Rivoluzione europea del 1848 mise in moto un inarrestabile processo di democratizzazione. Merito del Congresso – come viene oggi riconosciuto da molti storici – aver mantenuto uno stabile assetto europeo all’interno del quale, tali processi poterono crescere e realizzarsi. Conversazione del Prof. Antonino Romeo