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OLIVERIO alla commemorazione di Franco Fortugno a dieci anni dalla morte

OLIVERIO alla commemorazione di Franco Fortugno a dieci anni dalla morte

 

IL SALUTO INTEGRALE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE MARIO OLIVERIO A LOCRI

NEL CORSO DELLA COMMEMORAZIONE DI FRANCO FORTUGNO A DIECI ANNI DALLA MORTE.

"Rivolgo innanzitutto un affettuoso saluto a Maria Grazia Laganà, a Giuseppe, ad Anna, alle autorità di Governo, al ministro Graziano Delrio, al Viceministro Filippo Bubbico, al Sottosegretario Marco Minniti, al Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, alle autorità religiose, civili e militari e a tutti quelli che oggi hanno scelto di essere qui, in questa giornata di commemorazione, a distanza di dieci anni da quel tragico evento.

Io credo che l’omicidio Fortugno abbia costituito uno spartiacque in questa regione perché, a differenza di altre realtà del Mezzogiorno dove la criminalità organizzata ha esercitato per lungo tempo un ruolo di dominio su vaste aree del territorio e dell’economia, qui con quel tragico atto c’è stato un salto di qualità, perché mai la ‘ndrangheta aveva puntato la sua attenzione verso uomini delle istituzioni o, almeno, di quel livello istituzionale.

Franco Fortugno era il Vicepresidente del Consiglio regionale. Il suo assassinio non è stata un’operazione, vorrei ricordarlo a tutti quanti, anche a quelli che mi hanno preceduto, di un gruppetto di delinquenti, ma una tragica pagina scritta per segnare un atto di prepotenza, per dire: “qui non si può andare oltre le righe” per quanto riguarda l’impegno sul terreno della legalità e della bonifica. Perché se si va oltre le righe si toccano fili che possono determinare, appunto, il corto circuito che è stato determinato.

Sono passati dieci anni da quel tragico evento. Doveva essere una giornata di grande partecipazione democratica e di festa perché si celebravano le primarie. Lo ricordo benissimo quel pomeriggio drammatico! E’ stata, invece, una giornata di sangue, una giornata che ha gettato in quelle ore non solo una famiglia ma anche una regione e le forze democratiche dell’intera regione nella disperazione e nel lutto. Il fatto che oggi si ricordi quell’evento drammatico è importante. Voglio ringraziare il governo che è qui con le sue massime espressioni proprio a significare l’impegno dell’esecutivo su questo terreno in una regione difficile, che forse è la più difficile del nostro Paese, per aiutarla a riscattarsi.

Il nostro futuro sono i giovani. Il capitale del nostro riscatto sono i giovani. E vorrei aggiungere che proprio sul terreno della legalità, della bonifica morale, del rigore istituzionale si gioca la partita del futuro senza la quale non basterebbero tutti gli investimenti del mondo.

Senza la legalità, senza la crescita di una cultura democratica e di rispetto civile non andremo da nessuna parte. E l’insegnamento di Fortugno è l’insegnamento di un uomo che era impegnato in questa trincea. Spesso ci sentiamo rivolgere la frase: “Ma chi te lo fa fare?”. Una frase che pervade come un tarlo, come un cancro corrosivo la vita democratica. Franco Fortugno è proprio la testimonianza che si può lottare e contrastare la cultura del “chi te lo fa fare”. Noi abbiamo bisogno di stare in campo, di fare assumendoci responsabilità in un momento nel quale la Calabria, rispetto a dieci anni fa, pur avendo modificato il suo contesto e le sue condizioni, porta ancora con sé i gravi problemi che aveva dieci anni fa e che riguardano la presenza della criminalità, del lavoro, della crescita, della modernizzazione infrastrutturale. Proprio in questa Calabria abbiamo bisogno di lasciarci alle spalle la cultura del “chi te lo fa fare” e alimentare e stimolare un protagonismo democratico, civile, una cultura dei diritti, del sostegno alle imprese, del lavoro come fattore di crescita, dei servizi. Noi siamo impegnati in questa trincea. Ci siamo perché siamo convinti che il più grande e alto valore della vita debba essere quello di impegnarsi per costruire condizioni di crescita e di sviluppo civile. Altri valori sono poca cosa ed io credo che, proprio per questo, dobbiamo impegnarci e aiutare soprattutto i giovani ad impegnarsi in questa trincea. Maria Grazia, Giuseppe, Anna, vi siamo vicini. Lo siamo non in modo formale ma sostanziale, perché conosciamo bene qual è stato il dolore della perdita di Franco per voi, sappiamo bene cosa significa avere perduto un uomo che era, soprattutto per la famiglia, un grande punto di riferimento. Ho conosciuto Franco e posso affermarlo senza retorica. Vi siamo vicini soprattutto nella stessa trincea nella quale Franco ha speso la sua vita”.