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GIOIA TAURO. Sciopero lavoratori porto, PCdI: "il governo sia chiaro sul futuro del porto"

GIOIA TAURO. Sciopero lavoratori porto, PCdI: "il governo sia chiaro sul futuro del porto"
 

Oggi i lavoratori del Porto di Gioia Tauro hanno promosso uno sciopero nel disperato tentativo di richiamare l’attenzione sul declino del Porto. Per questo anche noi in ogni occasione ed anche oggi siamo stati a Gioia Tauro. Esasperati da una politica aziendale assurda ed incomprensibile, dopo l’ennesimo annuncio di proclamazione della Cassa Integrazione, hanno bloccato ogni attività lavorativa, fino ad arrivare a bloccare anche le uscite autostradali di Gioia Tauro. Al Porto si è fermato tutto. Nessuna nave ha oggi attraccato. Uno spettacolo impressionante. Un gesto estremo al quale sono arrivati dopo aver preso atto dell’assoluto silenzio delle Istituzioni alle reiterate richieste di aiuto. D’altronde, dopo che la società Medcenter Container Terminal S.p.A. ha ulteriormente ridotto i traffici di navi in arrivo al Porto di Gioia Tauro dirottando lo scarico dei container in altri Porti Italiani, non potevano rimanere inermi a vedere un funerale ormai annunciato: la chiusura del Porto. E qui ritornano alla memoria le speranze che aveva suscitato decenni indietro la notizia che in Calabria ed esattamente a Gioia Tauro lo Stato aveva deciso di allocarvi un porto commerciale.Infatti Le origini progettuali del porto di Gioia Tauro sono riportabili all'inizio degli anni settanta. L'area costiera dellaPiana di Gioia Tauro, tradizionalmente coltivata adagrumie adoliveti, venne designata come sito adatto ospitare il porto del progettato polo siderurgico di Reggio Calabria che, secondo le intenzioni del Governo dell’epoca sarebbe divenuto il quinto centro siderurgico italiano. Il Polo siderurgico però non si realizzò e l’unico traino di speranza rimase il Porto. Interessante anche la definizione del Porto di gioia Tauro ritrovabile su Google:Il porto di Gioia Tauro, è il più grande terminal delmar Mediterraneo. Oggi, purtroppo di quelle prospettive rimane ben poco ed i lavoratori portuali lo sanno. Dopo un ampliamento dei volumi che ha visto il suo apice nel 2010, via via la parabola dei traffici si è piegata in giù, sempre più giù fino ad oggi che la prospettiva di chiusura sembra vicina. Ci sono operai che negli ultimi 3 mesi hanno lavorato meno di 20 giorni con grave disagio per i bilanci familiari. Per questo la tensione la insicurezza sul futuro cresce sempre di più.

 

Ma chi conosce il Porto sa che la titolare di Medcenter fa il bello ed il cattivo tempo, come se fosse la padrone delle ferriere di ottocentesca memoria; d’altronde nell’assoluto silenzio delle Istituzioni così appare. Da sempre al porto le ultime 5 gru sono ferme. Cinque gru tra le più grandi dei porti mediterranei capaci di movimentare centinaia di container al giorno non sono mai state attivate. Quanti lavoratori avrebbero potuto essere impiegati. Ma l’Autorità Portuale che fa? E così il Governo e la Regione che fanno per porre un argine allo strapotere di Mecenter? Batti un colpo se ci sei direbbe il poeta..

 

D’altronde, forse sarebbe bene che le Autorità Portuali rescindessero le concessioni alla sig.ra Aponte (titolare di Medcenter). Forse sarebbe più utile per lo sviluppo del porto dividere la banchina in 2 o 3 lotti ed avviare un bando internazionale in modo da aprire su Gioia Tauro le porte a più operatori commerciali.

 

Si crediamo che sia arrivata l’ora di affrontare a viso aperto la situazione, di assumere scelte vere e non palliativi, è l’ora che le Istituzioni preposte assumano decisioni. Per esempio sarebbe l’ora che, invece di rimpallarsi responsabilità, si decidesse di realizzare il troncone ferroviario che da anni tutti aspettano per collegare il porto alla linea ferrata. Poche centinaia di metri di binario che da anni aspettano la realizzazione.

 

Eppure nessuno si muove se non per rimpallare la responsabilità ed i costi all’altro: il troncone di collegamento non si fa e la famosa e tanto decantata logistica mare-terra. Nave–Treno non si avvia. E così tante altre decisioni.

 

No. Adesso basta. Gioia Tauro è oggi un ennesimo schiaffo alle speranze di sviluppo della nostra terra e le distanze tra il Mezzogiorno e l’Europa si allungano.

 

Chiediamo: che il Presidente del Consiglio esprima parole chiare (e concrete decisioni) sul futuro di Gioia Tauro; che l’Autorità Portuale rescinda il contratto ad Aponte (Medcenter); che il Presidente della Regione Calabria convochi un tavolo di concertazione su Gioia tauro; organizzi una riunione di Giunta a Gioia Tauro aperta, magari ala presenza della deputazione calabrese in Parlamento (la parte istituzionale più assente e muta in proposito).

 

In questo senso, chiederemo nei prossimi giorni Chiederemo ai Sindaci della Piana di creare una trincea a difesa del futuro del Porto e degli incontri alle singole Autorità volti a sollecitare l’apertura di una “vertenza Gioia Tauro.

 

Avv.to Lorenzo Fascì

 

(Segretario del PCd’I della Provincia di Reggio Calabria)