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'Ndrangheta: Paolo Alvaro al centro del riciclaggio di valuta estera

'Ndrangheta: Paolo Alvaro al centro del riciclaggio di valuta estera
Dal suo bunker sotterraneo, Paolo Alvaro, il latitante arrestato dai carabinieri, "continuava a tessere le sue attivita' malavitose tenendo contatti con quella che puo' essere considerata come la 'galassia' denominata cosca Alvaro". A dirlo e' stato il ten.col. Vincenzo Franzese, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria incontrando i giornalisti per illustrare i risultati dell'operazione. Il gruppo di abitazioni dove risiedono l'arrestato, i due fratelli, i genitori e una sorella, hanno spiegato gli investigatori, e' al centro di un folto uliveto, raggiungibile soltanto da un'unica strada. "Ogni tentativo di arrivare per i controlli nei pressi di quelle abitazioni - ha detto Franzese - non poteva non essere notato dal ricercato o dai suoi familiari. Grazie alle particolari abilita' dello squadrone Cacciatori e' stato possibile arrestarlo". Paolo Alvaro e' figlio di Domenico, 78 anni, detto "u rizzu", zio del presunto boss Carmine Alvaro. Secondo i carabinieri, ha trascorso i sei anni di latitanza all'interno di quello che e' stato definito come una sorta di 'compound' abitato interamente dai suoi familiari, in contrada Saraponnica, nelle campagne di Melicucca', nella Piana di Gioia Tauro. Al momento dell'arresto Alvaro era disarmato, non ha opposto resistenza e si e' detto sorpreso per la presenza dei militari in quel luogo. All'interno del bunker sono stati trovati numerosi libri e materiale per scrivere che e' al vaglio degli inquirenti. Paolo Alvaro e' stato condannato in secondo grado a sei anni e otto mesi di reclusione, per associazione mafiosa, riciclaggio e procurata inosservanza della pena, nell'ambito dell'inchiesta "Virus", coordinata dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria, relativa al riciclaggio di ingenti somme di denaro in Paesi dell'est europeo