Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. "Calabria d'Autore": presentato il libro "Chiudi e vai!" di Antonio Calabrò

REGGIO. "Calabria d'Autore": presentato il libro "Chiudi e vai!" di Antonio Calabrò
 

Si è svolta venerdì 18 dicembre, presso stazione FS di Santa Caterina, nell'ambito della rassegna Calabria d'Autore, la presentazione del libro “Chiudi e Vai! Viaggi calabresi di un capotreno esistenziale” di Antonio Calabrò (Disoblio Edizioni). Nel corso della presentazione, introdotta da Marco Mauro, con la regia di Marco Strati e presentata da Daniela Mazzeo, sono intervenuti Saso Bellantone (Editore), Giulia Polito (Giornalista), Antonio Calabrò (Autore del Libro). Dopo i saluti introduttivi di marco Mauro, Daniela Mazzeo ha presentato i relatori e l'autore, ripercorrendo le tappe letterarie di quest'ultimo. Dopodiché, assieme a Giulia Polìto e Saso Bellantone, ha proposto all'autore un percorso di domande allo scopo di conoscere da vicino “Chiudi e vai!”. Antonio Calabrò ha spiegato quanto siano importanti sia la lettura sia la scrittura, l'una per conoscere altre visioni del mondo, l'altra per elaborare la propria, come per esempio quella sulla Calabria. Una regione, amata e odiata a un tempo dall'autore di “Chiudi e vai!”, perché da un lato è concepita da ognuno di noi come il centro del mondo e dall'altro lato potrebbe essere intesa soltanto come una regione normale, nel senso di per nulla migliore o peggiore delle altre che costituiscono l'Italia. Certo, ha continuato Antonio Calabrò, rispetto al passato si notano alcuni miglioramenti sul piano del modo di pensare, ma oggi c'è tanta discriminazione e paura, atteggiamenti che riportano al passato. Rosarno è diventata troppo velocemente un crocevia di popoli e la paura che molti provano incontrando i migranti sui treni è soltanto una paura culturale, ereditata e a volta anche causata dagli spiacevoli avvenimenti che accadono in altre regioni del nostro Paese. C'è un razzismo al contrario e non ci rendiamo conto che noi siamo esattamente come loro, come tutti i popoli che viaggiano o lavorano nella nostra terra. Quello che avviene è un esodo di proporzioni bibliche e non è possibile attualmente sapere se si arriverà a una pacifica convivenza o si assisteremo a una rivolta da parte loro. Bisogna regolarsi giorno per giorno. Una cosa che caratterizza e differenzia il personale di Trenitalia dagli operai di altre aziende è il senso dell'appartenenza, che altri ormai non provano più e che per noi, invece, ha chiarito l'autore di “Chiudi e vai!” si amplifica perché siamo sempre in prima linea e la nostra unità si installa sul senso della fatica comune e sull'onestà. È chiaro che il lavoro mi ha cambiato la vita e mi permesso di realizzare delle tappe della vita che altri oggigiorno molti raggiungono con grandi difficoltà; lo vedo sui treni, vedo tanta solitudine, follia, dolore, e mi chiedo come siamo arrivati a questo, consapevole di non poter fare nulla per cambiare in meglio la vita di qualcun altro. Anche nei giovani noto un pericolo: quello della scuola, che dovrebbe formare degli uomini e delle donne e dei cittadini coscienti, e invece si preoccupa soltanto di educare i futuri lavoratori, intendendoli come macchine e numeri. Mi piacerebbe tanto, come tutti, vivere in eterno, ha concluso Antonio Calabrò, ma preferisco concentrarmi sul viaggio e sul presente. È importante come si vive e non quanto vive, e mi auguro che il mio ultimo libro possa fare riflettere e possa spingere ognuno ad adoperarsi per migliorare la qualità della vita di tutti. Accesa infine la lanterna della Disoblio, la luce della conoscenza a irradiato Reggio Calabria con i raggi di un'opera che indaga da vicino il dolore diffuso nella nostra terra, un dolore di cui spesso non è possibile comprenderne il senso e del quale si spera di farne presto a meno.