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REGGIO. Full Service, sindacato e lavoratori non ci stanno. De Stefano (Uiltucs) sulla nota di Confindustria: “Sorpresi e perplessi”

REGGIO. Full Service, sindacato e lavoratori non ci stanno. De Stefano (Uiltucs) sulla nota di Confindustria: “Sorpresi e perplessi”
 

«C’è chi “bluffa” sulla nostra pelle. Non solo non c’è un…full, ma neanche una coppia. Anzi, c’è, ma è quella che ci ha risposto “picche”. E il “piatto” piange. Ovviamente il nostro. Perché ci hanno mandato a casa facendoci perdere il lavoro». È con amara ironia pokeristica che i 15 lavoratori licenziati dalla Full Service commentano il recente comunicato attraverso il quale Confindustria Reggio si è schierata in difesa dell’azienda di sicurezza e sorveglianza. I 15 lavoratori, affiancati dalla segretaria provinciale della Uiltucs Sabrina De Stefano, non si limitano a manifestare una loro amarezza e una loro irritazione che si affiancano alla preoccupazione per il proprio futuro, seppure accompagnate da un triste sarcasmo. Ma, insieme alla sindacalista che sin dalle prime battute sta seguendo questa vertenza, smontano la nota degli industriali reggini. E gli stessi, che garantivano la sicurezza al Cedir, a piazza Castello, all’aula bunker ed in altri siti di giustizia, promettono una imminente mobilitazione in piazza per riconquistare il posto di lavoro e per ottenere quanto ancora spetta loro, anche in risposta ad istituzioni precedentemente chiamate in causa e finora rivelatesi assenti. «Chi è stato licenziato ha fatto anche 50 ore mensili di straordinario. Abbiamo sempre lavorato con grande impegno e duri sacrifici, oltre che con professionalità. Eppure ci hanno mandati a casa e ancora ci pagano gli arretrati ad acconti. Senza di noi ci sono meno unità e più ore di straordinario che arrivano anche a 12 consecutive, a dimostrazione come, nonostante ci sia una diminuzione di commesse che crea difficoltà, lavoro da fare ce n’è – è lo sfogo dei 15 – avremmo potuto continuare noi, esperti e formati in questa delicatissima attività di vigilanza, invece dicendo “no” a cassa integrazione e contratti di solidarietà e proponendo ad alcuni solo uno strano demansionamento da guardia a portiere a retribuzione diminuita, l’azienda ci ha sbattuto la porta in faccia, dandoci solo la miseria di una mensilità lorda come incentivo all’esodo ed assicurandoci la mobilità che è un dovere e non un piacere, visto che ci hanno licenziati tra l’indifferenza delle istituzioni alle quali ci siamo più volte appellati».  A dar loro manforte c’è la De Stefano. «Le cose sono andate diversamente rispetto alla sua insolita nota. Confindustria parla di “confronto diretto e trasparente con le parti interessate e le organizzazioni sindacali”. Peccato che ci abbia coinvolti solo dopo che i lavoratori non si siano fatti convincere da una proposta di demansionamento che li ha lasciati perplessi relativamente sia all’assetto aziendale che al mantenimento del proprio posto di lavoro» sostiene la sindacalista. «Inoltre, nel comunicato si legge di “dialogo e piena condivisione delle scelte”, che “per cercare di scongiurare il licenziamento per esubero, ad alcuni dipendenti è stato proposto il demansionamento”, che “la Full Service ha registrato una chiusura netta da parte dei lavoratori” e che “l’azienda è stata costretta ad attivare la procedura di licenziamento”. Ma non è così, visto che al tavolo non si è mai parlato di procedure di demansionamento, ma solo di licenziamenti. E alla nostra proposta di cassa integrazione e di contratti di solidarietà l’azienda ha detto “no”. E che non si parli di “chiusura”, perché nessun lavoratore è così pazzo da voler perdere il proprio lavoro» prosegue l’esponente Uiltucs. «Infine, altro passaggio discutibile è “per la procedura di mobilità, l’azienda sta regolarmente pagando un contributo d’ingresso di 148mila euro”. La Full Service vuole essere ringraziata? Tralasciando la miseria dei mille euro lordi di incentivo all’esodo, si pensi che 15 persone hanno perso il lavoro, quindi il modo per sostentarsi, dal cibo ai mutui passando per le bollette. Se l’azienda è così buona, perché non ha accettato gli ammortizzatori sociali?» è l’ultima affermazione della De Stefano, che, insieme ai lavoratori licenziati, ribadisce un nuovo appello alle istituzioni locali, giudiziarie e di pubblica sicurezza ad interessarsi e promette un prossimo sit-in per chiedere l’immediata assunzione dei 15 in caso di nuove commesse vinte dalla Full Service e dalle altre imprese di sicurezza e sorveglianza e di conseguente necessita di nuove unità lavorative.