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BOVA alla marcia di Libera: "presenza giovani motivo di speranza"

BOVA alla marcia di Libera: "presenza giovani motivo di speranza"
 "Credo che la mia presenza oggi alla manifestazione in ricordo delle vittime innocenti delle mafie non sia soltanto un omaggio formale ed un ricordo di solidarieta' alle famiglie cosi' duramente colpite, ma assuma un significato di impegno civile e politico cui la Calabria, la Giunta ed il Consiglio regionale della Calabria devono inverare e costantemente tenere vivo". Lo afferma, in una dichiarazione, il presidente della Commissione contro la 'ndrangheta del Consiglio regionale della Calabria, Arturo Bova, presente oggi a Messina alla XXXI edizione della Marcia voluta da Libera e da centinaia di associazioni "'per non dimenticare' chi ha pagato con la vita coraggio civile e impegno democratico". "La presenza di centinaia di ragazzi e ragazze a questo straordinario momento di incontro su uno dei temi piu' sensibili sul presente e sul futuro della democrazia nel nostro Paese - prosegue Bova - e' motivo di sincera speranza, un sentimento che le istituzioni, a tutti i livelli, devono assumere come vincolo e mandato unitario per costruire, sotto il profilo dell'innovazione legislativa e culturale, strumenti in grado di destrutturare la forza associativa della criminalita' organizzata italiana e la sua sottile capacita' di infiltrare e corrompere le decisioni pubbliche. Gli attentati ai beni ed alle persone, gli atti di intimidazione che si consumano proditoriamente da parte di gruppi mafiosi e criminali, pur nell'abnegazione del diuturno ed instancabile impegno della magistratura e delle forze dell'ordine, impongono una rinnovata attivita' del Parlamento affinche' emani, come avvenuto per la legge Rognoni-La Torre e dopo la 'stagione delle stragi', nuovi e piu' efficaci impianti normativi per rendere davvero 'sconveniente' delinquere o riciclare i proventi dei traffici illeciti". "L'Italia - sostiene ancora Bova - e il Mezzogiorno in particolare, non possono continuare a sopportare un gravame cosi' esiziale per lo sviluppo e la credibilita' del 'sistema Paese', ne' subire la violenza e l'arroganza di chi crede che i conti non si debbano chiudere mai con la giustizia. Tutto cio' ce lo chiedono non solo le giovani generazioni, ma anche quei partner internazionali che ancora considerano l'Italia un Paese a rischio per gli investimenti, a causa, appunto, della corruzione pubblica che spesso e' accompagnata dal ricatto mafioso".