Direttore: Aldo Varano    

Azione Nazionale: "lo scioglimento del Comune di Reggio fu atto iniquo e discriminatorio"

Azione Nazionale: "lo scioglimento del Comune di Reggio fu atto iniquo e discriminatorio"
ReP
 
"Se con la vicenda “mafia capitale” è caduta la maschera sullo scioglimento del consiglio comunale di Reggio, l'azione giudiziaria con la quale sono stati arrestati alcuni dei massimi esponenti del Pd calabrese mette la parola fine ad una delle pagine più nefaste della nostra città! Fu una decisione politica messa in atto deliberatamente  per  azzerare una classe dirigente liberamente  eletta dal popolo per governare Reggio e la Calabria; un atto iniquo e discriminatorio di chiaro stampo autoritario  che ha sovvertito le regole fondamentali della democrazia, distrutto una città e criminalizzato l'intera comunità. I casi di Reggio, Roma e Rende hanno un comune denominatore: l'istituto del Commissariamento, uno strumento che è stato sottratto alla sfera
del diritto e della valutazione giuridica per essere sottomesso ad una logica politica che istruisce e decide esclusivamente su valutazioni di mera opportunità dei governanti del momento.  Mentre per i casi di Reggio e Roma la volontà politica, seppur artatamente, può essere ricondotta alla ragion di Stato, per il caso Rende la scelta politica adottata appare oggi tragicamente grave e non può in alcun modo nascondersi neppure dietro una presunta valutazione di pubblico interesse. Per Roma, infatti, nonostante la pervasiva presenza di illeciti
nell’amministrazione capitolina, per ragion di stato si è voluto evitare l’onta infamante ed irreversibile di uno scioglimento che avrebbe tacciato l’intera nazione di mafiosità; Per Reggio l’esatto opposto, la superiore ragione ha mascherato un provvedimento ingiusto e “di carattere preventivo", in un provvedimento  ecessario, secondo quanto dichiarato dall'allora ministro Cancellieri, utilizzato per mandare un messaggio al mondo
intero che rappresentasse  un'Italia  determinata a sconfiggere la Mafia. Per Rende non è possibile camuffarsi dietro la ragion di Stato, in quanto il provvedimento, deciso dal ministro Alfano nel 2013, per volontà di Renzi, risponde ad una logica esclusivamente di carattere politico intesa a tutelare una classe dirigente del PD che ha governato da sempre un piccolo centro della Calabria. Questo provvedimento rappresenta il degrado delle massime istituzioni parlamentari dello Stato sottomesse alla "ragion di partito", mercificate per difendere quel modello di classe dirigente che, e a distanza di poco tempo, la direzione distrettuale antimafia ha dipinto
come un perfetto sodalizio tra le cosche e la politica. Oggi a distanza di tre anni è sconcertante riascoltare le
dichiarazioni con le quali, con goliardica esuberanza, i massimi esponenti del PD a livello nazionale e locale hanno enfatizzato un provvedimento che ha salvato una città "bella e pulita fuori e dentro, modello di livello europeo" non certo paragonabile alla città di Reggio. Lo stesso atteggiamento della commissione antimafia, a targa PD, conferma tale strumentalità di valutazione laddove per Reggio si registrò un accanimento senza precedenti, chiedendo con veemenza ed a gran voce un intervento repressivo sino a determinare lo scioglimento dell’amministrazione di centro destra nonostante mancassero elementi di infiltrazione.
A prescindere dalle evidenti e dovute considerazioni politiche, quello che oggi si impone con tutta la sua drammaticità riguarda gli effetti devastanti dell’infausto provvedimento che ha segnato Reggio Calabria,
determinando, oltre ad un marchio vergognoso, un degrado sociale ed economico che pesa quotidianamente sull’intera Comunità. Il commissariamento, infatti, ha disatteso le promesse risarcitorie del Ministro Cancellieri non essendo stato adottato alcun provvedimento in favore della Città, di contro la gestione commissariale si è rivelata fallimentare, distante dai reali bisogni ed orientata esclusivamente al minimo ordinario senza neppure
garantire l’erogazione dei servizi essenziali e determinando la chiusura di numerose attività produttive, pubbliche e private, con la perdita di centinaia di posti di lavoro.  La stessa sospensione delle procedure per la costituzione della città metropolitana rappresenta il vulnus di quella perdita di prospettiva che ha reso diffuso un senso di abbandono e di isolamento a tutti i livelli accompagnata dalla mancata acquisizione di nuove risorse strategiche. A seguire, l'innalzamento dell'imposizione fiscale ai massimi livelli, con
pesanti ripercussioni sulla gestione delle imprese e sui consumi delle famiglie, unitamente alla sospensione o annullamento di procedimenti amministrativi quali la dismissione del patrimonio edilizio, la definizione del condono edilizio, la lotta all'evasione fiscale, procedimenti che avrebbero generato entrate nelle casse comunali di milioni di euro. In fine, il blocco dei cantieri delle opere strategiche e del decreto Reggio, con il definanziamento di ingenti risorse finanziarie comunitarie, statali e regionali. Chi dovrà risarcire Reggio Calabria per gli effetti devastanti di questa decisione politica, discriminatoria e strumentale? Chi dovrá pagare il prezzo della ragion di Stato? Lo dovrá sopportare la comunitá cittadina vittima della ndrangheta e della ragion di Stato ? Noi riteniamo che se così fosse si determinerebbe una frattura insanabile tra cittadino e istituzioni che inevitabilmente rafforzerebbe il sistema criminale! Proprio per questa ragione che  Azione Nazionale, interpretando un ruolo che storicamente la Destra reggina ha voluto e saputo rappresentare, si impegna nel rendersi interprete dei bisogni e delle prospettive di riscatto sociale di una Comunità ingiustamente penalizzata e danneggiata attivando lo strumento della  partecipazione popolare sancito dalla costituzione e dalla legislazione Europea. Una petizione popolare che, chiamando a raccolta i cittadini, dia giusta voce al legittimo ed irrinunciabile diritto all’autodeterminazione democratica ed al riconoscimento, a carico dello stato, di un provvedimento economico straordinario quale unico vero ristoro per la vessazione derivante da una comprovata ingiustizia. Nei prossimi giorni l’attività di iniziativa popolare sarà presentata alla città ed aperta alla adesione di quanti, cittadini, associazioni civiche e movimenti politici vorranno reclamare, al di là dello schieramento e oltre ogni partigianeria, il diritto per Reggio ad essere risarcita.