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Legge Urbanistica, Ance Calabria: "passare dalle parole ai fatti"

Legge Urbanistica, Ance Calabria: "passare dalle parole ai fatti"
 

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"Sulla nuova Legge urbanistica varata dalla giunta regionale avevamo espresso immediatamente forti perplessità. Abbiamo registrato favorevolmente la disponibilità a riaprire il confronto manifestata dal presidente Oliverio. Adesso occorre passare dalle parole ai fatti, per restituire piena ‘agibilità’ alle libertà economiche di fatto bloccate da quel provvedimento”. Lo afferma il presidente di Ance Calabria, Francesco Berna, in relazione alla recente normativa urbanistica approvata dal Consiglio regionale alla fine dello scorso anno. "Abbiamo appreso della volontà della Regione Calabria di costituirsi parte civile nel procedimento dinanzi alla Corte costituzionale. Non entriamo nel merito di questi profili, che non sono di nostra competenza e su cui certamente gli uffici della Regione avranno ponderato con attenzione la scelta, ma riteniamo necessario soffermarci sulle conseguenze che l’attuale legge urbanistica comporta per l’intero sistema economico regionale: cittadini, imprese ed enti locali”. Ad avviso di Francesco Berna, “la fase di incisivo adeguamento della legge non è più rinviabile. Se da un lato, e lo abbiamo detto fin dall’inizio, abbiamo apprezzato lo sforzo teso alla definizione di un sistema meno farraginoso rispetto al passato, per altro verso emergono evidenti criticità che, con il passare del tempo, gravano sul nostro tessuto sociale e produttivo. Su tutte le questioni, vogliamo sottolineare quella della decadenza dalle destinazioni d’uso. La principale conseguenza del ritorno a destinazione agricola delle aree C, D e F è quella di affossare qualsiasi slancio produttivo proveniente dal settore costruzioni e, in linea più generale, dal mondo imprenditoriale. In questo momento tutti gli investimenti sono di fatto paralizzati non solo per l’edilizia ma anche per quanti non sono nelle condizioni di pianificare l’apertura di uno stabilimento industriale, di un mall, di un albergo o di un centro direzionale. Sempre a carico delle imprese, va segnalato come questo stato di cose generi conseguenze sui bilanci, per l’automatica perdita di valore di terreni e immobili che oggi si ritrovano ad avere, ope legis, una quotazione di mercato di gran lunga inferiore rispetto ad alcuni mesi fa. Le conseguenze sugli equilibri economico-contabili rischiano di essere molto gravi”. “Non vanno tralasciate – dice ancora Berna - le ricadute negative sulle casse dei Comuni, che vedono ridurre il gettito che riguarda i beni immobili in funzione delle destinazioni d'uso. Come è stato da più parti rilevato, infatti, l'articolo 65 della Legge, determinando la decadenza delle previsioni edificatorie dei Piani regolatori nelle aree di espansione, mantiene in vita solo quelle inserite all’interno del centro abitato. Ma in città come Reggio Calabria, solo per citare quella più popolosa della regione, anche le zone catalogate come C, D ed F presentano un alto tasso di urbanizzazione. Il rischio, più che concreto– puntualizza Berna – è che questo stato di cose si traduca in un notevole inasprimento della pressione fiscale a carico dei cittadini nei confronti dei quali gli enti comunali dovrebbero elevare i tributi per i servizi essenziali. Uno scenario da scongiurare con fermezza, specie in una regione come la Calabria. Per questo motivo – conclude il presidente di Ance Calabria – auspichiamo fortemente che dal presidente Oliverio, a cui riconosciamo il merito di aver intrapreso sin dall’inizio della legislatura un dialogo costante e operativo con la nostra categoria, arrivi in tempi brevi un segnale chiaro e netto in grado di tracciare una nuova e più efficace rotta su una materia così delicata”.