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REGGIO. Arturo Bova sulla Giornata "Gerbera Gialla"

REGGIO. Arturo Bova sulla Giornata "Gerbera Gialla"
“La presenza a Reggio Calabria del Presidente del Senato Piero Grasso per la cerimonia della ‘Gerbera Gialla’, conferma l’attenzione alta del Parlamento e del Governo nella lotta alla ndrangheta ed al malaffare”.

Lo afferma il residente della Commissione consiliare antindrangheta, Arturo Bova, che ha partecipato con il Capo di gabinetto del Consiglio regionale, avv. Ugo Massimilla in rappresentanza del presidente Nicola Irto, alla manifestazione annuale svoltasi nella scuola allievi carabinieri “Fava e Garofalo”.

“Il Presidente del Senato – ha continuato Bova – nel suo intervento che condivido, ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di mantenere ‘una memoria condivisa per far conoscere alle giovani generazioni i nomi e le storie delle tante persone uccise dalla criminalità organizzata in Italia, con l’obiettivo di far emergere con la giusta evidenza le modalità di sopraffazione con cui le cosche soffocano molti territori del sud e si infiltrano in quelli del nord’. Una battaglia che va combattuta – ha detto Bova – con forte spirito unitario e su più piani di iniziativa: dalla prevenzione e sanzione dei reati, alla sviluppo culturale e delle sensibilità dei cittadini. Noi tutti abbiamo contezza, soprattutto qui in Calabria, di quanto ormai sia davvero asfissiante la presenza della ndrangheta che pretende di condizionare le decisioni pubbliche e piegarle verso il proprio interesse esclusivo, una violenza inaccettabile e incompatibile con lo sviluppo civile e la tenuta della democrazia. Diseguaglianze, corruzione – ha sottolineato ancora Arturo Bova – restano comunque l’humus più fertile per deteriorare le coscienze ed allontanare le persone, soprattutto le giovani generazioni, dalla politica e dalla partecipazione. E questo non possiamo permettercelo, anzi, dobbiamo sempre più impegnarci per sottrarre alla mafia quella che può obiettivamente definirsi come un ‘atto disperato’ da parte di quei giovani più in stato di bisogno e meno dotati di strumenti socio-culturali, e cioè l’adesione ai progetti criminali che spesso si concludono in lunghi periodi detenzione se non, addirittura, con la morte fisica e non solo civile”.