REGGIO. "La Cosa Pubblica" su operazione "Fata Morgana"

REGGIO. "La Cosa Pubblica" su operazione "Fata Morgana"
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"L’operazione “Fata Morgana” offre uno spaccato inquietante, per quanto non del tutto inedito, di intrecci tra consorterie mafiose e massoniche, imprenditoria e rappresentanza politica a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale.


Riteniamo doveroso manifestare il nostro plauso ai magistrati per quanto fatto finora. Ad essi chiediamo rapidità, profondità e rigore al fine di chiarire ogni aspetto e ogni intreccio legato a questa vicenda sia in relazione alle reali responsabilità sia in relazione all’eventuale estraneità ai fatti contestati.

Vi è però un compito che attiene alla politica ed è quello di fare chiarezza sui propri comportamenti, anche quando essi non siano di rilevanza penale. Alla politica spetta il compito di liberare la città e può farlo solo cambiando profondamente i propri atteggiamenti e gli uomini che la rappresentano.

Le parole del Procuratore De Raho sono state chiare e noi le condividiamo in pieno: “la politica non può essere aperta a tutti, bisogna fare una selezione. Non è possibile che in una città come Reggio Calabria i protagonisti occulti della politica siano i condannati per mafia”.

Proprio su questo chiediamo ai partiti e agli eletti di pronunciarsi: non è possibile restare silenti (o limitarsi a dichiarazioni generiche e conformistiche) rispetto ai dati che emergono da questa operazione e che mostrano una politica che, quando non è sollecita nell’accogliere i desiderata del presunto comitato d’affari, è certamente cedevole e incapace di distinguere, di discriminare, di ricordare la storia della nostra città, di prendere le distanze.

Ne sono la prova i numerosi contatti con parlamentari, con consiglieri regionali e provinciali; ne sono esempio le numerose iniziative pubbliche che hanno visto sedere allo stesso tavolo, a discutere di città metropolitana, decine di sindaci della provincia e più volte il sindaco e alcuni assessori della giunta comunale reggina.

In un territorio come il nostro, la lotta al potere mafioso si fa anche con segnali di esempio di fronte alla cittadinanza, gran parte della quale aspira al cambiamento, alla chiarezza, alla coerenza.

In tutt’altra direzione sono andate, invece, la recente audizione del Comitato “Reggio Nord” presso la commissione consiliare “Città Metropolitana” e le attività organizzate dallo stesso comitato negli ultimi mesi. Partecipando a tali iniziative, i nostri amministratori comunali, con la buona e nutrita compagnia di decine di altri sindaci della provincia, non hanno fatto altro che legittimare come interlocutori quanti oggi sono destinatari delle indagini, ma che già da anni, come ricorda De Raho, sono stati condannati per mafia. Ancora più inquietante è la constatazione che quelle appena segnalate sono state probabilmente le uniche iniziative pubbliche in cui si è discusso l’argomento prima di approdare alla sottoscrizione dei Patti per Reggio con il Presidente del Consiglio. Non solo interlocutori dunque, ma interlocutori privilegiati e pressochè unici.

Certamente, nulla vietava a Romeo, che aveva saldato il suo precedente debito con la giustizia, di occuparsi di politica e di avanzare progetti. Sarà la magistratura ad accertare se le sue finalità e i suoi comportamenti celassero risvolti illeciti o meno. Con altrettanta certezza, però, nessuno obbligava la politica reggina (parlamentari e amministratori locali) a sceglierlo come interlocutore e a legittimarlo. Si tratta di una scelta che, al di là degli esiti dell’operazione odierna, riteniamo grave e profondamente sbagliata.

Con tali comportamenti la politica reggina, infatti, ha dato forza e capacità di creare opinione al presunto comitato d’affari. Da dove altro verrebbe, altrimenti, la sua grande capacità di influenza sulle scelte e sul dibattito politico? Da un potere intimidatorio da nessuno mai denunciato? Dal sostanzioso pacchetto di voti che il “comitato” sarebbe stato in grado di controllare?

Non si tratta neppure, riteniamo, di leggerezze dell’ultim’ora, se pensiamo al caso dell’accordo tra Comune di Reggio e Circolo Posidonia che la Giunta Falcomatà ha deliberato nel luglio scorso (del. N. 99/2015) per l’installazione dei “lidi” sulla spiaggia di Gallico mentre essa era ancora giuridicamente area di cantiere.

La nostra terra ha bisogno di impegno vero contro la mafia ed esempi chiari e coerenti. Allo stato, invece, i messaggi che arrivano dalla politica sono, quando non di collusione, almeno di incapacità di prendere le distanze. Una incapacità che la politica condivide, va detto, con buona parte dell’associazionismo reggino, persino quello “green” e “impegnato”, che rivela invece un tenace conformismo ed una indomita tendenza a fare massa “acritica”, unendosi in troppe occasioni a progetti poco chiari e mantendendo nell’isolamento i pochi che, anche in forma associata, hanno sempre tentato di discriminare tra progetti limpidi e altri meno limpidi e di porre la massima distanza tra sé e certe storie politiche frettolosamente dimenticate dai più."

Per il coordinamento dell’Associazione “La Cosa Pubblica”

Stefano Morabito ; Leo Nucera; Antonio Zema.