L'imprenditore Nino Spano' e' stato assolto dalla Corte d'appello di Reggio Calabria dall'accusa di essere un prestanome del clan Lo Giudice. Sebbene sia l'unico assolto, Spano' non e' l'unico a sorridere. Per decisione della Corte d'appello infatti, escono infatti ridimensionate le condanne inflitte in primo grado dal collegio presieduto da Silvia Capone nel procedimento denominato 'Do Ut Des'. Assolto dall'accusa di essere capo promotore del clan e riconosciuto come semplice partecipe, passa da una pena di 20 anni di reclusione a 13 anni e 9 mesi Luciano Lo Giudice, imprenditore e manager della famiglia. L'assoluzione da uno dei capi di imputazione che gli venivano contestati arriva anche per il colonnello Saverio Spadaro Tracuzzi, considerato uno degli uomini delle istituzioni a disposizione di Luciano, condannato a 10 anni di carcere al posto dei 14 anni e 6 mesi rimediati in primo grado. Ma il collegio ha anche ridotto le pene inflitte a gregari e affiliati del clan, accusati di aver a vario titolo contribuito alle "attivita' di famiglia". Rimediano 12 anni e 8 mesi di carcere al posto dei 16 in precedenza incassati Giuseppe Reliquato e Bruno Stilo, mentre e' di 12 anni e 4 mesi piu' 2400 euro di multa la pena finale decisa per Antonio Cortese, in primo grado condannato a 18 anni come armiere del clan. E' invece di 9 anni di reclusione la pena decisa per Fortunato Pennestri', in precedenza condannato a 10 anni, mentre passa da 13 anni a 11 anni e 6 mesi quella inflitta a Salvatore Pennestri'. Infine, scende solo di qualche mese la pena stabilita per l'imprenditore milanese Giuseppe Cricri', condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado e 4 anni in secondo, mentre per Giuseppe Lo Giudice la condanna passa da 7 anni e 6 mesi a 3 anni e 8 mesi, piu' 1200 euro di multa.