LA LETTERA. Centro Per l'Impiego di Reggio Calabria – un giorno di ordinaria follia (amministrativa)

LA LETTERA. Centro Per l'Impiego di Reggio Calabria – un giorno di ordinaria follia (amministrativa)
ReP

"La scena si ripete ciclicamente: ore 6.00 c'è già tanta gente dietro la porta chiusa (aprirà solo alle 8.30) che si affanna a mettere il proprio nome su una lista, rigorosamente scritta a penna, con tanto di data di nascita (per evitare omonimie ma a discapito della privacy), che sarà quella utilizzata per accedere ai servizi del centro per l'impiego.

Ad apertura è già un delirio, con punte di un centinaio di utenti già “prenotati” che difficilmente saranno “serviti” entro le ore 12.00 (orario di chiusura degli sportelli).

All'interno la macchinetta che dovrebbe dispensare i numeri, quelli ufficiali, è rotta: da quando sono costretta a frequentare questi uffici, cioè in questi lunghi anni di precarietà, questa macchinetta non la ricordo mai in funzione.

Si naviga a vista, a meno di intoppi.

Intoppi che sono all'ordine del giorno: costantemente il servizio viene sospeso perché ”manca la connessione al server di Genova” (cosa centriamo poi noi con Genova sono in tanti a chiederselo).

Ad orario di chiusura scatta il solito trambusto: chi ha fatto ore di fila si vede costretto ad una nuova “levataccia mattutina” per prenotare di nuovo un servizio che riceverà solo se davvero fortunato.

Io il 30 giugno ho perso il lavoro: la ditta che mi aveva assunto mi ha appena comunicato che non ha più la possibilità economica di mantenermi in organico. Una notizia ferale, ma a cui ormai sono abituata da anni e anni di precariato. Ma se oltre al danno di aver perso il lavoro devo subire anche la beffa di una burocrazia ostativa... di personale spesso incompetente e arruffone, quando non arrogante... di un sistema di gestione dell'utenza che rasenta l'illegalità… allora è arrivato il momento di dire basta…

Che la Provincia si assuma le proprie responsabilità… che il Dirigente di questo ufficio sia messo di fronte alle carenze insopportabili e ne tragga la conclusione di andare a fare altro… il cittadino è stanco e forse chi ha il posto assicurato non si rende conto di cosa significhi “lavorare” davvero in questo paese…

Questa città offre servizi da terzo mondo… altro che città metropolitana… un villaggio africano è meglio organizzato."

Una cittadina indignata