TEATRO. L’Associazione Risveglio Ideale ritorna a parlare di cultura: l'intervista a Settimio Pisano

TEATRO. L’Associazione Risveglio Ideale ritorna a parlare di cultura: l'intervista a Settimio Pisano
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L’Associazione Risveglio Ideale ritorna a parlare di cultura e, di attenzioni, questa volta mancate, nei confronti del settore teatrale calabrese. Già al centro di un’accesa polemica sulla distribuzione dei contributi per gli eventi culturali, la compagine amministrativa regionale, non si è voluta neppure risparmiare la contrapposizione con il mondo del teatro che aspetta ormai da troppo tempo delle risposte. Nonostante gli incontri e le sollecitazioni che gli operatori del settore hanno indirizzato al Governatore Oliverio, tutto apparentemente proteso e interessato a sospingere la cultura, nei fatti, da registrare c’è solo una mancata regolamentazione. Appena qualche giorno fa il Governatore in una dichiarazione ufficiosa si è peraltro affrettato a rassicurare i “teatranti” anche sulla sua attenzione rivolta ad “aumentare la qualità”. E’ un esercito di volenterosi e appassionati quello del teatro calabrese che ottiene importanti risultati anche fuori dalla regione ma opera spesso in trincea barcamenandosi tra tante difficoltà anche di carattere burocratico. Ciononostante certi fiori all’occhiello, non si sa ancora bene perché, in Calabria qualcuno non li vuole portare e non abbiamo neppure un assessore alla cultura che potrebbe fregiarsi di indossarli. Su ciò che non è stato fatto e di quanto si potrebbe fare, ne abbiamo parlato con Settimio Pisano che dal 2000 cura l’organizzazione della Compagnia Scena Verticale di Castrovillari (Premio della Critica Teatrale 2003) e, dallo stesso anno è direttore organizzativo di Primavera dei Teatri (Premio Speciale UBU 2009 – Premio G. Bartolucci 2001), festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea. Dal 2012 è direttore organizzativo di More, progetto di residenza teatrale presso il Teatro Morelli di Cosenza.

Sei direttore organizzativo di due importanti progetti, Primavera dei Teatri e More, ce ne spieghi brevemente i contenuti e gli obiettivi?
Primavera dei Teatri è un progetto con una forte vocazione e proiezione nazionale. È un festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea, che scommette sui giovani artisti assumendosi un forte rischio culturale. Nonostante questo (o forse proprio per questo) è ormai diventato un punto di riferimento importante in tutta l’Italia teatrale e ogni anno arrivano a Castrovillari spettatori provenienti da ogni parte della penisola e tantissimi addetti ai lavori, tra cui i critici dei principali quotidiani nazionali. Primavera dei Teatri è un evento con una forte identità e coerenza progettuale che ha dato anche un contributo determinante alla crescita del sistema teatrale calabrese.
Il More (dal nome del Teatro Morelli) è invece un progetto di residenza con una proiezione maggiormente legata alla città di Cosenza e al territorio regionale. Il campo di lavoro e di indagine è sempre lo stesso, quello del nuovo teatro e della nuova creatività, ma con il More ci siamo dati obiettivi diversi e abbiamo voluto portare in città anche alcuni maestri della scena contemporanea nazionale. Abbiamo inoltre avviato un progetto di formazione molto articolato il cui pilastro è la scuola di teatro, con corsi destinati a tutte le fasce d’età; accanto alla scuola abbiamo avviato altri progetti di formazione del pubblico e degli addetti ai lavori.

E’ stato possibile realizzare Progetto More anche grazie al sostegno della Regione Calabria attraverso il POR FESR 2007/2013 e questo vuol dire innanzitutto che non tutti i fondi ritornano indietro, ma quanto è difficile barcamenarsi nelle maglie burocratiche della nostra regione prima di poter dire “ce l’ho fatta a realizzare il mio progetto”?
Il progetto More è solo uno dei dieci progetti di residenza nati in Calabria nel triennio 2013/2015. La nascita del sistema regionale delle residenze è stato un risultato molto importante in termini di politiche per il teatro. Di questo dobbiamo essere grati alla Regione Calabria che ha avuto il coraggio di investire in una direzione inedita e fuori dai soliti schemi, accogliendo un’istanza fortemente voluta dagli operatori del settore. La Calabria fa adesso parte del sistema nazionale delle residenze ed è riuscita ad ottenere finanziamenti ministeriali per consolidare il proprio sistema regionale. E questo è un grande successo per una regione come la nostra in cui dal famigerato FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) arriva soltanto lo 0,56% della spesa nazionale. Naturalmente i progetti di residenza hanno mostrato anche tante debolezze e, qui rispondo alla tua domanda, la causa principale è da ricercarsi proprio nelle strettissime maglie burocratiche. Dopo tanti anni di confronto e di lotta contro questo “sistema”, sappiamo perfettamente che la burocrazia è spesso imposta da mille e mille regole, norme e differenti livelli di amministrazione e controllo e che è difficilissimo, anche per chi la impone, venirne a capo. Ma crediamo anche che un’amministrazione pubblica, in uno scenario del genere, dovrebbe fare in modo che la spesa effettuata raggiunga un risultato: stanziare le risorse non basta se poi le stesse vengono inutilizzate o non producono i benefici sperati per il territorio. Detto questo, affrontando la nuova programmazione 2014/2020 sarebbe bello se la Regione Calabria riuscisse, nel programmare gli avvisi pubblici, a limitarsi a disegnare una cornice all’interno della quale lasciare la massima libertà di azione possibile ai soggetti attuatori, per fare in modo che, allentando le maglie burocratiche, i progetti messi in campo possano corrispondere quanto più possibile alla vocazione dei soggetti stessi e alle reali esigenze dei territori sui quali vengono investite le risorse. E per fare questo, è imprescindibile il coinvolgimento degli operatori del settore nella fase di pianificazione e predisposizione degli avvisi pubblici. Certo mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi...

Innegabilmente nella nostra terra tutto diventa esponenzialmente più arduo e per questo spesso ci si ritrova a lavorare in trincea, questa complessità vale ancora di più per il teatro?
Nella nostra terra tutto diventa più arduo perché evidentemente non riusciamo a dare risposte serie alla complessità generale della nostra condizione di arretratezza sociale e culturale.
Io credo, al di fuori di ogni retorica, che le classi dirigenti debbano assumersi la responsabilità del loro lavoro e debbano rispondere in maniera seria ai cittadini. E i cittadini debbano a loro volta pretendere comportamenti e risultati adeguati alla gestione della cosa pubblica. Per quello che riguarda il teatro, ma direi le attività culturali in generale, il problema da affrontare alla radice è quello della reale considerazione che si ha verso questo settore: al di là delle vuote parole e dei proclami sulla “massima importanza che ha la cultura nello sviluppo sociale ed economico della nostra regione”, sul “grande investimento che va fatto in cultura per il futuro della nostra terra”, sulla “necessità di promuovere il turismo culturale come volano di crescita”, la realtà che emerge dai fatti è evidentemente un’altra. Se si prendono in esame le politiche regionali e quelle degli enti locali in tema di attività culturali, ci si accorge facilmente che, a parte pochissime eccezioni, questo settore è considerato e regolamentato in termini di intrattenimento e improvvisazione. Sostenere le attività culturali vuol dire quindi principalmente intrattenere il turista e offrire occasioni di svago ai cittadini, sostenendo attività gestite per la maggior parte da operatori occasionali che vivono principalmente di altri mestieri e professioni. Nel centro commerciale delle politiche regionali e comunali, le attività culturali le trovate nel capannone dell’hobbistica e del fai date. Da Brico.

Sulla scia della bufera agostana, sollevatasi intorno ai finanziamenti regionali per gli eventi culturali, s’innesta la più recente polemica sui finanziamenti destinati questa volta ai circuiti teatrali. In Calabria c’è ancora spazio per sorprendersi su quanto accaduto?
Quelle dei finanziamenti destinati agli eventi culturali e ai circuiti sono due distinte vicende che hanno però una stessa radice. Entrambe fanno parte di uno scenario in cui all’impegno da parte del Presidente della Giunta Regionale, che sta producendo un sforzo importante in termini di risorse stanziate nel settore, non è finora corrisposta un’azione tecnico/amministrativa adeguata. L'intenzione, confermata dalle risorse messe in campo, è quella di promuovere e sostenere le attività culturali, ma il risultato è invece una forte penalizzazione, specie delle realtà più virtuose con progetti di portata nazionale e con una reale storicità. Sul fronte degli eventi, i maggiori festival della nostra regione stanno per chiudere questo 2016 con grossi buchi di bilancio. Per darti un'idea, la "manovra agostana" è costata a Primavera dei Teatri 37.000 euro di debiti. Non mi pare un gran modo di fare promozione culturale. Per il finanziamento ai circuiti, invece, è stato elaborato un bando che spesso contraddice la normativa statale e che non mi pare abbia alla base una visione seria del sistema teatrale regionale. Ecco, probabilmente l'aggettivo "serio" è quello che meno si addice a qualificare entrambe le vicende. E questo si collega a quanto dicevo prima: finché, al di là dei proclami, si continuerà a considerare quello delle attività culturali un settore di serie b, saremo probabilmente costretti ad assistere a vicende di questo genere e ci sarà poco spazio per sorprendersi "veramente": nella testa dei politici, degli amministratori e di gran parte dei cittadini si continuerà a pensare "cos'è tutta questa indignazione, che sarà mai, per qualche spettacolo annullato! E poi, con la crisi che c'è, vediamo di pensare alle cose serie!" Ed ecco che torna l'aggettivo "serio"...

Cosa bisognerebbe fare allora in Calabria per rilanciare le attività culturali in generale e quelle teatrali in particolare?
Beh, forse da queste ultime vicende possiamo imparare qualcosa. I fatti ci dicono che: 1) Il Presidente della Giunta Regionale sta producendo un impegno importante per il settore. 2) Questo impegno è stato finora vanificato dall'azione tecnico-amministrativa. 3) Il Presidente ha tenuto per se la delega al settore senza nominare un assessore al ramo.
I fatti ci suggeriscono che probabilmente il Presidente dovrebbe essere affiancato da uno staff tecnico autorevole e capace di concretizzare il suo impegno attraverso un’azione amministrativa adeguata che abbia alla base una visione di quello che dovrebbe essere lo sviluppo del sistema delle attività culturali regionali. Ma questo presuppone una reale presa di coscienza del ruolo che le attività culturali possono e devono svolgere nella nostra regione. Altrimenti, continuando a considerarlo un settore di serie b, continueremo a pensare che chiunque con una minima esperienza tecnica (o addirittura anche senza) possa regolamentarlo. Continuo a parlare di "attività culturali " perché è il campo che conosco meglio, a differenza di quello dei beni culturali che ha problematiche in parte differenti.
Un altro aspetto sul quale è necessario insistere è il coinvolgimento degli operatori del settore nella fase di ideazione delle strategie e poi nella predisposizione delle azioni da realizzare. Se questo coinvolgimento ci fosse stato già per la stesura del bando sugli eventi e sui circuiti avremmo certamente evitato gran parte di queste controverse vicende.
Infine bisognerebbe investire di più in termini di opportunità di confronto. Il confronto nella nostra regione manca a più livelli. Da quello puramente artistico con quanto accade in ambito nazionale e internazionale, al confronto istituzionale sulle buone pratiche nell'ambito delle politiche culturali. La Regione Calabria è stata in questi anni costantemente assente in tutte le occasioni pubbliche in cui le altre regioni e il Ministero si sono confrontati su questi temi, almeno per quello che riguarda il teatro. Pur essendo forse la regione italiana con maggior bisogno di ascoltare, di vedere cosa e come fanno gli altri, di confrontarsi e di apprendere da altre esperienze. Invece continuiamo a sfornare norme e bandi fatti in casa, guardando solo a noi e al nostro territorio, accontentandoci di fotografare un esistente che spesso non esiste.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Gli impegni immediati riguardano da una parte la tournée dei nostri spettacoli e dall’altra l’allestimento del nuovo lavoro di Saverio La Ruina che debutterà a dicembre al Piccolo Teatro di Milano. Parallelamente, stiamo ragionando sulla prossima edizione di Primavera dei Teatri, anche se puoi immaginare con che spirito e che entusiasmo

Giovanna SENATORE
Componente RISVEGLIO IDEALE