Sono alcuni dei reati, tutti aggravati dalla finalita' mafiosa, contestati a vario titolo alle 26 persone, appartenenti, secondo la Dda di Reggio Calabria, alla cosca Condello operante nella citta' dello Stretto e nell'hinterland, fermate nell'ambito dell'operazione "Sansone", eseguita stamane dai Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria.
Complessivamente, le indagini avrebbero permesso di documentare 20 episodi estorsivi, consistiti nella pretesa di ingenti somme di denaro, ai danni di imprese operanti nei settori della raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle costruzioni in generale o del movimento terra.
Le ditte erano impegnate nello svolgimento di servizi ed opere, sia private che di interesse pubblico, i cui proventi sarebbero stati suddivisi tra le cosche alleate dei Condello, il cui potere si estendeva anche su Villa San Giovanni, centro limitrofo a Reggio, grazie ai collegamenti con i Buda-Imerti, secondo equilibri maturati in seguito alle sanguinose guerre di 'ndrangheta che negli anni Ottanta e Novanta contrapposero il clan a quello dei De Stefano di cui i Condello erano originariamente alleati.
L'operazione "Sansone" e' frutto del lavoro svolto in
contemporanea dal Ros, incaricato sia delle ricerche di Domenico
Condello, 60 anni, detto "U Pacciu", inserito nell'elenco dei
latitanti piu' pericolosi stilato dal Ministero dell'Interno, che
delle attivita' di contrasto all'assetto associativo della cosca
Condello, e dal comando provinciale di Reggio Calabria, interessato
alle dinamiche criminali delle cosche Zito-Bertuca e Bud-Imerti,
operanti nell'area di Villa San Giovanni (Rc), Fiumara (Rc) e
dintorni, nonche' alle attivita' dei Garonfalo, operativi a Campo
Calabro (Rc).
Il punto di contatto delle due indagini e' costituito dall'influenza della cosca
Condello nell'area di Villa S. Giovanni (Rc) e nelle zone limitrofe.
Le indagini hanno messo in luce la presenza, nell'area
villese, di una forte pressione estorsiva e di un controllo
criminale esercitato congiuntamente, da piu' cosche, in modo
capillare come attesterebbero le parole di uno degli indagati
che, nel corso di un colloquio in carcere con la sorella e con
il nipote, invito' i familiari a riferire ad un complice
incaricato della riscossione dei proventi estorsivi di "non
lasciare scampo a nessun", indicando loro un imprenditore che
doveva essere il primo a pagare.
Il controllo esercitato sul territorio era cosi' ampio e
penetrante che gli esponenti delle consorterie mafiose, oltre a
condizionare la vita economica del territorio villese dove
l'avvio di iniziative economico-imprenditoriali doveva ricevere
il placet degli esponenti delle varie cosche, erano in grado di
risalire agli autori dei furti in abitazione e di veicoli, dei
danneggiamenti, e di attivarsi per la restituzione dei beni ai
legittimi proprietari, anche dietro il pagamento di una somma
di denaro.
I rapporti tra le cosche avrebbero anche fatto registrare
criticita' derivanti dalla duplicazione delle richieste
estorsive tali da determinare, in alcuni casi, incontri diretti
tra i referenti dei diversi schieramenti finalizzati a chiarire
le rispettive posizioni.