“Il secondo punto –ha aggiunto il presidente della Regione- riguarda il rapporto tra Stato e Regioni e la confusione che viene determinata dalla cosiddetta legislazione concorrente attraverso cui è difficile stabilire dove finisce la competenza della Regione e dove comincia quella dello Stato. L’80% del contenzioso che grava sulla Corte Costituzionale riguarda proprio questo malinteso rapporto. E’ necessario, quindi, un ordinamento diverso, attraverso cui stabilire con chiarezza dove e su quali materie c’è la competenza del primo rispetto alle seconde e viceversa. Finora ho ascoltato argomentazioni diverse nel variegato schieramento che sostiene il NO alla riforma, ma non ho ancora sentito uno solo mettere in discussione la necessità di superare il bicameralismo paritario che , lo ripeto, rimane il cuore di questa riforma. E anche rispetto a quelli che dicono che questa è una riforma confusa e che subito dopo il 4 dicembre, se dovesse prevalere il no, si metterà immediatamente mano ad un’altra proposta, più seria e condivisa, davvero credete che costoro possano avere l’interesse, la capacità e la stessa unità di intenti per sedersi intorno ad un tavolo e lavorare celermente ad una nuova proposta di riforma? Non prendiamoci in giro.
Passeranno almeno altri venti anni prima che si arrivi ad una nuova proposta di riformare lo Stato”. “L’ultima cosa su cui voglio soffermarmi –ha detto, ancora, il presidente della Giunta regionale- è quella che riguarda l’uso distorto di un voto che non può essere utilizzato per bocciare un governo o una giunta regionale. Al centro della riforma c’è qualcosa che va ben aldilà di un governo o di una giunta regionale o, addirittura, di un congresso interno al Pd ed è l’interesse dell’Italia, il suo futuro. Agli amici e ai compagni, anche a quelli del Pd che oggi sono schierati sul fronte del No, mi permetto di dire di riflettere sul fatto che qualora il No dovesse prevalere, anche con le percentuali che si agitano in questi giorni, il risultato sarebbe il frutto di un guazzabuglio, di un combinato/disposto sciagurato. Ecco perché dobbiamo utilizzare questi giorni che mancano alla data del 4 dicembre per sollecitare nei nostri concittadini una riflessione seria, onesta, nel merito, sul cuore di questa riforma.
Nel corso della storia, quando gli italiani furono chiamati, attraverso il referendum, a scegliere tra repubblica e monarchia, ci fu una parte del Paese, il Sud, che andò contro corrente. In quel passaggio si accentuò il dualismo tra Nord e Sud perché il Mezzogiorno, rispetto al futuro che allora era rappresentato dalla scelta per la Repubblica, si schierò dalla parte sbagliata. In quel passaggio delicato e importante la città di Cosenza rappresentò un’avanguardia schierandosi dalla parte giusta”. “Io credo –ha concluso Oliverio- che anche questa volta, in questo nuovo passaggio storico per la vita del Paese, il Mezzogiorno e la Calabria ci staranno da protagonisti e dalla parte giusta, per riconquistare il peso e la considerazione che meritano Se lo faremo, se staremo dalla parte del cambiamento, conquisteremo maggiore forza e maggiore peso specifico. Sono sicuro che questa aspettativa non sarà delusa e che da questa parte del Paese e dalla Calabria verrà un contributo determinante per scrivere una pagina importante della storia e del futuro del nostro Paese”.