Una "Riformicchia", peraltro, illegittima nel metodo e negativa nel merito imposta in modo inedito dal Governo, a colpi di maggioranza senza il coinvolgimento di tutte le forze politiche presenti in Parlamento che rischia di stravolgere in modo irreversibile gli assetti della Repubblica Democratica Parlamentare .
Una riforma dunque che afferma partitocrazia e la deriva autoritaria che rende l’Italia più debole al cospetto dell’Europa - così come vorrebbe la Merkel .
E' falso parlare di fine del bicameralismo, resterebbe in piedi un senato quale dopolavoro per Sindaci e Consiglieri Regionali i cui poteri risultano confusi, mentre rimangono tutte le relative spese di funzionamento, in contraddizione ai proclami di risparmio e spending review.
Dalla nuova spinta centralista, secondo la riforma Boschi-Renzi aumenteranno i conflitti tra Camera, Senato e Regioni; non si conseguirà alcun risparmio. Altro che rinnovamento: vi sarà la mortificazione dei territori in palese violazione dei principi fondamentali raccolti nella prima parte della Carta Costituzionale sulla valorizzazione del decentramento ex art. 5 della Costituzione. Al fine meramente illustrativo, basterà pensare che anche le grandi opere saranno tutte centralizzate, ad esempio la centrale a carbone di Saline Joniche, per la quale vi è stato il diniego da parte del Consiglio Regionale della Calabria, sarà sicuramente realizzata, tenuto conto degli intenti governativi di fattibilità contro la volontà delle autonomie locali, i cui rappresentanti sono i veri conoscitori dei territori e delle esigenze degli stessi. Con la Costituzione Renzi-Boschi tale opera sarà imposta dal Governo Centrale a dispetto del deliberato Consiglio Regionale che all'unanimità aveva formulato con alto senso di responsabilità e coscienza civica la propria contrarietà ad un'opera nociva alla salute dei Calabresi e dei Reggini in particolare.
Il decentramento, invece, risponde ad una logica di valorizzazione del territorio in base alle proprie vocazioni, alle proprie peculiarità ed alle proprie caratteristiche, importanti per valutare in modo differenziato e progettare condizioni di sviluppo ordinato e di crescita. Ad esempio la Calabria dovrà puntare su agricoltura e turismo anziché pensare a logiche industriali inopportune. Continueremo fino al 4 dicembre con ferma determinazione il nostro lavoro per impedire che si realizzi una "dittatura" e contro l’avvento delle oligarchie. Serve una reazione popolare convinta per mettere al riparo i valori Costituzionali minacciati da una riforma insensata.