"La drammatica situazione dell’aeroporto dello Stretto impone alla classe dirigente reggina di serrare le file ed esercitare un rilevante ruolo di interdizione rispetto ai processi d’involuzione in atto che, in mancanza di risposte immediate e di forti prese di posizione, diverranno inesorabilmente irreversibili. Ora più che mai, è il momento di ritrovare unità e coesione per porre un argine all’emergenza, in attesa di un rimedio efficace e definitivo. Sul “Tito Minniti” non può e non deve calare il sipario: ne va del futuro dei tanti lavoratori e del sacrosanto diritto alla mobilità di centinaia di migliaia di cittadini. È infatti inaccettabile che un vasto ed eterogeneo territorio come quello della nuova Città Metropolitana, già frammentato e segnato da un notevole deficit infrastrutturale, venga privato nel del suo strategico scalo la cui fatale chiusura ne determinerebbe un drammatico isolamento. Allo stesso modo, è assurdo pensare all’aeroporto di Lamezia, da Reggio distante più di cento chilometri, come unico punto di riferimento per una regione in cui la qualità dei collegamenti, sia per quanto riguarda la rete stradale che ferroviaria, rimane comunque disomogenea in termini territoriali e funzionali. Si guardi, ad esempio, alla linea ferrata Jonica o alle criticità del sistema viario nei piccoli centri aspromontani. Bisogna, viceversa, riprendere e potenziare la giusta connessione con il resto del Paese: le prospettive di un concreto sviluppo economico e sociale sono infatti strettamente legate all’incremento della mobilità di persone e merci. La storia lo insegna. Infrastrutture come strade, aeroporti, linee ferrate, porti rappresentano un asset economico cruciale per la crescita di un’area. Qui invece da decenni si ridimensiona, si taglia, si sopprime, si sciupano occasioni spesso nell’indifferenza generale, ancor di più contro la volontà degli amministratori locali. Questa dell’aeroporto di Reggio è però una questione non più rinviabile: a breve, l’ ALITALIA attuerà il proprio disimpegno cancellando tutte le tratte determinando di fatto la fine dello scalo. Significherà un grave pregiudizio per i livelli occupazionali, con il licenziamento dei dipendenti dell’ex società di gestione, Sogas e l’assoluta incertezza per il personale Alitalia. Un quadro che, in mancanza di un intervento deciso della politica, rischia di diventare davvero esplosivo. In questa direzione, per scongiurare l’ennesimo processo di marginalizzazione del territorio e l’escalation di un conflitto sociale difficilmente governabile, sento di dover lanciare un appello agli attori protagonisti di questa vicenda affinché vengano individuate soluzioni celeri e concrete. Si apra perciò al più presto un tavolo ministeriale di crisi che metta insieme tutte le forze politiche istituzionali della regione in grado di mettere ordine alla vicenda e si faccia chiarezza su eventuali responsabilità. Un primo auspicio è che si ponga fine all’esercizio provvisorio dello scalo accelerando l’iter del bando per la nuova gestione. Confido nel fatto che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Delrio presti particolare attenzione alle problematiche più volte evidenziate e, allo stesso tempo, mi auguro che l’intera deputazione calabrese; il presidente della Regione, Mario Oliverio; i consiglieri regionali, il presidente della Provincia e il sindaco della Città Metropolitana dimostrino insieme a tutti gli attori sociali, compreso il movimento di cittadini attivi costituitosi a difesa dell’aeroporto , di voler superare gli steccati tradizionali degli schieramenti e si ritrovino uniti in una battaglia di civiltà e di sviluppo per l’intera area. "
Dott. Giuseppe Pedà
Componente Giunta Provinciale