REGGIO. Assalto ai De Stefano. Questore Grassi: attacco frontale alla cosca egemone in città

REGGIO. Assalto ai De Stefano. Questore Grassi: attacco frontale alla cosca egemone in città
Hanno spolpato la societa' mista pubblico-privata incaricata della raccolta dei rifiuti a Reggio Calabria e nell'hinterland fino a farla fallire nel 2012.

 Niente dell’attività della societa' Fata Morgana sfuggiva alla potente cosca dei De Stefano, decapitata oggi dalla squadra mobile di Reggio Calabria con il fermo dei boss Orazio e Paolo Rosario e di tre presunti affiliati al clan.

    Un'inchiesta che rappresenta, per dirla con le parole del questore Raffaele Grassi, un "attacco frontale dello Stato alla cosca egemone in citta'", oltre ad una "risposta efficace, insieme alle altre operazioni dei giorni scorsi condotte dalle forze dell'ordine, dopo i reiterati atti di violenza e di intimidazione contro operatori economici e strutture commerciali" compiuti in citta' nei giorni scorsi.

    Il clan si era infiltrato nel lucroso settore economico rappresentato dallo smaltimento dei rifiuti che si regge su lauti finanziamenti pubblici molti dei quali intercettati dalla 'ndrina. Dall'indagine Trash e' emerso che i De Stefano non solo avevano messo le mani sulla Fata Morgana - che gestiva la raccolta dei rifiuti non solo in citta' ma anche in 18 comuni dell'hinterland - ma controllavano anche alcune societa' private operanti nell'indotto, ed in particolare nella fabbricazione e manutenzione dei mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti, imponendo il pizzo, i propri fornitori e persino il personale da assumere.

    A capo di tutto, secondo i magistrati della Dda e gli investigatori della mobile, c'era Orazio De Stefano, di 58 anni, fratello del capo storico don Paolo ucciso in agguato mafioso nel quartiere Archi di Reggio il 13 ottobre 1985. Orazio era stato catturato una prima volta dalla squadra mobile reggina nel 2004 dopo 16 anni di latitanza. Era lui a dirigere l'infiltrazione nel settore della raccolta dei rifiuti ed a stipulare patti spartitori con le altre cosche interessate allo stesso settore. In posizione subordinata vi sarebbe stato il nipote Paolo Rosario, che di cognome si chiamava Caponera, sino al 2002, quando ha acquisito il cognome De Stefano essendo stato riconosciuto come figlio legittimo del defunto boss Giorgio Carmelo.

    Nel tempo, per l'accusa, ha affermato la sua leadership criminale gestendo la latitanza dello zio Orazio fino al 2004, divenendone la sua "longa manus". Anche Paolo Rosario e' stato latitante dal 2005 al 2009 quando e' stato arrestato dalla mobile reggina. Sarebbe stato lui ad incontrare le parti offese, tra cui il direttore tecnico della Fata Morgana Salvatore Aiello - che poi ha collaborato con gli inquirenti - al quale faceva le richieste estorsive riscuotendo le somme di denaro.

    Secondo quanto emerso nel corso dell'inchiesta, i De Stefano avrebbero costretto Aiello a consegnare, a partire dal 2002, una somma di 1.000-2.000 euro per ciascuna commessa e, a partire dal 2005, 15.000 euro mensili agli esponenti della cosca. (fonte ansa)