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REGGIO. Ma per Falcomatà il municipio è cosa o casa sua, di NINO MALLAMACI

REGGIO. Ma per Falcomatà il municipio è cosa o casa sua, di NINO MALLAMACI
(REP) di NINO MALLAMACI - Con l’entrata in vigore della legge di riforma delle Autonomie locali, la 142/90, si aprì quella che unanimemente fu definita una fase costituente per tutti i Comuni e le Province italiane.

Si crearono commissioni, si convocarono esperti, si tennero centinaia di dibattiti e confronti in ogni angolo del Paese, compresa la nostra città, ai quali i cittadini furono chiamati a partecipare e in effetti parteciparono massicciamente.

Al termine di quel percorso, genuinamente democratico, ogni Ente locale si dotò della sua piccola Costituzione, lo Statuto, e del suo regolamento. In consiglio comunale, a Reggio, si discusse molto e approfonditamente, col contributo di eminenti personalità di tutti i partiti, compreso l’allora consigliere comunale di opposizione Italo Falcomatà.

Il dibattito fu molto acceso su tanti temi, di svariata natura, ma uno dei pochi argomenti sui quali ci fu poco da battagliare fu quello sulle incompatibilità e sulle inconferibilità di incarichi di emanazione comunale, ciò in quanto le norme approvate allora poggiavano su un solido presupposto etico – giuridico: le nomine rispondono ad un interesse pubblico, e i soggetti scelti devono godere di ampi spazi di autonomia decisionale e non possono essere condizionati, nel loro agire, da simpatie politiche o addirittura da appartenenze partitiche. Rovescio della medaglia: a nessun titolare di pubblica funzione  può essere consentito di utilizzare questo strumento per accontentare amici e parenti, ovvero soggetti che hanno contribuito alla tua elezione fornendoti supporto elettorale o di altro genere. Questi sono principi etici, oltre che giuridici, e proprio per questo motivo non sono soggetti ad interpretazione: vanno solo applicati, in particolare da coloro che hanno ricevuto un mandato popolare non esclusivamente, ma certo in maniera preponderante in ragione di tali motivazioni.

Dal 1990 ad oggi le basi etico – giuridiche di quelle scelte statutarie non hanno certo perso di rilevanza; anzi, dopo lo sfacelo degli ultimi 25 anni si può affermare senza tema di smentita che quelle basi hanno bisogno di fondamenta ancora più forti e più profonde, tanto che l’Autorità anti corruzione della quale parla il sindaco è nata proprio in quest’ultimo periodo per cercare di far fronte a uno  dei mali peggiori che affliggono l’Italia.

L’operato di Giuseppe Falcomatà, dalle nomine, al Miramare, alla formazione del suo staff, all’utilizzo del potere suo e dei suoi consiglieri per vessare onesti cittadini che cercano solo di lavorare per vivere dignitosamente, la cacciata di chi non segue i diktat del capo su votazioni o referendum, ecc. ecc., dimostrano un comportamento perlomeno disinvolto rispetto a questo tema. Quanto agli aspetti penali, gli organi preposti se ne stanno occupando e certamente tireranno le loro conclusioni senza farsi influenzare da chicchessia.

Emerge, al di là di tali aspetti, una volontà pervicace di fare del Municipio non una casa di vetro, come si diceva una volta, ma una casa e una cosa privata, in mano a pochi miracolati guidati da un ragazzino viziato, che non intende spartire i propri giocattoli con nessuno che non appartenga alla sua ristretta cerchia di amichetti. Questo non può essere assolutamente tollerato.

L’altro giorno un signore, parlando dell’operato del sindaco in questo ambito, e tralasciando dunque le enormi lacune gestionali e amministrative derivanti dall’incapacità del primo cittadino accompagnata dall’abitudine deleteria di attorniarsi di signorsì, diceva che questa fase è molto più delicata della precedente; ciò in quanto la fiducia data dalla città a questo ragazzo sembrava da ultima spiaggia, elargita a piene mani a una persona giovane, pulita, libera dai retaggi del recente passato. Un ulteriore fallimento, quale si va profilando, non farebbe altro che gettare nello sconforto chi ci ha creduto, allargando il fossato tra i cittadini e il Palazzo. Sta in questo risvolto drammatico la peggiore colpa di Giuseppe Falcomatà: la sua sconfitta è la sconfitta della speranza stessa di rendere Reggio una città migliore.

Reggio Calabria, 21.9.2017