Ma qui c’è la prima cosa che non torna. Se Berlusconi riunifica l’attuale Cdx al partito che gli sta tenendo Grillo significa che i 5s restituiscono i voti sottratti a Berlusconi e subiranno una notevole cura dimagrante. Problema: Grillo, in questo caso, dove prende la montagna di voti per rimpiazzare la restituzione di quelli tolti a suo tempo al Cavaliere per poter giocare da primo competitor contro il Cdx (in crescita) nella partita per la conquista del Palazzo, secondo i dettami imposti da gran parte (non tutti) gli osservatori, dal Fatto e dalla Gruber col giochino: Lei chi sceglie tra Grillo e Berlusconi? In realtà, al momento, Cdx e M5s sono collegati: se sale uno scende l’altro, e viceversa.
Di questo legame c’è tra gli interessati consapevolezza. Berlusconi ripete un giorno sì e l’altro pure che il problema italiano è quello di fermare il M5s che rappresenta un grande pericolo per l’Europa. Insomma, è il nemico da abbattere (e non lo dice solo per nascondere i pericoli che vengono da Salvini e FdI che nulla hanno da invidiare al populismo dei 5s). E Di Maio, la sera stessa del colpo ricevuto in Sicilia rinunciò al dibattito con Renzi annunciando che il nemico era il Cdx di Berlusconi. Entrambi si sono scelti con la stessa determinazione (e inutilità) dei Duellanti di Joseph Conrad.
Certo, il legame tra i due blocchi potrebbe essere risolto attingendo dal grande mare dell’astensione. Ma la speranza è debole e, fin qui, i fatti hanno sempre smentito questa ipotesi. Nessuno (non soltanto i 5s) è riuscito fino ad ora ad allungare le mani sul tesoro dell’astensione. Non è riuscito il Pd di Renzi, non ce l’ha fatta il M5s né in Sicilia, né ad Ostia, né altrove. Non c’è riuscita la sinistra radicale, se non nei sondaggi (a pagamento) che la davano in Sicilia al 15% e più forte del Pd. L’unica volta in cui la massa astensionista, da quando s’è formata, ha deciso (in parte) d’intervenire è stato nelle elezioni referendarie, ma resta un mistero in che misura lo abbia fatto per il sì o il no. Il dilemma, allo stato dei fatti, è quindi chiaro: o non è vero che il Cdx svetta verso un forte recupero elettorale, o non è vero che lo scontro si giocherà tra Berlusconi e M5s con una massa tendenzialmente uguale di voti.