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Bagni di folla in Calabria

Bagni di folla in Calabria
salviniNORD Domenica 18 Marzo, c’è fermento elettrico in un paese della provincia di Reggio: giovani e meno giovani, donne e bambini e uomini, letterati, professori, contadini, caprai, professionisti, operai e studenti, tutti convergono verso l’appuntamento con un uomo che sta realmente donando qualcosa a questa Calabria amara. L’entusiasmo è dilagante, c’è allegria nell’aria, i selfie si sprecano come le strette di mano.

La presenza di Gioacchino Criaco colma la sala di Siderno, il suo ultimo libro “Le Maligredi” è una nuova perla della sua avventura letteraria, i brani letti strappano scrosci di applausi ripetuti, il carisma, la sua grande capacità comunicativa, le sue idee chiare trovano una sponda fertile nell’affezionato pubblico dei lettori. Calabresi che leggono, vero. Che si fanno un’idea, connettendosi con l’esperienza di uno scrittore che rifugge la banalità di schemi atrofizzati e facili.

Per i calabresi che invece non si connettono alla realtà, l’appuntamento è in un altro paese, ridente luogo della tirrenica, crocevia del mondo. Dove sembra che la miseria intellettuale e la povertà concettuale sia stata portata solo dagli immigrati di colore, quelli sfruttati nei campi come lo erano nelle piantagioni di cotone dell’Alabama prima dell’abolizione della schiavitù.

Il segretario di un partito che da decenni ha come primo punto del programma l’imperativo slogan” Prima il Nord” scende in Calabria e riscuote consensi sorprendenti. Vittime della sindrome di Stoccolma, furbastri che cercano postazioni di potere, o più semplicemente ingenui come furono molti dei Sanfedisti, non si sa. Ma è d’obbligo cercare di capire perché la Calabria sia caduta in questa trappola così banale, eppure così efficace.

Schemi banali per menti banali, quelli buoni per chi si schifa solo ad aprire le pagine di un libro. Per quelli che non vanno oltre gli slogan dell’immediato. Per chi non apre un giornale, non guarda un film, una serie tv, per chi non sa cosa sia il teatro, l’opera, la musica rock, i quadri di Caravaggio. Per chi vive nel proprio eremo di mattoni e cemento, per chi non si pone domande, non riflette, non connette le informazioni, che pure ci sono. Ma anche quelli che sono stati lasciati indietro senza che nessuno qui in Calabria si sia impegnato o sia riuscito a spezzare la loro solitudine di fronte al crescere delle difficoltà. La banalità del nulla.

A Siderno Gioacchino Criaco, a Rosarno Salvini segretario della Lega Nord. Folla per entrambi, le molteplici anime di questa Calabria orgogliosa e oltraggiata, di questa Calabria senza un futuro, senza un progetto, senza uno straccio di filosofia, senza una speranza, con singoli cuori e menti che si ribellano e cercano, spesso invano, di ridare fiato alla voglia di cambiare.

Emerge sui mass media Salvini. Pochi parlano di Criaco, rispetto al leader della lega. Perché è vero, la notizia è quella. Che i calabresi riflettano e tentino di uscire dalle difficoltà non fa notizia. Che abbraccino invece quelli che hanno sottratto risorse, denaro e opportunità al Sud è davvero uno scoop. Peggio di un uomo che morde il cane. Non è follia, non è masochismo, e neanche perversione.

Cosa sia non lo so. Resta solo questa grande desolazione, e questa solitudine, e questa voglia di fuggire via, come da un’amante infedele, che ti tradisce col tuo peggior nemico.

È la Calabria, disperata e afflitta, e adesso anche zoppa. La Calabria che, una volta ancora, s’inchina ai suoi irriducibili nemici.