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L’ANALISI. Il Cdx, Salvini e l'insostenibile leggerezza del M5s di Di Maio

L’ANALISI. Il Cdx, Salvini e l'insostenibile leggerezza del M5s di Di Maio
itre Quanto pesa sullo svolgimento della crisi politica il retropensiero di un possibile rapido ritorno alle urne? E i leader stanno lavorando alla formazione del governo o a proseguire la campagna elettorale per le prossime elezioni?

Gli interrogativi si accumulano e provocano confusione anche perché s’intrecciano al racconto della crisi proposto da una nuova generazione di analisti che, fortemente condizionati dalle culture televisive dei talk show, puntano su ciò che colpisce anziché su ciò che è probabile. Da qui lo squilibrio tra l’importanza assegnata a gesti, dichiarazioni e perfino telefonate tra i protagonisti (veri o presunti) della crisi e la scomparsa di riflessione sugli elementi strutturali che condizionano lo svolgimento politico. Peggiorano il quadro le “mosse” dei leader ormai studiate e decise dai rispettivi staff che curano immagine e comunicazione in modo separato dal dipanarsi del fenomeno politico. Il risultato è la continua oscillazione di giornali e giornalisti tra una cosa e il suo contrario e la gara a trovare spiegazioni stravaganti e inedite. E’ l’audience, bellezza!, direbbe il vecchio Bogart.

L’esempio più clamoroso è stato il centro destra dato a pezzi la sera in cui Salvini decise di non votare il candidato alla presidenza del Senato indicato da Berlusconi. Per 16 ore il centro destra andò in frantumi rendendo impossibile qualsiasi ricompattamento. Salvini e il Cavaliere diventarono i Duellanti di Conrad: nemici irriducibili e per sempre. Gli italiani seguendo televisioni e quotidiani ebbero una certezza (naturalmente assoluta): Salvini aveva mollato Berlusconi per sempre. Il Caimano era finito. Il governo Di Maio-Salvini, con l’espianto di Berlusconi e Fi, era la nuova Italia e aveva piallato per sempre Forza Italia e Pd, anzi, Renzi e Berlusconi (la personalizzazione evita la fatica dell’astrazione e funziona meglio nella comunicazione). La inconfessabile e pericolosa relazione Renzi/Berlusconi con le sue perverse ambiguità, oggetto tanto amato dagli analisti, era finalmente cancellata.

Una manciata di ore e fu contrordine. Senza stupore alcuno. Il centro destra mai tanto compatto, compresi i corrotti e corruttori di Fi al seguito del Caimano, definirono nei dettagli un accordo di ferro: i 5s votarono al Senato l’Alberti Casellati, berlusconiana doc di Fi, i berlusconiani scelsero il 5s Fico. La discutibile Casellati diventò seconda autorità dello Stato coi voti degli incorruttibili 5s; l’onesto Fico diventò presidente della Camera coi voti determinati e concordati dei corrotti berlusconiani.

Gli analisti spiegarono il perché ineluttabile del governo tra 5s e centro destra. Berlusconi, intervistato, si disse addirittura disponibile a fare il ministro degli esteri di un governo 5s/centro destra (di cui non definiva i contorni) per dare una mano a Salvini e Di Maio in Europa. Nessun analista avanzò l’ipotesi che nella battaglia delle presidenze Di Maio aveva compromesso gran parte dei progetti inseguiti dal M5s accettando il principio che i rapporti di forza, piaccia o no, in ultima istanza, dettano l’agenda politica.

Mentre tutti si scoprivano come nelle favole felici e contenti il M5s (forse) iniziò a sospettare che Salvini non avesse fatto un gesto di bontà regalando ai 5s (di questo si trattò, i 5s non avevano i voti per ottenerla) la presidenza della Camera. Insomma, aveva fatto irruzione l’elemento più strutturale del processo politico: i rapporti di forza che ignorano talk show e analisti. Salvini, che li aveva valutati correttamente, otteneva una sventagliata di vantaggi: sbloccava il Parlamento italiano avviandone il funzionamento; dimostrava l’ovvio rimosso: il centro destra (unito) era l’aggregazione decisiva del paese; faceva perdere ai 5s l’innocenza contaminandoli coi voti del Caimano/corrotto; complicava i rapporti tra 5s e Pd, indebolendo il Movimento e assecondando il progetto di Renzi di restar fuori dalla gara per governi e/o maggioranze parlamentari.

L’accordo sulle Camere non fu quindi l’anticipazione (come si bracciarono a ripetere analisti e talk show) del prossimo governo, ma qualcosa di più impegnativo: interpretava e cristallizzava i rapporti di forza emersi dal voto con presa d’atto del M5s e il consenso della schiacciante maggioranza del Parlamento (70% circa). Il centro destra (unito) è la forza più consistente, con possibilità di alleanze coi 5s che si classificano come miglior perdente. Il Pd, lo sconfitto: si lecca le ferite e rischia l’irrilevanza. Al massimo può aspirare a pedina d’appoggio nella guerra tra centro destra e M5s.

Per il M5s una doccia fredda: le boutade pubblicitarie funzionano nei talk show, in Parlamento assai meno. Da qui l’unica mossa possibile: tentare la modifica dei rapporti di forza staccando Fi dalla Lega cioè Salvini da Berlusconi. Solo così Salvini potrebbe precipitare dal 37% al 16% ingigantendo Di Maio al doppio di lui. L’apertura politica dei 5s al Pd e il Veto contro Forza Italia sono stati i tentativi un po’ disperati del M5s di modificare i rapporti di forza col e nel centro destra. Disperati perché non è ipotizzabile che Salvini decida di passare da (attuale) Signore della politica italiana a portaborse di Di Maio precipitando dal 37 al 16%. E’ ingenua la pretesa che il centro destra accetti il Veto contro Forza Italia. Anche il progetto delle ultime ore di limitare il Veto contro Fi al solo Berlusconi non risolverebbe il problema dei 5s che resterebbero la seconda forza nella graduatoria del potere italiano.

E’ questo il nodo della politica italiana in questa fase. Non verrà sciolto dalle prossime elezioni del Friuli e del Molise che non modificheranno i rapporti di forza parlamentari. Programmi, contenuti, promesse elettorali, interessi del paese e tutto il resto sono al momento relegati sullo sfondo. L’azzardo 5s è la rottura del centro destra la cui probabilità è più bassa dell’arrivo di Godot. Quando i grillini se ne renderanno conto dovranno decidere che fare e si comincerà a capire come andrà a finire in Italia.