Mai fu più infausto – politicamente parlando - un sabato di piena estate quanto quello del 7 luglio all’Hotel Ergife di Roma dove era convocata l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, l’ennesima volta dopo la disfatta del 4 marzo e per l’ennesima volta un’occasione persa.Questo partito, infatti, si va ormai ad estinguere, lentamente, senza roboanti colpi di scena, senza grancasse ma quasi in silenzio e nel disinteresse degli italiani, consumato da una lotta interna che non ha alcun fondamento politico e non ha alcun rilievo esterno, in preda solo a giochi e giochini nemmeno da Prima Repubblica ma da monopoli, il famoso gioco da tavola degli anni che furono; in preda ad un cupio dissolvi che nessuno ha la forza di fermare proprio perché’ manca l’oggetto del contendere e cioè il cuore della politica.
Perché’ si è perso? Cosa è il Pd? Cosa dovrebbe essere? Cosa dovrebbe fare? Queste domande continuano dopo 4 mesi e mezzo ad essere non solo senza risposta ma a non essere nemmeno poste alla base di una comune riflessione, di un dibattito, di un ordine del giorno di un’assemblea, di una direzione, di un non so che. Sabato 7 luglio e’ riemerso invece in maniera prepotente quello che sta distruggendo questo partito: la lotta per il potere disperata di Matteo Renzi e della sua cerchia di fedelissimi per evitare di abbandonare queste sponde e dovere ricreare altrove il giglio magico.
E’ vero: non ha perso solo Renzi il 4 marzo e portano grandi, enormi responsabilità coloro i quali gli hanno ruotato attorno nel tentativo di trarne qualche vantaggio misero in termini di collocazione personale e politica. Renzi non è stato solo nella mischia politica di questi ultimi 5 anni che hanno via via ridotto il Pd ad un partito senza ideali, senza idee, senza retroterra, senza passioni, senza punti di riferimento. Dov’erano i vari Franceschini, Orlando, Delrio? Ma e’ pur vero, vivaddio, che senza Renzi, senza quel Renzi visto e rivisto sabato 7 luglio dal palchetto dell’Ergife il Pd potrebbe essere forse qualcosa di diverso. Forse più piccolo, forse meno scintillante in battute e contro battute, in slogan da avanspettacolo, ma qualcosa di politicamente sensato. Forse, non ne siamo così sicuri.
Ha comunque ragione Sala, il sindaco di Milano: Renzi non e’ più in grado di guidare una comunità politica. Di questo tutti orami dovrebbero rendersene conto: e’ un disco rotto di accuse a minoranze flebili, di assoluta rimozione dei dati che varie elezioni gli hanno consegnato, non ha alcuna capacità d’ascolto, finge di volersi piegare ma poi riemerge sempre il suo vecchio spirito.
Contamioci e io vincerò di nuovo e’ il suo slogan. Ma vincerà che cosa? Su chi? Contro chi? E soprattutto per fare che cosa? Manca la politica, manca il senso di un percorso per riunificare le anime sparse del centrosinistra e riavviare una lunga marcia. Queste cose il furioso Renzi dell’Ergife di sabato 7 luglio non ce l’ha per nulla in testa ma non sappiamo nemmeno se qualcun altro le pensi. Questo è il vero dramma. Una generazione intera, forse piu’ di una anzi, dovrebbe avere il coraggio di fare marcia indietro, di levarsi, di finire di pensare solo alle collocazioni in Parlamento, alle Regioni, ai Comuni, ai Consigli d’Amministrazione etc etc e fare spazio ai giovani che ancora – e non sappiamo ancora fino a quando – resistono in questo manicomio democratico.
Il vero scoglio e’ il ricambio generazionale, per troppo tempo messo sotto il tappeto ma ormai divenuto il vero problema. A vedere le prime file dell’Ergife di sabato 7 luglio veniva da piangere e ridere nello stesso tempo: e’ tempo che quei signori se ne vadano con umiltà dietro le quinte a dare una mano ad a dare una mano. Altrimenti davvero Salvini e amici governeranno per 30 anni!