CASO MEDURI. Sciacalli con la schiena dritta, puttane e giornalisti  senza o con la stella (5)

CASO MEDURI. Sciacalli con la schiena dritta, puttane e giornalisti  senza o con la stella (5)

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L’on. Gigi Meduri è stato assolto. Meduri è un ex deputato, un ex sottosegretario del Pd, un ex presidente della regione Calabria. Prima di aderire al Pd aveva militato nella Margherita e prima ancora nella Democrazia Cristiana. La Corte ha decretato la sua assoluta estraneità a una vicenda di appalti truccati e tangenti che riguarda l’Anas. Non è stata una decisione difficile perché le accuse dei Pm a Meduri erano molto aspre ma mancavano di una cosa che in questi casi è abbastanza importante: il reato. Lo ha spiegato bene sul Dubbio Davide Varì: Gigi Meduri non era accusato di aver preso dei soldi, o di averli versati, o di avere ricevuto favori elettorali, o di avere trattato tangenti. Era accusato di essere un faccendiere. E con questa accusa era stato arrestato anche se l’accusa di essere un faccendiere non è una ipotesi di reato, almeno se si vuol dar retta al codice penale. E poi, comunque, nessuno sa bene cosa voglia dire faccendiere. E oltretutto Meduri non ha mai fatto il faccendiere, ha fatto il deputato e il sottosegretario e il presidente della Regione, che invece sono figure previste dalla legge e addirittura dalla Costituzione, e nonostante anni di campagne populiste non sono ancora illegali.

Alla fine Meduri fu inchiodato con l’accusa di aver fatto assumere due geometri amici suoi. I giudici poi cercarono di capire in che modo li aveva fatti assumere e con quale incarico. Risultò però che questi geometri non erano mai stati assunti da nessuno. Cercano ancora lavoro.

E così, dopo brevi accertamenti e un procedimento alla svelta, in poco più di quattro anni Gigi Meduri è stato scagionato e ora potrà tornare alla sua attività e alle sue passioni. Davvero potrà tornare? No, direi di no, perché le carriere politiche una volta che sono distrutte poi non è più possibile ricostruirle. Come quando tiri fuori il dentifricio dal tubetto.

Oltretutto negli anni nei quali Meduri fu messo in mezzo dai Pm già soffiava un vento giustizialista che era diventato quasi tempesta all’interno dei partiti. Tutti i partiti. E se uno veniva raggiunto da avviso di garanzia o, peggio, da ordine d’arresto, innocente o colpevole che fosse (la Costituzione, tra le righe, dice che uno di solito è innocente finché non lo condannano, ma questo è un dettaglio trascurabile amato solo dai formalisti…) il suo partito era tenuto a metterlo alla porta. I 5 Stelle dettavano legge e siccome i deputati 5 Stelle non avevano ancora ricevuto nessun avviso di garanzia e i sindaci 5 stelle ancora non esistevano, si era stabilito che bastava un avviso di garanzia per imporre le dimissioni o l’esclusione dal partito. E i partiti, un po’ tutti, andavano appresso ai 5 Stelle e cacciavano via tutti gli indiziati. Talvolta anche i non indiziati: successe a Lupi e alla Guidi, mandati a casa su decisione del Fatto e di altri giornali, perché nessun Pm si decideva ad indagarli.

Anche Meduri fu messo alla porta. Adesso magari lo riammettono, gli dicono che può rientrare: ma non sono sicuro che lui ne abbia voglia. Ora il problema che pongo è questo. Da un po' di tempo il giustizialismo italiano ha subìto una lieve modificazione. I 5 Stelle e i loro giornali, dopo l’assoluzione di Virginia Raggi (che sebbene indagata e poi rinviata a giudizio non aveva dovuto dimettersi perché già era stata operata qualche correzione al codice etico torquemada) hanno stabilito che i giornalisti che si soffermano troppo sulle accuse a un politico, che poi risulti innocente, sono infimi (o infami) sciacalli e sono anche puttane (ed essere puttane è una cosa molto grave, perché viola i codici morali). Il capo supremo dei 5 Stelle (moralmente superiore anche al capo politico) e cioè Alessandro Di Battista, ha spiegato che comunque esistono sette giornalisti che non sono puttane. E questi sono Marco Travaglio, Massimo Fini, Luisella Costamagna, Franco Bechis, e Milena Gabanelli, più due, meno noti, e cioè Fulvio Grimaldi e Alberto Negri.

Tento una riflessione. Quando Gigi Meduri fu arrestato, giornali e politici si scatenarono contro di lui. Lo sommersero di fango. E contro di lui, duole dirlo, si scatenarono anche i 5 Stelle, che all’epoca non erano ancora garantisti come nell’ultima settimana. Non ci credete? Vi faccio leggere un post sulla pagina facebook dei 5 stelle, firmato da un loro deputato e sottosegretario (Carlo Sibilia) e che ebbe uno straordinario successo. Diceva così: «L’arrestato del giorno si chiama Gigi Meduri ex sottosegretario del PD. Beccato nell’inchiesta 'Dama nera' che coinvolge imprenditori e politici che scambiavano voti in cambio di appalti pubblici. La cosa incredibile è che questo personaggio era sempre a Montecitorio. Tanto che qualcuno di noi pensava si trattasse di un attuale deputato. Cosa faceva questo personaggio ogni giorno alla Camera? Forse teneva i rapporti al Ministero dei Trasporti? Forse faceva il lobbista per il Ponte sullo Stretto e la Salerno- Reggio Calabria? Chissà quanti Gigi Meduri ci sono ora in giro in Transatlantico. Bisogna controllare gli accessi, non voglio neanche prendere un caffè con un criminale nei paraggi».

Invece ora sappiamo che no, Gigi Meduri non era “un criminale” e possiamo supporre che gli stessi 5 Stelle considerino sciacallaggio l’avere linciato e l’aver dato del criminale a una brava persona. Non è così? L’assoluzione di Meduri non vale l’assoluzione alla Raggi?

E come mai allora - mi chiedo - i giornali italiani, che avevano dato un grande spazio all’arresto del “faccendiere”, si sono praticamente dimenticati di dare conto della sua assoluzione, e magari di scrivere qualche articolo riparatorio? E Come mai i 5 Stelle non si sono scagliati contro gli sciacalli (che poi sarebbero i giornalisti con la schiena dritta che non avevano avuto paura di denunciare i misfatti di Meduri) e non li hanno coperti di improperi? E come mai sulla questione Meduri non si pone il problema dell’indipendenza del giornalismo italiano - giustamente messo all’ordine del giorno da Di Maio - e cioè della sua endemica difficoltà a non dare retta a qualunque Pm, anche se il Pm accusa uno di essere un oscuro faccendiere e niente più? Magari nei prossimi giorni i sette giornalisti indipendenti eletti dal Dibba riusciranno a darci una risposta a queste domande. Chissà. Noi ne avremmo bisogno, perché vorremmo imparare. Magari se ci spiegano bene bene come stanno le cose, un giorno potremmo capire anche noi e anche noi essere eletti da Dibba giornalisti indipendenti, o di regime, che è un po’ la stessa cosa.

*direttore del Dubbio.