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Il governo spacca l’Italia: diritti e welfare diversi a Nord e Sud. Vince la Lega, M5* prono

Il governo spacca l’Italia: diritti e welfare diversi a Nord e Sud. Vince la Lega, M5* prono

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UNO. Inutile girarci intorno. Il 21 dicembre, se verrà realizzato quanto previsto e quanto Salvini ha assicurato per tutta la giornata (20 dicembre), la storia d’Italia subirà un processo le cui conseguenze nessuno può valutare nei dettagli. L’arco delle possibilità è stretto: o un drastico e inedito peggioramento della condizione sociale del Mezzogiorno o asprezze e rotture drammatiche che il Paese non ha mai conosciuto nell’oltre pur travagliato secolo e mezzo della sua unificazione. Arriva, infatti, in Consiglio dei ministri il progetto sull’Autonomia Regionale Differenziata (Ard). Formula apparentemente innocua che dà alle Regioni che vorranno, e saranno in grado di pagarsele, il via libera alla gestione di settori (la costituzione ne prevede fino 23, sanità compresa) in piena autonomia. Come faranno? Appropriandosi dei residui fiscali passivi. Significa che ogni Regione potrà gestire quasi l’intero gettito fiscale del proprio territorio che lo Stato non spende in esso. Esempio: se il gettito fiscale di una regione è 100 e lo Stato un quella regione spende soltanto 60, la Regione potrà avere la quasi totalità della differenza per offrire ai propri cittadini i servizi che altre regioni non possono permettersi. Se si tiene conto delle differenze tra le grandi aree geografiche del paese si capisce che i finanziamenti per le aree più disagiate, cioè per l’intero Mezzogiorno, avranno una drastica riduzione e, per conseguenza, i servizi e lo Stato sociale saranno sempre più degradati. Sia chiaro: un paese non può restare unito se una parte paga sempre di più e un’altra sempre di meno. Ma il problema non può risolversi col differenziare ma col mettere la parte che dà di meno nelle condizioni di fare e dare di più. Insomma, la proposta dell’Ard fa riesplodere la questione meridionale che non è stata affrontata né risolta e che solo una volta risolta potrebbe aprire e consentire un’Ard.

DUE. Per l’intera giornata di giovedì le agenzie e le televisioni hanno fatto rimbalzare l’entusiasmo del Nord del paese, soprattutto dei Veneti e dei Lombardi, ma anche dell’Emilia e Romagna, trainato dalla Lega Nord che sul progetto si gioca l’anima. E’ il vero punto irrinunciabile della strategia della Lega e di Salvini, specie nell’ipotesi di un piano B se la crescita elettorale del Carroccio dovesse bloccarsi. Il tutto a spese di un M5s prono, inginocchiato e incapace di capire cosa sta succedendo e che non riesce ad andare al di là degli spot pubblicitari sul reddito di cittadinanza che, tra l’altro, ha rilanciato nell’immaginario dell’intera Italia un Mezzogiorno su cui Salvini in passato ha sostenuto: “Noi siamo accanto alla gente per difendere il Nord contro gli sprechi della Terronia” ( citato da: Sono solo Salvinate?, A. Zitelli, Brancato editore, 2016, pag. 17).

Il Governatore della Lombardia Attilio Fontana: "L'autonomia si sta concretizzando. E' una questione di ore e in Consiglio dei Ministri verrà portato il primo passaggio del progetto che abbiamo presentato… E' la notizia più importante che mi ha comunicato oggi (20 dic, ndr) il ministro Matteo Salvini". Luca Zaia, Governatore Veneto: "Si sta scrivendo una pagina di storia del Veneto e di questo Paese. Con l'approvazione dell'autonomia, questo governo verrà ricordato come il governo della vera riforma storica". Stefano Bonaccini, Emilia: "Non vogliamo scassare i confini nazionali né andare a rompere l'idea di solidarietà e di sussidiarietà tra Regioni e aree più forti verso quelle più deboli, però crediamo che, come prevede la Costituzione, se una Regione dimostra di avere i conti in ordine, essere virtuosa, offrire servizi di qualità è giusto che venga messe nelle condizioni di poter avere autonomia". Dario Violi, consigliere 5* della Lombardia, è felice: "Appuntamento domani in Consiglio dei ministri sul tema dell'autonomia: faremo un altro passo avanti fondamentale per l'autonomia … Alla faccia di quelli che volevano centralizzare tutto con un referendum e che oggi fanno i paladini del Nord. Questo Governo è l'unico che può dare l'autonomia alla Lombardia". Cinque regioni, tutte del centro nord, hanno chiesto di essere ammesse all’Ard. Mentre Salvini chiosa su Raduio Rai 1: "Il primo passo verrà compiuto entro l'anno. E' un percorso virtuoso per tutta Italia, altri sindaci e governatori chiedono di spendere i soldi dei propri cittadini, più vicino si spendono i soldi e meno si sprecano". Mezzogiorno preoccupato? "Ci sono alcune Regioni del sud – reagisce Salvini - che nel nome del centralismo hanno infrastrutture e ospedali fermi a 30 anni fa io penso che gestione più attenta onesta e vicina a territori".

E mentre le chiacchiere si diffondono tocca, come al solito, a Giancarlo Giorgetti, testa pensante del leghismo, mettere le cose in chiaro: "Domani (cioè il 21 dicembre, ndr) va in cdm la bozza di autonomia di Lombardia e Veneto e per noi sono questioni di esistenza del governo stesso". Pausa impercettibile e giù la minaccia il M5s: "Come noi votiamo il reddito da loro ci aspettiamo che votino anche questa norma". Insomma, reddito di cittadinanza, che secondo gli esperti non produrrà crescita del Sud, in cambio di meno sanità, meno scuola e università e altri servizi fondamentali. Questo offre il mercato e se la riforma non passa, Di Maio a casa. Sarà pensando a questo quadro che un analista autorevole e mai enfatico come Angelo Panebianco, nei giorni scorsi ha lanciato dalla prima pagina del Corsera l’allarme per l’unità d’Italia?

TRE. La sottovalutazione del tema è ampia e diffusa e coinvolge tutte le forze politiche e culturali del paese, comprese quelle meridionali. Il Pd, come al solito, è diviso a metà. Nazionalmente è contro. Ma al Nord non pare in grado di reggere l’urto per bloccare la furia leghista che riemerge con l’antico “Prima il Nord”. Singolare il caso dei 5* del Mezzogiorno. Nessuno di loro ieri (20 dicembre) ha aperto bocca. Tutti i grillini meridionali (e calabresi)  che ogni giorno inondano social, giornali e giornali online hanno perduto la parola e pagano la loro doppia subalternità: quella al leghismo di Salvini e l’altra ai grillini del Nord. Intimoriti, silenziosi, incapaci di dir parola. Nessuno che si sbilancia mentre il Mezzogiorno, dove hanno preso una valanga di voti, rischia un arretramento storico e, soprattutto, la definitiva perdita della speranza di risalire. Se ci riescono, facciano una mossa.