Di Maio a Salvini: Autonomia ok. Come svendersi il Sud dopo la promessa di difenderlo

Di Maio a Salvini: Autonomia ok. Come svendersi il Sud dopo la promessa di difenderlo

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Intervista di Emanuele Buzzi a Luigi Di Maio, pagina 14 del Corriere della Sera, 4 giugno.

Buzzi: “Il leader della Lega chiede una serie di interventi: flat Tax, autonomia…”.  Di Maio: “Se vogliamo farli subito noi siamo pronti. Siamo disponibili a discutere con la Lega faccia a faccia di queste proposte. Abbiamo sempre detto di sì a flat Tax e autonomia, se fatta in un certo modo. Basta sedersi attorno a un tavolo e lavorare”.

Di Maio a nome dei 5*, quindi, rivela di essere stato sempre favorevole all’Autonomia differenziata. Il Capo pentastellato assicura che basta sedersi un po’, lui e Salvini, e in quattro e quattr’otto si chiude la pratica.

Ma fare l’Autonomia nei rapidi tempi che Di Maio propone per tener calmo l’alleato-avversario, significa vararla senza aver prima deciso e approvato i Livelli Essenziali delle Pestazioni (LEP) - per renderli vincolanti e obbligatori su tutto il territorio nazionale – come pure impone la legislazione. Insomma, significa fare l’Autonomia come la chiedono il Veneto, la Lombardia e (sia pure un po’ attenuata) l’Emilia e Romagna: Autonomia subito, su tutte le materie possibili, finanziata non versando i soldi delle tasse allo Stato. Negli incontri ministeriali (tuti leghisti) su questi temi si sono già messi d’accordo in modo fulmineo. Sono pronti. Di che parla quindi Di Maio per nascondere la sua resa?  

La Lega, mi limito a ricordarlo, all’articolo 1 del proprio Statuto in vigore, solennemente approvato nel 2015 e mai abrogato o modificato, precisa testualmente di essere

“un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana” (ricopiato, maiuscole comprese; grassetto redazionale). 

Di Maio non può non sapere che l’Autonomia per la quale è disposto a sedersi e discutere per rapidamente vararla con Salvini, Zaia e Giorgetti non può essere di una virgola diversa da quella fin qui richiesta dalla Lega: e cioè una Autonomia a prescindere dalla fissazione per legge dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep), come pure impone la riforma a suo tempo approvata su improvvida proposta di un Csx che inseguiva i voti di Bossi (che non conquistò!).

Quindi, esattamente l’Autonomia differenziata, cioè differente da zona a zona, che i presidenti delle Regioni di cui sopra hanno già concordato con il ministero leghista che si occupa dell’Autonomia definendone tutti i dettagli e ignorando i Lep. In questo caso, vi sarebbe uno spostamento automatico di finanziamenti miliardari dal Mezzogiorno al Nord. In realtà, si realizzerebbe la proposta della Lega (anche se un po’ diversa da quella dello Statuto di quel partito) punto e basta. Intanto, la secessione dei ricchi, poi si vedrà. Il cuore della proposta determina diversi diritti per i cittadini della Repubblica italiana che non sarebbe più una Repubblica con uguali diritti per tutti i suoi cittadini, ma un aggregato di territori in cui esistono, per legge e cioè con fondamento giuridico, diritti diversi (alcune zone della Repubblica coi rispettivi cittadini ne hanno di più e altre zone ne hanno di meno: tutto alla luce del sole e per legge).

Certo, quello attuale è un momento difficilissimo per i Cinque stelle il cui gruppo dirigente ricorda un pugile suonato privo di lucidità ed equilibrio. Ma milioni di meridionali che hanno votato Cinque stelle non lo hanno fatto per avere in cambio una riduzione dei propri diritti, per esempio, nella sanità e nella scuola, che verrebbero gestiti per intero dalle Regioni e senza neanche dover garantire servizi minimi dei Lep. Hanno votato 5*, i meridionali e forse non solo i meridionali, convinti che quel partito i diritti li avrebbe rafforzati in tutto il paese. Ecco perché di Maio non ha il diritto di utilizzare il consenso 5* come una fiches buttata sul tavolo verde con la speranza di continuare a conservare (per benevolenza di Salvini) un po’ del potere che gli elettori 5* gli hanno tolto.

 I parlamentari M5s, ma anche quelli eletti nelle liste della Lega, sono d’accordo con questa deriva? (non si capisce Berlusconi, ma sicuramente Giorgia Meloni e il Pd sono contro). Quando sono andati a chiedere i voti per le elezioni europee hanno detto ai loro elettori che il cambiamento che proponevano prevedeva diritti diversi per i cittadini italiani e che i diritti non sarebbero stati decisi secondo i bisogni ma in  base a dove abiti e risiedi in Italia? E non diritti diversi perché la situazione è quella che è, e nel Sud per questo sono (momentaneamente?) minori, ma diritti diversi perché stabiliti e fissati ufficialmente per legge.