Bella e fiera la mia Soverato incazzata

Bella e fiera la mia Soverato incazzata

salvsov

Che bella, a Soverato, la Calabria incazzata. Che salto quantico che abbiamo fatto noi Calabresi. E che bello il primo ministro tutto sudato in bermuda e maglietta da teeneger che fa i selfie con le genti, sudore con sudore, nord e sud mischiati in un afflato quasi africano, mentre tutti intorno al palco, invece, non dimenticano.

Che bella questa Calabria così arrabbiata e pacifica, che fischia, grida, canta, esibisce striscioni, finalmente si schiera.  Che non basta una maglietta con su scritto “io amo la Calabria” per prenderci tutti per il culo. Che sì avremo tanti difetti, ma non siamo imbecilli. Ci riesce con pochi il ministro e il suo entourage addetto alla comunicazione della supercazzola. I molti dicono: “non ti vogliamo”. Non deve essere stato bello sentirsi rifiutati, non è stato divertente aver finto sorrisi, quando da quel palco si sarebbe voluto scappare. E no, non è bello quando un popolo non ti vuole.

E’ il karma, il destino, o la memoria che emerge dal fondo delle umiliazioni e degli insulti di appena pochi anni fa. I terroni non dimenticano di essere stati terroni, sporchi, andate via, meridionali di merda, fannulloni, parassiti.

Che bella la memoria che non dimentica l’offesa.

Arriva il momento che risale come un rigurgito, o un groppo in gola. E non è pianto. E’ orgoglio, protesta, rabbia.

Che bella Soverato nella notte delle stelle cadenti. Che spettacolo triste ci ha offerto, su quel palco, il ministro. Un teeneger insicuro incapace di confrontarsi con quelli veri sotto e attorno, insieme a donne e uomini di ogni età.

Che bella questa Calabria. Ecco la risposta. Ci avete sempre detto che la testa non la sapevamo alzare, trattandoci da somari. Vi abbiamo ascoltati. Giù la testa, che nella notte delle stelle, noi guardavamo il cielo. Mentre voi, vi meritate un selfie in un miscuglio italico di puzza e sudore.