cVIRUS. Primo: via burocrazia recuperando quattrini. Per es., i calcoli per l'edilizia...

cVIRUS. Primo: via burocrazia recuperando quattrini. Per es., i calcoli per l'edilizia...

edili
Quello che sorprende è questa sorta di limbo in cui si sono rifugiati tutti i (non-)decisori italiani, a partire dai ministri e dai ministeri.
Il Paese ha bisogno di ripartire in sicurezza.
Il crollo del PIL è drammatico. Urge un piano per la ripartenza.

Alcuni ministri e qualche partito mettono in campo proposte di nuove tasse: sembrano alieni sbarcati adesso da qualche galassia lontana lontana.

È un momento in cui si deve recuperare il tesoro nascosto tra i lacci e i lacciuoli che avvinghiano il nostro Paese in burocrazia.Questi sono soldi da dare ai cittadini per la ripartenza. Altro che prendere!

Consideriamo ad esempio il deposito e l’autorizzazione per i calcoli degli edifici, al Genio Civile (oggi ufficio tecnico per la sorveglianza sismica). Vediamo quale è il percorso burocratico prima che un edifico venga costruito o che un’opera in cemento armato venga realizzata.

  1. Il tecnico progettista elabora i calcoli dell’edificio sulla base di una serie di indagini prima svolte, geologiche, geotecniche, etc. I calcoli vengono ufficialmente presentati al Genio Civile.
  2. I tecnici del Genio Civile devono disporre l’autorizzazione.
  3. Il progettista deve recarsi al Genio Civile, verificare che la pratica sia esaminata e che dopo una certa quantità di tempo arrivi l’autorizzazione, a questo punto si può realizzare l’opera.

Questi quattro passi presentano almeno due forti criticità.

  • Dal punto di vista interno agli uffici, il controllo aveva un senso compiuto 30 anni addietro, quando i calcoli venivano svolti carta e penna da un tecnico –privato- ed erano quindi verificabili con altra carta ed altra penna da un altro tecnico–pubblico-. Oggi i calcoli vengono svolti con l’utilizzo di computer ed è difficile entrare nel merito del calcolo utilizzando carta e penna.
  • Dal punto di vista esterno,può succedere che, ad esempio, l’ufficio di Cosenza possa essere più veloce di quello di Reggio, che a sua volta potrebbe essere più veloce di quello di Catanzaro. Poi a scala extraregionale può succedere che l’ufficio di Reggio sia più veloce di quello di Messina, e questo di quello di Catania. Per cui alla fine è un problema di fortuna impiegare più o meno tempo per ottenere l’autorizzazione.

A queste due criticità se ne aggiunge una terza connessa con il Covid19.

  • Limitare o eliminare del tutto, ove possibile, i contatti diretti, riducendo anche gli spostamenti per questo fine.

Oggi con internet sarebbe semplice mettere tutti i tecnici d’Italia, tutte le imprese, tutti i cittadini nelle stesse condizioni, superando di colpo le criticità prima richiamate.

Questo è compito del Governo romano. Il Governo potrebbe battere subito un colpo invece di limitarsi a fare decreti di rinvio. Il Governo può fare un decreto con soli tre punti:

1 istituire un portale unico nazionale al Ministero delle Infrastrutture (MIT) e far confluire lì tutti i calcoli da tutto il Paese;
2 abolire la verifica ex ante, sottolineando con l’autocertificazione la responsabilità del progettista nella completezza dei calcoli;
3 istituire una verifica centralizzata, con specifica task force, in modo da usare gli stessi criteri per tutta l’Italia, le verifiche sarebbero condotte a campione su tutti i calcoli depositati; verifiche che potrebbero essere fatte da tecnici di tutta Italia, per conto del MIT in telelavoro.

È evidente che qualora i calcoli fossero inadeguati (punto 3) la responsabilità sarebbe del progettista (punto 2). La responsabilità unica del progettista è da anni codificata  nei grandi Paesi europei, come Francia e Germania, e nei grandi paesi di oltreoceano come gli USA.

 Tre punti con cui abolire montagne di carte, azzerare prezioso tempo di tecnici privati e pubblici, mettere tutti i cittadini da Predoi a Lampedusa, da Bardonecchia ad Otranto sullo stesso piano.

Questo sarebbe un risultato validissimo per tutti. Si pensi che solo in Calabria vengono presentati circa 10.000 progetti l’anno, la Calabria in popolazione è circa il 3% dell’Italia, si possono ipotizzare 300.000 progetti l’anno nel Paese.

Benefici principali che si ottengono:

  • per tutti i privati cittadini e le imprese che devono realizzare opere, almeno 300.000 l’anno: tempo zero per i calcoli,
  • per gli uffici pubblici: utilizzo in altre attività delle migliaia di ore risparmiate,
  • per i tecnici privati: azzeramento dei tempi per recarsi negli uffici e interloquire, con conseguente eliminazione di spostamenti fisici ed utilizzo auto, riduzione inquinamento, aumento sicurezza;
  • per tutti i tecnici pubblici e privati: introduzione di un distanziamento infinito per oggi e per sempre.

Certo sarebbe una rivoluzione copernicana affermare che il terremoto è un problema uguale in tutto il Paese e che non si presenta in modo diverso in Calabria e nelle Marche, in Sicilia o in Emilia. Solo una perversa visione del regionalismo ha potuto creare questo modello profondamente sbagliato, cosi come quello della sanità. D’altronde quando le Regioni, come la Calabria, hanno provato a costruire percorsi semplificati per i progetti semplici, è arrivato il rimbombante NIET romano.

Il ruolo delle Regioni, nella sismica, dovrebbe essere invece quello del controllo territoriale verificando l’esecuzione, la tracciabilità dei provini, la tenuta dei fascicoli dei fabbricati (argomento sempre trattato a livello nazionale, ma mai concluso).

Certo ci sono contrari nel pubblico e nel privato, ma il Paese deve andare avanti.

Certo si colpiscono, sia nel privato che nel pubblico, rendite di posizioni politiche, familistiche, lobbistiche,  ma se non ora quando?

È possibile costruire un gruppo di lavoro  alla Presidenza del Consiglio, come quello per l’emergenza sanitaria, che lavori a un piano di semplificazione per la ripartenza, che sia operativo in pochi giorni? Possiamo cominciare con il togliere questa spaventosa tassa burocratica, di centinaia di milioni se non di miliardi, messa sui cittadini ed anche sullo stesso Stato?
I politici romani conoscono i problemi reali del Paese?

*Unirc Mediterranea di Reggio Calabria