L'ANALISI. Mattarella, Renzi, Draghi ed è subito Terza Repubblica

L'ANALISI. Mattarella, Renzi, Draghi ed è subito Terza Repubblica

terza

Molti analisti hanno interpretato nei giorni scorsi il discorso sulla strada (in piedi dietro un tavolino) dell’ex presidente Conte come un assist a Mario Draghi per assicurargli il sostegno del M5s. E’ una lettura che non fa i conti  con la crisi che ha investito la politica italiana che rischia un bis ancora più radicale del terremoto che spazzò (quasi) un intero ceto politico tra la  Prima e la Seconda Repubblica.

Per capire meglio è indispensabile tornare al drammatico e lucidissimo intervento di Mattarella, pensato e scandito con la solennità e la precisione delle grandi svolte. In pochi minuti, dopo che il presidente Fico gli aveva notificato l’impossibilità di un nuovo governo Conte, Mattarella ha “risolto” la crisi tagliando l’erba sotto i piedi all’affollato e indaffarato reparto di manovratori più o meno “responsabili”. Partiti e politici di questa stagione politica, che sembra essere arrivata alla conclusione, appaiono ancora incapaci di prendere atto che s’è consumata una rottura destinata a cambiare profondamente la politica italiana. Nel momento in cui Mattarella ha spiegato agli italiani che, data la pandemia, era impossibile andare al voto e quindi non si potevano sciogliere le Camere, ha in realtà chiuso la crisi. E convocando dopo pochi minuti Mario Draghi al Quirinale, piaccia o no, ha di fatto dato vita al governo.

Ripercorriamo il ragionamento di Mattarella proposto agli italiani. La strada per nuove elezioni non c’è. Nessuno, quindi, può chiederle perché significherebbe condannare a morte un numero imprecisato ma alto d’italiani (come dove s’è votato senza tener conto di come l’avrebbe presa il covid). Inoltre, le elezioni, ha aggiunto il Presidente, sarebbero state condizionate dalla mancata partecipazione dei cittadini dibattiti, discussioni, incontri: il sale della democrazia. In questo quadro Conte, presidente del Consiglio uscente, né altri in questo Parlamento, dispongono di alcuna maggioranza. Lo ha verificato Fico che è Presidente della Camera ma, in questa occasione, è soprattutto uno dei più prestigiosi leader dei 5s che mai e poi mai potrebbe essere accusato di voler stroncare l’epopea pentastellata dell’avvocato pugliese (e ora si capisce anche meglio perché l’esplorazione non è toccata alla Casellati). Nei giorni precedenti al precipitare della crisi Mattarella, forse non a caso e per essere più libero, aveva escluso con nettezza la propria rielezione eliminando qualsiasi sospetto sulle sue decisioni dopo un’eventuale crisi di governo. Ma se è questa la situazione reale del paese, ed è questa, la convocazione di Draghi al Quirinale non è stato un nuovo tentativo dopo il fallimento di Conte, ma la soluzione della crisi con un nuovo governo: Draghi faccia (non, provi a fare) un governo di netta collocazione europea, meglio se con confini non predeterminati. La conclusione non lascia dubbi: è la presa d’atto che la Seconda Repubblica non è più in grado di esprimere il governo del paese.

Renzi, che in passato ha fatto spesso riferimento a Draghi, sembra aver inseguito consapevolmente questo sbocco fin dall’inizio di questa legislatura segnata dal trionfo elettorale dei 5s e dall’irrompere in Parlamento di un blocco pericolosamente adagiato tra politiche diverse ma sempre superficialmente improvvisate (dalla sconfitta della povertà, ai gilet gialli di Parigi). Una presenza che, di fatto, ha scavato una fossa sotto la Seconda Repubblica.

Ha visto lungo il senatore di Rignano? Meglio di tutti gli altri che lo dannavano o deridevano nei momenti di svolta oppure questa sensazione è frutto delle suggestioni causate da eventi fortuiti e imbizzarriti dal covid? Si potrà capirlo solo in futuro. Ma intanto le mosse a scatti di Renzi (lette spesso con categorie psicologiche e del disagio personale; ma uno psicologo di fama come Recalcati gira la frittata: vanno giudicati con la psicologia proprio quelli che l’hanno usata contro Renzi), rivisitate col senno di poi sembrano fondate su una strategia coerente e compatta: bloccare il successo dei 5s, sbalzarli dal ruolo di attore principale, aiutarne la regressione verso la tendenziale scomparsa per fare spazio a una nuova politica.

All’inizio Renzi (è ancora dentro il Pd, ma minoranza malsopportata) ha espresso un pesante veto contro i 5s che “aiuta” di fatto un governo giallo-verde: Conte presidente tiene insieme 5s e Lega, Di Maio e Salvini. Un anno e arriva la crisi del Papeete: il rapporto Lega-M5s è irrecuperabile. Bisogna tornare al voto. Il professor Carlo Cottarelli ha già avuto da Mattarella l’incarico per un governo elettorale (le elezioni secondo gli analisti sarebbero state stravinte dal centrodestra di Salvini). Il Pd si tiene fuori dalla mischia e si prepara al voto. Ma Renzi, che del Pd fa ancora parte, fa la mossa del cavallo: manovra per far cadere i veti reciproci tra Pd e 5s. Conte può espellere Salvini e prendersi il Pd di Zingaretti (che non è felice ma è costretto a subire). Nasce il Conte2 esatto contrario del Conte1. Renzi incamera il riconoscimento di aver risparmiato all’Italia (con la sua spregiudicata follia?) un governo Salvini che avrebbe affossato l’Italia isolandola dal resto d’Europa. Nel nuovo governo Renzi (ancora nel Pd) piazza qualche pedina. Quasi subito dopo l’avvio del Conte2 promuove una scissione a freddo: via dal Pd per creare Italia Viva. La svolta viene giudicata incomprensibile. E’ il comportamento di un megalomane irresponsabile e senza visione oppure è un progetto? Non ci sono elementi decisivi per sciogliere il nodo. Italia viva comunque non cresce, ma fa parte del governo e ne garantisce la maggioranza in Parlamento.

Intanto il Governo Conte2 va sempre peggio. Pare una gabbia con dentro solo persone che non si sopportano. Complice il Virus, affiora un’anomalia inedita nella storia del paese: i sondaggi segnalano la crescita del consenso per il capo del governo mentre il blocco 5s-Pd che lo sostiene perde quota. Al contrario il centrodestra continua a tenere e va perfino avanti.

La conclusione è quella dei giorni scorsi: i ministri di Iv si dimettono. Perché Renzi apre una crisi di cui nessuno degli alleati sente il bisogno? E’ convinto che l’andazzo porterà a fine legislatura un tracollo che cancellerà centro e sinistra? Forse. Intanto raccoglie discredito e insulti. Il centrosinistra è unanime: mai più con Renzi. Conte gli lancia una sfida. 5s e Pd decidono di sostituire Iv con i “responsabili” che però non spuntano. Conte si dimette per fare un nuovo governo, il Conte3, che però non nascerà mai perché il solito Renzi, di cui 5s e Pd tentano un affannoso recupero, farà saltare il tavolo mentre i sondaggi continuano a inchiodarlo ai prefissi dei vecchi telefoni a muro: mai sopra il 2 e qualcosa.

Il 30 gennaio Sole24-Winpoll pubblicano un sondaggio commentato da D’Alimonte, lo studioso che elaborò l’Italicum su richiesta di Renzi quand’era capo del governo. Il sondaggio racconta l’Italia dopo un'ipotetica elezione con la presenza di una lista di Conte. Il risultato è scioccante. Il partito di Conte schizzerebbe al 16,5 a spese del Pd, crollato al 13,6 e dei 5s precipitati all’8,3. Il centrodestra vincerebbe, sia pure di misura, col 50,8. Il centrosinistra (Conte, 5s, LeU e Iv) si fermerebbe al 42,9.

Il paradosso è straordinario: la strategia di Renzi, che secondo la diceria avrebbe voluto impadronirsi dello spazio occupato dal Pd per diventare il perno di un nuovo centrosinistra arricchito da altre suggestioni, facendo saltare Conte dalla poltrona di leader e capo del governo, potrebbe aver salvato il Pd da un 13%, anticamera del disfacimento.

Torniamo a Conte dietro il tavolino che scandisce: “Io per voi ci sono e ci sarò”. Difficile immaginare che voglia convincere i 5s su Draghi. Mentre i pentastellati continuano a infragilirsi nei sondaggi Conte, modificando drasticamente il progetto di un suo partito, tenta di farli sopravvivere e capeggiarli.

Ma la storia è cambiata. Tutti dovranno tenerne conto. Con Mattarella (il Presidente voluto da Renzi nel 2015, contro parte del Pd di cui era segretario); con Renzi, le sue mosse sgangherate e/o “il coraggio delle proprie idee” (Recalcati); con Draghi, nominato capo del Governo da Mattarella ed evocato a lungo da Renzi; la Seconda Repubblica non c’è più.  E’ iniziata la Terza.

*già apparso sul Dubbio del 9 febbraio.