L'ANALISI. Algoritmo Draghi e la sfida della produttività al Sud

L'ANALISI. Algoritmo Draghi e la sfida della produttività al Sud
Draghi1 Algoritmo Draghi, ovvero la ferocìa discreta dell’intelligenza strategica del banchiere centrale. Difficile comprendere il nuovo Presidente del Consiglio se non partiamo da questa specificità. 

Il prof. Mario Draghi ha studiato da banchiere centrale al MIT di Boston con il premio Nobel Modigliani, è stato Direttore Esecutivo della Banca Mondiale, Governatore della Banca d’Italia, Presidente della BCE e ora Premier. 

Inutile girarci intorno, Draghi è lontano anni luce dai premier sinora conosciuti. 

Da banchiere centrale (prestato alla gestione di un’emergenza nazionale) non ha, né può avere, ideologie dominanti: pianifica e controlla azioni e reazioni della massa monetaria e dei tassi d’interesse provocando, evitando o inducendo scenari operativi di breve e medio-lungo periodo. Il suo credo è l’intelligenza strategica unito alla riservatezza. Prima si fa, poi si comunica. A mercati rigorosamente chiusi. Esattamente l’opposto dell’ossessione sondaggistica della politica di casa nostra. 

A questa caratteristica credo occorra far riferimento per capire, anche, la bassa incidenza statistica che le espressioni Sud e Mezzogiorno hanno sinora avuto nelle rare esternazioni del Premier Draghi. Attenti, tuttavia, a non confondere tale aspetto con affrettate sintesi di disinteresse verso il nostro Mezzogiorno. E’ probabile, anzi, che nel suo algoritmo non esista un solo Sud. Anche perché, e questo lo sappiamo bene, non esiste un solo Sud ma tanti Sud, ognuno diverso dall’altro, con caratteristiche di ritardo molto diversificate. 

La percezione iniziale che si coglie, anche dalle prime mosse del Ministro Franco in materia di Recovery Plan, sembra legittimare proprio questa aspettativa: una sorta di rilettura in chiave distrettuale dei fondamentali delle economie regionali. Tradotto in termini pratici, il Next Generation UE, nella sua eccezionalità storica, potrebbe trasformare la nuova Europa in una compiuta, ed era ora, Europa delle Regioni capace di valorizzare i suoi distretti migliori puntando su innovativi parametri di produttività nascenti dal digitale e dalla transizione ecologica. Facile capire come, in un quadro strategico così rivoluzionato, insistere sulla paralisi linguistica e sociologica di un indistinto SUD (tentazione immarcescibile) finisca per apparire davvero insostenibile. Perequazione infrastrutturale e valorizzazione, in chiave di produttività digitale ed ambientale, dei principali distretti di successo delle diverse regioni meridionali sembrano, dunque, essere la nuova agenda tracciata dai progetti del Recovery Plan. 

La sfida della produttività è l’unica capace di restituire ai Sud, plurali e multiverso, la strategia di una traiettoria di sviluppo reale e duraturo provocato ma, al contempo, svincolato dalla domanda pubblica. Distretti regionali di eccellenza coniugati in chiave digitale ed ecologica potranno indurre, ed è questo il possibile algoritmo Draghi, effetti propagatori e diffusivi. Generare la crescita degli scambi tra distretti e agganciare processi di creazione di valore sostenuti da una ripresa della produttività. Si tratterà di una riproposizione del moltiplicatore keynesiano in versione eco e digitale? Domanda oziosa e ideologicamente distante dall’algoritmo Draghi. Aspettiamo di apprezzare e misurare qualche progetto del Recovery Plan contestualizzato ai Sud plurali e multiverso. 

L’auspicio è che all’algoritmo Draghi si associ una crescita della qualità della classe dirigente e della Pubblica Amministrazione. Rivoluzione endogena che la politica ha il dovere di interpretare subito, puntando su algoritmi di qualità e merito, piuttosto che sulle solite appartenenze e affiliazioni, politicamente, esoteriche e proprietarie.
Algoritmo Draghi e criptoSud: la sfida è aperta.