L’INTERVENTO. La guerra, Letta e l’equivoco dei 5s

L’INTERVENTO. La guerra, Letta e l’equivoco dei 5s

conte letta


Nell’angosciante panorama ridisegnato dall’invasione russa dell’Ucraina, mentre il mondo della cultura e dell’informazione-spettacolo mostrano ancora una volta tutti i loro limiti, Enrico Letta è riuscito a tenere il Partito democratico e il centrosinistra su una posizione non scontata (che sia condivisibile o meno è un altro ragionamento), e cioè dalla parte degli aggrediti, ma egli stesso dovrebbe trarne le conseguenze sul piano politico interno ma non è così.

   Da mesi Letta preferisce, infatti, far finta di non vedere o di non capire: che si tratti della posizione dell’attuale presidente della commissione Esteri del Senato, tra i pochissimi ad aver votato contro la maggioranza sul sostegno all’Ucraina e l’invio di armi, che Giuseppe Conte si è ben guardato dal mettere alle strette (in un partito che ha espulso gente per essere andata in tv o per uno scontrino); che si tratti delle sparate di Alessandro Di Battista; che si tratti delle mille, passate e presenti, dichiarazioni di un gruppo dirigente che ha avallato l’annessione della Crimea e non ha mai ritenuto di fare autocritica.

   Ripeto: comunque la pensiate sul tema guerra sono questi i segnali di quale sia la naturale collocazione di quel mondo 5 Stelle e i segnali sono continui. Di conseguenza, continuare a denunciare le contraddizioni della Lega e del centrodestra per i loro rapporti con Vladimir Putin, fingendo di non vedere la faccia grillina della medaglia, è un esercizio di equilibrismo ormai insostenibile. Senza contare l’ulteriore paradosso per cui, nello scontro interno che dilania i Cinquestelle anche su questo, la posizione filo putiniana è proprio quella di Conte, il leader in sospeso cui il Pd aveva affidato tutte le sue speranze di democratizzare il movimento, mentre la posizione delle democrazie occidentali è rappresentata dal suo arcinemico interno Luigi Di Maio.

L’impressione è che la tragedia della guerra e la gravità della crisi internazionale abbiano tolto ogni margine di manovra per ambiguità, reticenze e doppi giochi. La politica internazionale torna così a definire la politica interna, come abbiamo segnalato settimane fa in un altro editoriale.

   Dunque anche Letta e il Pd dovranno trovare il modo di riconciliare le loro scelte di politica estera con la loro ormai anacronistica strategia di politica interna. Continuare ad insistere con una legge elettorale non proporzionale e continuare soprattutto a sognare l’idillio con Conte e i 5 Stelle appare davvero una contraddizione in termini, al di là ed oltre la valutazione del peso elettorale che hanno ora i grillini.

   Guardare a quei sondaggi che danno i 5 Stelle attorno al 10 per cento (poco sopra o poco sotto) e’ un nonsense politico che Letta e tutto il gruppo dirigente del PD farebbe bene a mettere in testa alle valutazioni su quel che accadrà da qui ad un  anno. Ma e’ soprattutto un non sense insistere – e l’Ucraina e la Russia in questo non c’entrano affatto – con un partito (?) che su tutti i grandi temi ondeggia disperatamente tra linee opposte se non confliggenti con quelle del Pd di Letta. E’ ovvio che la guerra ha fatto deflagrare tutto e il suo prosieguo non fa altro che accentuare quei contrasti ma il PD e’ pronto a cambiare registro e a valutare il cambio di rotta sul proporzionale, viste anche le divergenze palesi che esistono anche sul versante opposto del centrodestra? Letta – noto tifoso del maggioritario ed ulivista antelitteram della prima ora - sapra’ svoltare per il bene del suo partito ma in particolar modo dell’Italia?