PRIMO MAGGIO. Di Vittorio, il Sud e i giovani costretti a lasciarlo

PRIMO MAGGIO. Di Vittorio, il Sud e i giovani costretti a lasciarlo

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Questa giornata permette a ciascuno di noi di tornare con il pensiero all’articolo 1 della Costituzione: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
In questa giornata sarebbe necessario ricordare tanto: i morti nel lavoro, lo sfruttamento e poi la disoccupazione, il precariato infinito. E ancor di più come i morti, lo sfruttamento, la disoccupazione, il precariato stringano in una morsa le regioni del profondo Sud.

Tanti uomini che hanno speso la loro vita per il lavoro, andrebbero citati. Tra questi oggi vogliamo richiamare Giuseppe Di Vittorio, primo segretario della CGIL. Non è semplice ricordare Di Vittorio, proviamo solo a citare alcune parole chiave, perché è impossibile ricordare in poche righe il bracciante della Puglia che ha contribuito, in modo decisivo, a costruire il più grande sindacato unitario europeo all’alba della repubblica.

Unità: Di Vittorio ha visto sempre l’unità delle forze di sinistra come l’elemento chiave per lo sviluppo della democrazia; uno dei pochi dirigenti che riesce a dire no a Stalin nell’accomunare la socialdemocrazia alle famigerate destre nazionalsocialiste;
Indipendenza: ha lavorato per costruire un sindacato unitario e indipendente dai partiti, è riuscito con Grandi (cattolico), e Buozzi (socialista) a gettare le basi, durante la guerra di Liberazione Nazionale, di un sindacato unitario sganciato dai partiti, con l’accordo delle componenti principali del movimento antifascista; non cinghia di trasmissione ma autorevole soggetto sociale.

Nord e Sud: dopo Gramsci è certamente il politico che ha più messo al centro del suo pensiero il rapporto forte e paritario che si deve costruire tra industria ed agricoltura, tra città e campagna, tra Sud e Nord, tra braccianti e operai.

Cultura: patrimonio fondante di ogni uomo e strumento decisivo per la difesa dei diritti, non orpello sovrastrutturale, ma centro di propulsione; strumento per capire e farsi capire meglio e non da utilizzare come strumento classista.

Tanto si dovrebbe dire di Di Vittorio, ma poco si dice. È stato il primo dirigente nazionale della sinistra italiana, dopo la seconda guerra mondiale a porre in modo chiaro il tema del Mezzogiorno vedendolo come opportunità per il Paese e non come zavorra.

Dopo Di Vittorio, tutti i segretari generali sono arrivati dalla FIOM, tranne uno dalla FILCEA, ed uno dai lavoratori poligrafici.
I temi posti con forza da Di Vittorio dovrebbero costituire la base di una riflessione condivisa sul Sud, sul lavoro e sui giovani, temi scomparsi dall’Agenda politica dei Governi nazionali.

L’Italia ha il primato in Europa dei giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano (23%). Il Sud solo nel 2020 ha visto emigrare più di 20.000 laureati. L’Inail ha certificato l’incremento notevole di incidenti nel primo trimestre di quest’anno circa 194.000, rispetto ai circa 128.000 dell’anno scorso, con aumento di mortalità per le donne e per gli under 40. Le regioni del Sud sono quelle a più alto rischio povertà tra tutte le Regioni europee, come certificato dal country report 2019 predisposto dall’UE per l’Italia.

Insieme al concerto del primo Maggio, quest’anno di nuovo a Piazza san Giovanni, forse qualche minuto si potrà dedicare a (ri)vedere, su Raiplay, “Pane e Libertà” la miniserie su Giuseppe Di Vittorio con la colonna sonora di Ennio Morricone. Un Primo Maggio per pensare al lavoro, ai giovani, al Sud.

*Università di Reggio Calabria