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Nord-Sud. Scuola, il Nord, come la Germania; il Sud, dietro la Turchia

Nord-Sud. Scuola, il Nord, come la Germania; il Sud, dietro la Turchia

 nord-sud1   di VITTORIO DANIELE* -

La riforma della scuola infiamma il dibattito politico e sindacale. Il confronto riguarda diversi aspetti: i poteri dei dirigenti scolastici, i meccanismi di valutazione dei docenti, la stabilizzazione dei precari. Non si discute, invece, di un aspetto che, ragionevolmente, dovrebbe essere l’obiettivo ultimo di ogni progetto di riforma del sistema scolastico: la preparazione degli studenti.

Il Programma di valutazione internazionale degli studenti (noto come Pisa), condotto ogni tre anni dall’Ocse, consente di confrontare i risultati scolastici a livello internazionale. I test Pisa valutano le competenze e le conoscenze degli studenti quindicenni in matematica, lettura e scienze. Nel 2012 (ultima rilevazione), il risultato ottenuto dagli studenti italiani nei test di matematica è stato di 485 punti. Si tratta di un valore inferiore a quello medio dei paesi Ocse (494), così come lo sono i punteggi in lettura e in scienze.

Questi dati, seppur non incoraggianti, devono, però, essere considerati con attenzione. Per avere un’idea più precisa di quali siano i risultati degli studenti italiani bisogna guardare, infatti, ai dati regionali, piuttosto che a quelli nazionali. Il motivo è semplice: tra Nord e Sud le differenze nelle competenze degli studenti – per come misurate dai test - sono profonde.

Nel Nord-Est, il punteggio in matematica è di 514 punti, nettamente superiore alla media italiana e a quella Ocse. Nel Sud e Isole, il punteggio è 446. Un divario di ben 68 punti. Per avere un termine di confronto, si consideri che mentre nel Nord il livello è analogo a quello della Germania, nel Sud è più basso di quello della Turchia. Il quadro non cambia quando si considerano le altre due aree: lettura e scienze. Nella lettura, il divario tra Nord-Ovest e Sud e Isole è di 61 punti. I risultati degli studenti di Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia non sono molto distanti da quelli del Cile, cioè di un paese economicamente molto meno sviluppato dell’Italia. Nel Mezzogiorno si concentrano, poi, gli studenti “poveri di conoscenze”, cioè che non superano il primo livello di competenze (in una scala a 6 livelli).

Queste differenze si riscontrano già nei primi anni di scuola. Lo mostrano i risultati dei test Invalsi condotti nella scuola primaria. In Piemonte, il punteggio in matematica nella seconda elementare è di 206 punti, in Calabria di 197, in Campania di 193 punti. Nei test d’italiano, la differenza tra Trentino e Campania è di 18 punti. Anche sotto il profilo delle competenze scolastiche, l’Italia è un paese diviso.

Quali le ragioni? Si potrebbe pensare che la causa sia la qualità dell’istruzione. Fattori qualitativi, tra cui l’efficacia dei percorsi formativi, hanno certamente un ruolo.

Ma esistono anche altre cause. I risultati scolastici sono, infatti, fortemente influenzati sia dai contesti familiari, sia da quelli territoriali di provenienza degli studenti. In un paese duale come l’Italia, non sorprende affatto che le disuguaglianze sociali ed economiche si traducano in disuguaglianze educative. Secondo l’Istat, nel 2013, nel Mezzogiorno, un milione di famiglie viveva in condizioni di povertà assoluta: un’incidenza più che doppia rispetto al Nord. Il 51 per cento delle famiglie con tre o più figli minori viveva, invece, sotto la soglia di povertà relativa. Situazioni di svantaggio che si riflettono negativamente sui percorsi scolastici. Ma la povertà non è solo economica. Povertà significa pure minori opportunità, minori possibilità di accedere a servizi pubblici come quelli sanitari, assistenziali, educativi.

Si pensi, per esempio, agli asili nido. In Calabria e Campania meno del 3 per cento dei bambini al di sotto dei tre anni utilizza servizi per l’infanzia, in Emilia la quota sale al 26 per cento. Eppure, se si guarda alla realtà sociale dei quartieri poveri di Napoli o Palermo, alle aree economicamente marginali della Calabria, si capisce dove maggiori siano le necessità, dove maggiori siano i bisogni. In un circolo vizioso, povertà educativa e povertà economica tendono ad alimentarsi reciprocamente.

I divari nell’istruzione non sono solo sintomo di iniquità, di disuguali opportunità. Rappresentano anche un’insidia, perché sono modalità attraverso le quali povertà e disuguaglianza si trasmettono tra le generazioni. In un paese moderno, la scuola pubblica dovrebbe rappresentare il principale canale di mobilità sociale. L’istruzione è, cioè, fondamentale per la crescita economica e per l’equità sociale.La “buona scuola” è, innanzitutto, quella che produce buoni risultati in termini di competenze e di uguaglianza nelle opportunità.

*UniCz

  

 
 

Matematica

Lettura

Nord-Est

514

511

Nord-Ovest

509

514

Sud

464

475

Sud e Isole

446

453

Italia

485

490

     

Germania

514

508

Turchia

448

475

Media OCSE

494

496

Fonte: OCSE-PISA 2013. Sud comprende: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia; Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.