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L’INTERVENTO. La Calabria tra i furbetti dello scontrino e la repubblica delle manette

L’INTERVENTO. La Calabria tra i furbetti dello scontrino e la repubblica delle manette

scontrino    di MASSIMO ACQUARO

- Alle barricate. E’ l’urlo di una sparuta pattuglia di fan delle manette che immagina, in modo forse non del tutto disinteressato, che siano le toghe ad espugnare definitivamente il potere ed a governare la Calabria.

Capisco qualche commissariamento, ma il commissariato mi sembra una prospettiva insostenibile per la nostra terra.

Primo. L’ex ministro Lanzetta ricorda a Mario Oliverio che la Polverini, già governatore del Lazio, non esitò a dimettersi all’esplodere del caso Batman, ossia del buon Fiorito che gestiva allegramente ed illecitamente i denari del suo gruppo consiliare alla Regione. Il fatto è vero, ma mette in risalto il primo nodo delicato di questa vicenda.

Tutti, dicasi tutti, i consigli regionali (Lazio, Piemonte, Sardegna ect.) che hanno avuto a che fare con Rimborsopoli hanno potuto democraticamente fare piazza pulita: spazzati dai cittadini. Le popolazione di tutte, dicasi tutte, le regioni d’Italia alle prese con eguali vergognose ruberie, hanno visto la magistratura agire con solerzia e tempestività. La Polverini preso atto dello sfascio si è dimessa e Zingaretti governa da un paio d’anni, malgrado gli acciacchi di “Roma Capitale”. Una candidata presidente a elezioni già fissate in Sardegna, s’è dovuto ritirare.

In Calabria questo non è avvenuto ed un Consiglio appena eletto è già impantanato nel fango delle polemiche. Per carità i tempi della giustizia, così dicono gli addetti ai lavori e noi gli crediamo, non sono sintonizzati con quelli della politica. Ci mancherebbe, ma è davvero un destino cinico e baro quello della Calabria che è andata a votare senza che si facessero i conti con i furbetti dello scontrino (anche se i nomi degli indagati erano già venuti fuori oltre due anni or sono nel maggio del 2013) e con gli impresentabili della Bindi.

Anche la presidente della Commissione antimafia, infatti, benché eletta in Calabria alla Camera, è stata poco tempestiva nel suo lavoro, mancando di presentare la famosa lista degli impresentabili solo per la Regione Calabria. La Commissione antimafia avrebbe potuto risparmiare tempo su qualche viaggio in Calabria e dedicarsi al lavoro fatto per la Puglia, la Campania ecc. anche per palazzo Campanella. La Bindi, che in Calabria ha preso tanti voti di preferenza come candidata alle primarie e poi capolista regionale del Pd (chissà quanti mediati dai furbetti dello scontrino!) non ha mai spiegato perché s’è astenuta dal lavoro che ha poi fatto altrove.

La Calabria, lo ripetiamo, ha scarsa fortuna: si becca le reprimende di tutti e poi…

Secondo. Da nessuna parte in Italia si pensa ormai che le manette possano risolvere i problemi economici, sociali e politici che segnano la crisi della società italiana. Renzi lo ha chiarito fermamente, non si tratta della solita altalena tra giustizialismo e garantismo, ma di un principio ben più radicale: la separazione dei poteri a base della Rivoluzione francese. I magistrati, si occupino dei reati; la politica, del governo della società.

In mezzo non c’è più spazio per tifoserie che si augurano di mettere i primi al posto della seconda, per la semplice ragione che il paese crede sempre meno all’idea di una giustizia sganciata da visioni ideologiche, morali e, quindi, politiche sue proprie. Molti ritengono che non sia meglio un governo dei non-eletti: meglio, sempre politici eletti (comunque votati e/o non più votabili se scoperti a filtrare col malaffare) ad un élite di autoproclamati gendarmi della Repubblica (Di Pietro, De Magistris, Ingroia).

La Calabria deve avere ben chiaro questo passaggio e deve non farsi sobillare in queste ore delicate da propositi irrealistici e demagogici. Deve, piuttosto, guardare con animo pronto e vigile alle imminenti novità (se ci saranno e saranno politicamente convincenti) del governo regionale, pretendendo chiarezza, onestà e capacità. Cose elementari che le elezioni di pochi mesi avrebbero potuto contribuire a risolvere se lo scandalo (com’è stato possibile altrove) fosse emerso un po'prima. Ora sembra di essere punto e a capo e la ghigliottina indiscriminata servirebbe a poco ed a pochi.